Belgio, esercito raddoppiato nel 2035 e società divisa

Il ministro della Difesa Theo Francken ha annunciato che nel 2026 saranno aperti 4.800 nuovi posti nelle Forze Armate: un record. L’obiettivo è raddoppiare la forza lavoro entro il 2035, portando l’esercito a 34.500 militari, con migliaia di riservisti e civili a supporto. L’interesse non manca: in media, arrivano quattro candidature per ogni posizione.

A prima vista, è la fotografia di un Paese che si rafforza, in linea con gli impegni NATO sull’aumento della spesa militare. Ma dietro i numeri si intravede una tensione crescente. Bruxelles si è impegnata a portare il bilancio della difesa al 2% del PIL, un salto che peserà sul bilancio statale e rischia di sottrarre risorse ad altri settori già fragili: dalla sanità all’istruzione, fino al welfare. Economisti e sindacati parlano apertamente di “effetto cannibale”, con la spesa militare destinata a diventare un vincolo strutturale.

Non si tratta solo di bilanci. La società belga discute ormai apertamente della militarizzazione dello spazio pubblico. Negli ultimi mesi sono riemerse le proposte di riportare i soldati a pattugliare le strade di Bruxelles, come accadde dopo gli attentati terroristici. Una scelta che suscita dubbi: segno di sicurezza o di un Paese che normalizza la presenza dei militari nella vita quotidiana?

“Fête nationale belge à Bruxelles le 21 juillet 2016 – Armée belge (Défense) 07” by Domaine public is marked with CC0 1.0.

La politica alimenta il dibattito. Ai diciassettenni è arrivata una lettera che propone un anno di servizio militare volontario retribuito: una “chiamata” a cui nel 2026 risponderanno i primi 500 giovani. Un esperimento che, se ampliato, potrebbe coinvolgere fino a 7.000 ragazzi l’anno. Per i sostenitori, un’opportunità formativa; per i critici, un altro passo verso l’assorbimento dei giovani in un sistema che offre poche alternative civili.

Intanto, dentro le caserme, quasi un militare su due è sovrappeso: dato che racconta meglio di ogni slogan quanto la macchina bellica debba ricostruirsi non solo in termini numerici, ma anche di efficienza reale.

Il Belgio si trova così davanti a un bivio. Da un lato, un esercito che cresce e si modernizza, in sintonia con le pressioni internazionali. Dall’altro, una società che si interroga su quanto questa corsa alle armi rischi di pesare sul futuro collettivo, tra bilanci più fragili e spazi civili che si restringono. Perché la forza di un Paese non si misura soltanto in caserme piene, ma anche nella capacità di garantire scuole, ospedali e diritti.

“Fête nationale belge à Bruxelles le 21 juillet 2016 – Armée belge (Défense) 14 (cropped)” by Domaine public is marked with CC0 1.0.