La “cooling poverty”, o povertà da raffreddamento, è una forma di disagio climatico che emerge con sempre maggiore urgenza, soprattutto in un mondo in rapido riscaldamento. In Italia, questa realtà si manifesta particolarmente durante le estati torride, quando le temperature raggiungono picchi estremi.
La mancanza di condizionatori d’aria adeguati nelle abitazioni delle fasce più vulnerabili della popolazione porta a conseguenze gravi sulla salute e sul benessere, in particolare tra anziani, bambini e persone con malattie croniche.
Tuttavia, il problema della cooling poverty non si limita alla semplice assenza di apparecchi di raffreddamento. Coinvolge anche la pianificazione urbanistica, la qualità degli edifici e delle abitazioni, e le politiche di sanità pubblica.
Le città italiane, con i loro centri storici spesso caratterizzati da edifici antichi e poco ventilati, sono particolarmente vulnerabili. La mancanza di aree verdi e la prevalenza di superfici asfaltate e cementificate contribuiscono ulteriormente all’effetto “isola di calore urbana”, aggravando il problema.
A livello globale, la cooling poverty colpisce sia i Paesi ricchi che quelli in via di sviluppo, seppur con dinamiche diverse. Nei Paesi ricchi, come gli Stati Uniti e gran parte dell’Europa, l’accesso ai condizionatori è più diffuso, ma persistono sacche di popolazione che non possono permettersi i costi dell’energia elettrica necessaria per il loro funzionamento.

La crisi energetica in corso e l’aumento dei prezzi dell’energia rendono questa situazione ancora più critica.
Nei Paesi in via di sviluppo, la cooling poverty assume forme più estreme. In India, per esempio, dove le temperature possono superare i 50 gradi Celsius, milioni di persone vivono senza accesso a sistemi di raffreddamento adeguati.
La mancanza di infrastrutture energetiche e l’alto costo dei condizionatori rendono impossibile per molte famiglie trovare sollievo dal calore estremo. La situazione è simile in Africa sub-sahariana e in molte parti del Sud-est asiatico, dove le ondate di calore sono in aumento sia in frequenza che in intensità.
La cooling poverty ha conseguenze dirette sulla salute pubblica. Le alte temperature sono associate a un aumento dei colpi di calore, delle malattie cardiovascolari e respiratorie, e delle morti premature.
Nei Paesi poveri, le strutture sanitarie spesso non sono attrezzate per affrontare queste emergenze, aggravando ulteriormente la situazione.
Le soluzioni alla cooling poverty richiedono un approccio integrato che includa la promozione di edifici energeticamente efficienti, la creazione di spazi verdi urbani, e l’accesso a tecnologie di raffreddamento sostenibili ed economiche.
Politiche energetiche mirate, incentivi economici e una pianificazione urbanistica consapevole del clima sono fondamentali per affrontare questa sfida.
In conclusione, la cooling poverty è una problematica complessa che richiede l’attenzione coordinata di governi, urbanisti, ingegneri e operatori sanitari.
Solo attraverso un impegno collettivo e globale sarà possibile garantire un futuro in cui nessuno debba soffrire per la mancanza di un ambiente fresco e sicuro.



