Delitto e castigo: la lezione di Raffaello Masci

La storia della “signora di Viareggio” ha scatenato le reazioni più diverse, facendo emergere la rabbia endemica per il clima di insicurezza in cui il Paese è sprofondato e portando in superficie persino manifestazioni di solidarietà verso la “povera donna”.
Ai tanti “ha fatto bene” o – ancor peggio – “lo avrei fatto anch’io”, c’è anche chi ha voluto ricordare episodi analoghi per la fattispecie criminale ma totalmente divergenti per la reazione della vittima.
Un carissimo amico, Gianmarco, leggendo il mio precedente editoriale mi ha chiamato per raccontarmi un episodio che aveva visto protagonista una delle persone più generose che si siano mai viste. Al “ma la sai la storia di Raffaello e del ladruncolo?” è seguita una narrazione che sembrava strappata via da una fiaba…
Raffaello Masci, grande giornalista de La Stampa che purtroppo il Signore ha voluto chiamare a sé molto prima del previsto per una maledetta polmonite, una sera rientra a casa e si accorge che la porta di ingresso è stata forzata. Varca l’uscio nella consapevolezza di trovarsi di fronte ad una spiacevole sorpresa e – accesa la luce – si trova davanti uno “zingarello” che lo guarda come il gatto di Shreck con gli occhi spalancati e imploranti.
Il bimbo (sicuramente non cresciuto con institore, maggiordomo e governante) dopo una breve silente pausa si guarda attorno, vede una finestra e cerca la fuga.
Raffaello lo afferra per un braccio mentre il piccolo malfattore cerca di scavalcare l’apertura dell’infisso.
“Dove vai? Ma sei matto? Vuoi romperti l’osso del collo?” gli strilla con energia e aggiunge “Esci da dove sei venuto…” mostrandogli la porta ancora aperta.
Mentre il giovincello sta per imboccare la liberatoria uscita Raffaello lo riacciuffa e gli dice “Aspetta un attimo…”.
Estrae il portafogli dalla tasca, prende una banconota da 50 auro e la mette in mano al ragazzino, fissandolo negli occhi quasi lo sguardo volesse essere il riassunto della “lezione”.
Non era un premio, ma solo la dimostrazione che la vita può riservare cose inaspettate, può dar prova che il bene vince sul male, può far capire che non mancano le occasioni per cambiare, può insegnare ad essere migliori.
Se Raffaello era un angelo in attesa di volare in Paradiso, non preoccupiamoci di non avere le ali che forse lui nascondeva sotto la giacca. Limitiamoci a custodire il suo esempio.

Umberto Rapetto Generale GdF – Fondatore e per dodici anni comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico