lunedì, Gennaio 19, 2026

Assange è libero, la stampa molto meno

Julian Assange sembra ormai vicino alla libertà, in queste ore dovrebbe già aver raggiunto l’Australia, in seguito a un accordo con la procura statunitense, un risultato atteso da tempo che mette finalmente fine a un’ingiustizia insopportabile.

Dal punto di vista umanitario, questa è una notizia positiva, considerando le sue precarie condizioni di salute e gli anni trascorsi in detenzione. Tuttavia, questa risoluzione pragmatica lascia un retrogusto amaro, evidenziando problematiche più profonde riguardo alla libertà di stampa.

Assange è pronto a dichiararsi colpevole di un’accusa che criminalizza essenzialmente il lavoro giornalistico: l’acquisizione e la pubblicazione non autorizzata di informazioni militari segrete degli Stati Uniti.

Questa accusa riguarda la pubblicazione di migliaia di documenti segreti ottenuti da Chelsea Manning, documenti che rivelavano crimini di guerra statunitensi in Iraq e Afghanistan.

Sebbene non sia stato dimostrato che Assange abbia aiutato attivamente Manning a ottenere questi documenti, il ruolo di Wikileaks nella loro diffusione è indiscusso.

Un dibattito che ha accompagnato la vicenda è la responsabilità di Wikileaks nel proteggere i nomi e i dettagli che avrebbero potuto mettere in pericolo le persone. Tuttavia, l’indignazione di Washington per le rivelazioni imbarazzanti non sarebbe stata attenuata nemmeno con pratiche di pubblicazione più sensibili.

“Free Julian Assange – Free Bradley Manning – Support Wikileaks” by John Englart (Takver) is licensed under CC BY-SA 2.0.

Le pubblicazioni di Wikileaks hanno esposto verità scomode, provocando reazioni forti, come le fantasie di eliminare Assange espresse dall’allora Segretario di Stato Hillary Clinton.

Dopo quasi quindici anni di persecuzione, inclusi oltre cinque anni in un carcere di massima sicurezza, una soluzione pragmatica sembra imminente. Assange potrebbe essere rilasciato e tornare in Australia in pochi giorni, un atto che potrebbe letteralmente salvargli la vita. Questo rappresenta una vittoria sul piano umanitario, ma non risolve il problema più ampio della libertà di stampa.

La vicenda Assange ha messo in luce una minaccia persistente alla libertà di stampa, una preoccupazione sollevata sin dall’inizio del suo processo. La sua persecuzione e quella di Chelsea Manning contrastano con l’impunità di coloro che hanno commesso le violazioni dei diritti umani documentate.

Questo pone un serio problema di credibilità per il governo degli Stati Uniti e l’intero Occidente, che si dichiarano difensori di un “ordine mondiale basato su regole”.

Le organizzazioni per i diritti umani e i media hanno il dovere di continuare a criticare e vigilare, anche quando Assange sarà finalmente libero. La sua vicenda non deve far dimenticare le ingiustizie ancora irrisolte e la necessità di una protezione più robusta per il giornalismo investigativo.

La lotta per la libertà di stampa deve proseguire, garantendo che chi rivela la verità non venga perseguitato, mentre chi viola i diritti umani venga chiamato a rispondere delle proprie azioni.

“Julian Assange” by Mataparda is licensed under CC BY 2.0.

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