Nei magazzini Amazon, dietro l’efficienza del colosso dell’e-commerce, si cela una realtà fatta di ritmi di lavoro estremi e tassi di infortuni allarmanti. A svelarlo è un’indagine condotta dal Senato statunitense, guidata dal senatore Bernie Sanders, che mette nero su bianco come l’azienda sia consapevole del legame tra le proprie rigide quote di produttività e l’aumento delle lesioni tra i dipendenti.
Nonostante studi interni abbiano evidenziato la pericolosità di superare determinati limiti di movimenti ripetitivi, Amazon ha scelto di ignorare le raccomandazioni, anteponendo le prestazioni aziendali alla sicurezza dei lavoratori.
Secondo documenti interni citati dai quotidiani britannici, progetti come Elderwand e Soteria hanno dimostrato che superare un ritmo di circa 216 movimenti all’ora durante turni di 10 ore porta a un’impennata degli infortuni.
I dipendenti Amazon, però, spinti dalle aspettative aziendali, arrivano spesso a superare i 266 movimenti all’ora. I report suggerivano di introdurre pause supplementari e di sospendere le sanzioni disciplinari per chi non raggiungeva gli obiettivi di produttività. Ma queste proposte, secondo quanto scoperto dall’indagine, sono state respinte dai vertici aziendali per evitare cali nelle performance.
“Amazon continua a mettere i profitti davanti alla salute dei lavoratori, ignorando raccomandazioni chiare che avrebbero potuto ridurre drasticamente i tassi di infortunio”, ha dichiarato Bernie Sanders, figura centrale nella battaglia per i diritti dei lavoratori. La denuncia del senatore si basa anche su dati che mostrano come i tassi di infortunio nei magazzini Amazon siano quasi il doppio rispetto alla media del settore.
Amazon, dal canto suo, ha rigettato le accuse con un comunicato ufficiale, definendo il rapporto del Senato “inaccurato, obsoleto e decontestualizzato”. Kelly Nantel, portavoce dell’azienda, ha sottolineato che Amazon avrebbe migliorato i propri tassi di sicurezza negli ultimi anni, respingendo ogni collegamento diretto tra ritmi di lavoro e infortuni.

La società, inoltre, cita una recente sentenza nello Stato di Washington che ha respinto accuse simili, anche se l’ente regolatore ha già annunciato un ricorso.
La risposta di Amazon non convince del tutto, soprattutto alla luce della lunga storia di controversie anti-sindacali. L’azienda è stata spesso accusata di reprimere i tentativi di sindacalizzazione e di adottare misure aggressive contro i lavoratori che provano a far sentire la loro voce.
Sanders, che più volte ha criticato Amazon per le sue politiche aziendali, ha rimarcato come questa situazione sia il risultato di una cultura del lavoro che tratta i dipendenti come “ingranaggi sacrificabili di una macchina produttiva”.
Il rapporto del Senato solleva anche interrogativi su come Amazon gestisce le cure mediche per i propri lavoratori. Secondo l’indagine, l’azienda avrebbe scoraggiato i dipendenti dal rivolgersi a strutture esterne, indirizzandoli invece verso centri interni spesso limitati al primo soccorso. Ciò avrebbe aggravato il rischio di lesioni a lungo termine, negando ai lavoratori la possibilità di ricevere cure adeguate.
Mentre Amazon difende le proprie pratiche e sostiene di aver investito milioni di dollari per migliorare la sicurezza, la realtà nei magazzini sembra raccontare un’altra storia. I dipendenti continuano a riferire di ritmi insostenibili e della costante paura di subire sanzioni disciplinari per non aver raggiunto gli obiettivi di produzione.
“I lavoratori meritano dignità e sicurezza, non condizioni che mettono a rischio la loro salute”, ha concluso Bernie Sanders. Le critiche contro Amazon si fanno sempre più dure, mentre emergono prove di un sistema che, pur di mantenere livelli record di produttività, sembra sacrificare il benessere fisico dei suoi dipendenti.



