Crisi in Reform UK: via il moderato, resta l’odio sociale

La notizia è arrivata come una bomba: Zia Yusuf, presidente di Reform UK, si è dimesso. Non con una conferenza stampa né con una spiegazione articolata, ma con un post secco e amaro: “Non credo più che lavorare per far eleggere un governo riformista sia un buon uso del mio tempo”.

Un addio che pesa, perché Yusuf non era una figura qualunque. Imprenditore di successo, giovane, musulmano, e presentato da Farage stesso come “una persona di enorme talento”, aveva lavorato negli ultimi 11 mesi per trasformare un partito rabbioso e confuso in una macchina elettorale organizzata. Aveva raddoppiato i consensi, quadruplicato gli iscritti e portato Reform UK a risultati elettorali significativi.

A scatenare la rottura è stata una proposta di Sarah Pochin, deputata appena eletta con Reform UK, che ha chiesto al Parlamento di vietare il burqa. Yusuf ha bollato la dichiarazione come “stupida” e contraria al programma ufficiale. Ma invece di essere difeso dal vertice del partito, è stato lasciato solo. Il capogruppo Lee Anderson lo ha smentito pubblicamente, rilanciando il divieto del burqa come necessario. A quel punto, la frattura era irreparabile.

Farage: il burattinaio che non controlla più i fili
Nigel Farage, dopo l’exploit elettorale del 2024 e l’ingresso trionfale in Parlamento, ha mantenuto un profilo più basso. Ma resta il vero leader del partito. È lui che lo ha fondato, rilanciato, difeso a oltranza, ed è lui che continua a ispirare — direttamente o indirettamente — la sua deriva ideologica.

Farage ha elogiato Yusuf fino all’ultimo, ma non ha mai difeso pubblicamente la sua posizione sul burqa. Come spesso accade, ha lasciato che il caos consumasse i suoi uomini, senza sporcarsi le mani, ma senza nemmeno opporsi all’estremismo che prende piede tra le file di Reform UK.

E così oggi Reform UK si ritrova in bilico tra due anime: quella “professionale” e normalizzante di Yusuf, e quella xenofoba, aggressiva e ideologicamente tossica rappresentata da Pochin, Anderson e da candidati ancora più estremi.

“Zia Yusuf addresses Reform UK 30th June 2024 – Birmingham NEC (Cropped” by Z979 is marked with CC0 1.0.

Un partito che si radicalizza: retorica e legami pericolosi
Dai proclami sul burqa alle “battaglie identitarie” contro il multiculturalismo, il linguaggio di Reform UK ha assunto toni sempre più vicini alla destra razzista europea. Secondo un’inchiesta di Novara Media, alcuni candidati del partito hanno legami con gruppi fascisti britannici, come la “New British Union” di Gary Raikes, che si ispira apertamente all’Unione Britannica dei Fascisti di Oswald Mosley.

Certo, Farage non indossa uniformi nere né saluta con il braccio teso, ma il clima che si respira ricorda da vicino quello dei primi anni ’30. Come Mosley, Farage è un uomo solo al comando, alimentato dalla frustrazione popolare, che usa il linguaggio della nazione ferita per indirizzare il malcontento verso gli stranieri, i musulmani, i poveri.

E come la BUF, anche Reform UK oscilla tra il populismo elettorale e il culto del leader, tra i discorsi rassicuranti e le simpatie per personaggi e temi dell’estrema destra.

Mosley e Farage: analogie (e differenze) che inquietano
A onor del vero, ci sono differenze importanti: Mosley era dichiaratamente fascista e voleva abbattere la democrazia parlamentare. Farage, per ora, gioca il gioco delle urne. Ma entrambi si sono circondati di militanti rabbiosi, entrambi hanno scatenato campagne contro gli immigrati, entrambi hanno prosperato grazie al mito del declino nazionale e al rifiuto delle élite.

Mosley urlava contro gli ebrei, Farage si è costruito un impero mediatico urlando contro i migranti e l’Unione Europea. Entrambi hanno saputo trasformare il rancore in voto. E oggi, come allora, le idee che sembravano marginali stanno conquistando spazi centrali nel dibattito politico britannico.

Razzismo, paura e potere: il vero volto di Reform UK
Le dimissioni di Yusuf rivelano quello che molti sospettavano: Reform UK non è semplicemente un partito “contro il sistema”. È una piattaforma fragile, attraversata da contraddizioni e populismo, dove i messaggi islamofobi trovano sempre più spazio, e dove l’estremismo non è un incidente di percorso, ma un sintomo strutturale.

E mentre Farage si mostra dispiaciuto, il partito perde la sua unica voce moderata, l’unica figura capace di tenere insieme le ambizioni istituzionali e il consenso di protesta. Ora resta solo il rumore: quello delle frasi a effetto, dei tweet incendiari, delle sparate televisive.

Reform UK non è ancora la BUF — ma se nessuno si oppone alla sua deriva, la storia rischia di ripetersi, anche senza camicie nere.

“Nigel Farage” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA 2.0.