Se qualcuno pensa che con azioni velleitarie come quelle viste ieri in via del Tritone si possa contrastare efficacemente il decreto sicurezza, o in generale le politiche repressive del governo, siamo di fronte alla riproposizione di metodi ormai semplicemente inutili.
Oltretutto, così facendo, non si genera alcun consenso popolare: il giusto e necessario contrasto al decreto sicurezza e alla destra resta confinato tra il ceto politico e gli attivisti sociali. Non si coglie, ed è grave, che la posta in gioco non è solo il conflitto con il potere, ma una precisa idea di società: una società in cui la repressione colpisce chi è già in difficoltà, come le famiglie sfrattate o gli occupanti senza alternativa.
Gli attivisti, da sempre, mettono in conto denunce e anni di carcere. Ma oggi, il governo non minaccia più solo chi organizza picchetti antisfratto: ora colpisce direttamente le famiglie che non lasciano le case perché non hanno dove andare. Questo andrebbe spiegato con forza, andrebbe portato tra la gente. Invece, ci si ferma ancora al ceto politico e alle solite scaramucce con la polizia.
E attenzione: le manganellate prese da Luca Blasi dalla polizia, colpito in volto mentre cercava di mediare, restano inaccettabili. Sempre. A prescindere dal giudizio sull’efficacia politica della piazza. Il confronto non può tollerare la violenza, soprattutto contro chi è lì proprio per evitare lo scontro.
Servirebbe costruire un vero contrasto popolare. E invece lasciamo campo libero a Meloni e compagnia, che intanto raccolgono consenso. Così non si va da nessuna parte.
Oggi, nel terzo millennio, non servono avanguardie minoritarie che si scontrano frontalmente con la polizia prendendole di santa ragione. Servirebbe una retroguardia larga, popolare, che stia dietro e insieme a quei duecento coraggiosi che ieri si sono fatti manganellare. Ma dietro di loro, non c’era niente. Questo, per noi, è il vero punto di debolezza.
Possibile che nel 2025 il conflitto si riduca ancora a duecento persone contro un cordone di polizia, mentre Meloni domina la scena mediatica con una propaganda che raggiunge milioni? Stiamo messi male.
Massimo Pasquini e Gianluca Cicinelli per la redazione di Diogene


