Perdonerete se vi rompo le scatole ancora insistendo sulla necessità di un’astensione attiva, di un boicottaggio elettorale. Tra l’altro, se siete tra quelli che amano Mario Draghi, non volendo dare retta a me date retta a lui, che ha dichiarato ieri, dal meeting di Cl, che chiunque vinca le elezioni, qualsiasi governo uscirà fuori, l’Italia ce la farà. Prendetevela con lui quindi, semmai, se proprio dovete trovare il capro espiatorio di una situazione ormai irrecuperabile elettoralmente.
Anche io conosco persone che meritano il voto come persone. Per esempio se abitassi a Sesto S.Giovanni neanche ci penserei un attimo e andrei direttamente a votare per Emanuele Fiano del Pd contro Isabella Rauti all’uninominale perchè ha un richiamo morale fortissimo come scontro. Oppure a Roma metterei una crocetta dove si presenta Sara Zuffardi per Unione Popolare, che rappresenta l’attivismo contemporaneo che deve spazzare via quei vecchi tromboni che stanno dentro l’Unione Popolare, oppure dove sta Enrico Calamai,che ha messo in salvo più di trecento perseguitati dal regime militare argentino.
Ma tutti, credo, conosciamo persone comunque degne di stima che stanno in liste che non meritano stima. E quindi?
L’astensione attiva in questa fase deve avere un obiettivo preciso da cui si può far ripartire anche una presenza istituzionale solo successivamente: prendere atto di tutto quanto si muove al di fuori del Parlamento. Rendere visibile la società incivile e portarla dinanzi agli occhi di tutti.
Mai come oggi il conformismo, che è in sostanza il rispetto delle regolette che favoriscono i forti, mai come oggi il conformismo sta espellendo la ribellione dal corpo sociale. E questo è oltre che anti democratico proprio contro natura, un fisico potrebbe spiegarlo bene, illustrando come a una forza che agisce corrisponda una forza che gli si contrappone. Se pensiamo alla forza politica soltanto come una forza elettorale oggi sembrerebbe il contrario.
Siete mai stati a Tor Bella Monaca o all’Albuccione o a Quartaccio o alle Bastogi? Non passando con la macchina intendo, ma abitandoci o frequentando qualcuno che abita là. Conosco la periferia romana ma troppe ce ne stanno ovunque. Se voi poteste conoscere quelle realtà lì, quando pronunciate la parola “legalità”, che tanto piace a tutti associare al bisogno di mettere in galera quanta più gente possibile, vi accorgereste di quanto è ormai vuota quella parola. di quanto la coazione a delinquere in quei territori dovrebbe farvi cambiare idea sulla materialità della vita di decine di migliaia di persone.
Se i miei amici “rivoluzionari” fossero onesti e non si limitassero all’omertà malavitosa che deriva dai gruppi, armati e non, degli anni ’70, per cui sarebbe un infame chiunque si rivolga alla polizia o allo stato per chiedere aiuto, metterebbero in piedi interventi sociali in quelle aree. Rischierebbero la pelle però, per questo non ci mettono più piede e fanno un cartelletto elettorale senza futuro oltre che senza presente.
La vita mi ha regalato la possibilità di vivere a lungo in quartieri come quelli, non parlo per sentito dire. Sono stato costretto a scappare, perchè inviso ai malavitosi locali, mica perchè pensavano che potessi nuocergli, semplicemente perchè comunque alla fine non ero dei “loro”. Mangiavamo insieme, bevevamo insieme, fumavamo insieme, ma alla fine non ero dei “loro”. E gli serviva la casa dove abitavo perchè era al piano terra, ottimamente posizionata per lo spaccio. Io e la mia compagna di allora siamo stati pedinati a volto scoperto per mesi dai mafiosi dell’Albuccione, come intimidazione affinchè lasciassimo la casa affittata qualche mese prima. Non ne parlo per raccontare la mia poco noiosa vita, ma per spiegare quanti mondi esistono totalmente al di fuori della politica, del controllo delle istituzioni, dai discorsi della gente “perbene”, veri e propri contropoteri territoriali.
Altro che trattativa Stato-Mafia, se le persone che abitano lì non avessero fatto tutti i giorni la loro trattativa con la criminalità per poter vivere in pace, non otterrebbero nemmeno la parziale tregua per far entrare nel quartiere assistenti domiciliari per i figli con problemi, roulotte che danno siringhe sterili, e pochi altri coraggiosi, altri precari oltretutto, e non per caso, che portano generi di prima necessità, beneficenza più che servizi. Qualche associazione culturale che porta teatro, qualche corso di formazione artistica, ma davvero poco altro. Se quei cittadini non avessero fatto un tacito patto di non vedere e non denunciare quanto succede sotto i loro occhi, non potrebbero più nemmeno uscire di casa per fare la spesa.
Quando voi andate a votare siete costretti a fare finta che quelle realtà lì non esistano, altro che Draghi o Pnrr o Unione Europea. Per sentirvi con la coscienza in pace dovete far finta che un quarto di cittadini italiani che abitano nelle cinture periferiche delle varie città siano dei fantasmi alla cui esistenza qualcuno crede e qualcuno no.
Io non ho intenzione di rendermi mai più complice di questa omissione di milioni di cittadini dal dibattito sulla politica italiana. Non mi sento migliore di chi vota per questo, ma ancora cerco una strada politica per evitare che vinca quella gran voglia di spaccare tutto che devo contrastare ogni giorno dentro di me. Quando torneremo a parlare della vita vera sarò in prima fila, ma adesso mi rifiuto di partecipare a questo teatrino borghese. Riportiamo sulla scena la società incivile con i suoi milioni di problemi e poi avremo qualcosa di concreto di cui parlare. Io so farlo soltanto con le parole e questo strumento uso a costo di essere molto noioso.


