Congo, milioni ai mercenari in un Paese alla fame

Un’imboscata sugli altipiani del Congo orientale ha riportato alla luce gli affari militari di Erik Prince, fondatore di Blackwater (compagnia di mercenari tristemente nota dal 2007, quando suoi uomini uccisero 17 civili iracheni a Baghdad) e sostenitore di Donald Trump. Il 17 settembre, nel Sud Kivu, un gruppo di contractor al servizio del governo congolese è stato attaccato durante un’operazione militare. Almeno venti persone sono rimaste uccise o ferite.

Tra i feriti figura Tim Kennedy, ex Berretto Verde statunitense e combattente professionista di arti marziali miste. È morto anche Justin Conaglen, ex appartenente alle forze speciali neozelandesi. L’episodio ha rivelato quanto si sia ampliato il ruolo delle compagnie militari private straniere nella guerra che devasta l’est della Repubblica Democratica del Congo.

La presenza di Prince non è clandestina né costituisce un’iniziativa militare autonoma contro le autorità congolesi. È stato il governo del presidente Félix Tshisekedi a ingaggiarlo, attraverso la società Vectus Global, per recuperare il controllo sulle entrate prodotte dall’immenso patrimonio minerario nazionale.

Alla fine del 2024 Prince ha ottenuto un contratto quinquennale per servizi di sicurezza e attività legate al settore estrattivo, dal valore potenziale di centinaia di milioni di dollari. L’accordo rispondeva inizialmente a un problema concreto: le frodi e il contrabbando minerario sottraggono ogni anno allo Stato congolese entrate stimate in miliardi di dollari.

L’incarico prevedeva quindi attività di controllo delle risorse, digitalizzazione dei registri minerari e contrasto alle irregolarità fiscali. Prince ha messo a disposizione personale specializzato, tra cui ex militari occidentali. Ma la debolezza dell’esercito nazionale e l’avanzata dei ribelli hanno progressivamente trasformato questa collaborazione economica in una partecipazione diretta al conflitto.

Tra gennaio e febbraio 2026, gli uomini di Vectus sono stati impiegati a sostegno delle forze governative nella città strategica di Uvira, vicino al confine con il Burundi, dopo il ritiro dei ribelli sostenuti dal Ruanda. Hanno utilizzato droni e collaborato alle operazioni di sicurezza dell’esercito congolese.

Il passaggio è fondamentale per comprendere la natura dell’accordo. Il governo di Kinshasa non ha assunto soltanto consulenti per recuperare tasse, ma ha finito per utilizzare una struttura militare privata straniera nelle operazioni contro i ribelli. I contractor non sostituiscono formalmente l’esercito congolese e non costituiscono un contingente ufficiale americano. Operano al suo fianco, fornendo competenze, tecnologia e personale combattente.

Restano poco chiari, però, la catena di comando, le regole d’ingaggio e i meccanismi di responsabilità in caso di violazioni. Anche le dimensioni effettive del contingente militare non sono pubblicamente accertate. L’imboscata di settembre dimostra comunque che questi uomini partecipano ad attività di guerra e ne subiscono le conseguenze.

Il ricorso ai mercenari nasce dalle difficoltà di uno Stato che fatica a esercitare il controllo sul proprio territorio. Il principale avversario nell’est è il Movimento del 23 marzo, M23, una formazione ribelle sostenuta militarmente dal Ruanda secondo le Nazioni Unite.

Dopo aver conquistato Goma e Bukavu nel 2025, i ribelli hanno consolidato il controllo su vaste aree delle province del Nord e Sud Kivu, territori strategici anche per le ricchezze minerarie. Kigali nega il proprio sostegno militare, ma le accuse internazionali riguardano persino la partecipazione diretta di reparti ruandesi alle operazioni.

By VOA – YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=C-LjoZ80u_w – View/save archived versions on archive.org (Archive), Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22924974

L’M23 non è una milizia jihadista. Le sue origini sono legate alle tensioni politiche ed etniche seguite al genocidio ruandese del 1994. Nell’est congolese agiscono però anche organizzazioni jihadiste, in particolare le Allied Democratic Forces, ADF, affiliate allo Stato Islamico, responsabili di attacchi e massacri soprattutto nel Nord Kivu e nell’Ituri. Si tratta di conflitti differenti, che si sovrappongono alla presenza di decine di altre formazioni armate e aggravano l’insicurezza della popolazione civile.

La guerra, inoltre, non può essere separata dagli interessi economici. Il Congo possiede enormi riserve di rame, cobalto, oro, tantalio e litio, materie prime fondamentali per l’industria elettronica, energetica e militare. La Cina occupa una posizione dominante in diverse attività estrattive e nelle filiere di lavorazione dei minerali strategici.

Gli Stati Uniti cercano di rafforzare la propria presenza economica e nel dicembre 2025 hanno concluso accordi con Kinshasa per favorire l’accesso americano alle risorse del Paese. Il sostegno alla stabilizzazione del Congo si intreccia così con la competizione internazionale per il controllo delle materie prime.

La contraddizione più evidente è nelle condizioni della popolazione. Secondo la Banca Mondiale, nel 2025 l’81,1% dei congolesi viveva sotto la soglia internazionale di povertà di tre dollari al giorno, calcolata a parità di potere d’acquisto. Il settore minerario sostiene la crescita economica nazionale, ma crea relativamente poca occupazione e distribuisce benefici limitati al resto dell’economia. Un Paese indispensabile alle industrie tecnologiche mondiali rimane così tra i più poveri del pianeta.

La crisi umanitaria è altrettanto drammatica. Secondo i dati delle Nazioni Unite ripresi dalla Commissione europea, nel 2026 almeno 14,9 milioni di persone necessitano di assistenza e 26,6 milioni affrontano condizioni di insicurezza alimentare acuta. Gli sfollamenti provocati dai combattimenti, la distruzione delle attività agricole e le epidemie aggravano una povertà già strutturale. Mentre il governo cerca investitori stranieri e finanzia servizi militari privati, milioni di cittadini non dispongono delle risorse necessarie per alimentarsi e curarsi.

Prince rappresenta una figura particolarmente controversa in questo scenario. La sua precedente società Blackwater è legata al massacro di civili iracheni a Baghdad nel 2007. Sostenitore di Trump, del quale è anche un finanziatore politico, Prince ha difeso pubblicamente il ritorno a forme di intervento imperiale occidentale nei Paesi africani.

Le autorità statunitensi sostengono che le sue operazioni in Congo siano attività private e negano di aver stipulato contratti governativi con lui. Non è quindi dimostrato ufficialmente che agisca per conto della Casa Bianca, anche se le sue attività si inseriscono in un contesto favorevole all’espansione degli interessi economici americani.

Il governo Tshisekedi, dal canto suo, non è semplicemente vittima delle interferenze straniere. Ha scelto di affidare a operatori privati funzioni che riguardano direttamente la sicurezza nazionale e la gestione delle entrate minerarie. Una scelta che può essere spiegata con l’incapacità delle forze armate di contenere l’avanzata ribelle, ma che solleva interrogativi sulla dipendenza crescente dello Stato da interessi militari e commerciali esterni.

Se il medesimo contractor si occupa di proteggere territori, contrastare ribelli e recuperare risorse economiche, il confine tra interesse pubblico e profitto privato diventa particolarmente delicato.

La vicenda di Prince mostra così un ulteriore capitolo della lunga storia congolese di sfruttamento delle risorse e ingerenze straniere. Le ricchezze del sottosuolo attirano imprese, potenze economiche e compagnie militari, mentre il loro controllo alimenta rivalità e conflitti. Il governo cerca di difendere la propria sovranità acquistando servizi armati dall’estero, finendo però per dipendere da soggetti che rispondono anche a interessi commerciali.

Nel Congo della grande ricchezza mineraria e della povertà di massa, la guerra è soltanto un servizio da comprare. E mentre governi, ribelli e contractor si contendono territori e risorse, la popolazione continua a pagare un prezzo che nessuno dei contratti milionari sembra destinato a risarcire.

By Christian Ursilva – Erik Prince, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=167078726