Aiuti al Mozambico, Meloni si prende meriti di 40 anni fa

Durante le celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno presso l’Ambasciata d’Italia a Maputo, l’ambasciatore Gabriele Annis ha affermato che l’Italia ha donato al Mozambico “oltre un miliardo di euro negli ultimi anni”, sottolineando il ruolo della cooperazione come leva fondamentale per lo sviluppo del Paese africano. Una dichiarazione che, al netto delle buone intenzioni, merita un’analisi attenta — e soprattutto, onesta.

Sì, l’Italia ha donato un miliardo. Ma dal 1982.
La cifra complessiva è corretta: secondo i dati ufficiali, dal 1982 l’Italia ha donato circa 890 milioni di euro in fondi a dono al Mozambico, attraverso programmi di cooperazione allo sviluppo, infrastrutture, agricoltura, sanità e educazione. A questi si aggiungono fondi privati e investimenti misti, portando la stima globale poco oltre il miliardo di euro.

Ma — ed è un ma importante — questa somma copre oltre 40 anni di cooperazione. Una storia lunga, avviata molto prima del governo attuale, e costruita attraverso un impegno trasversale di governi, ONG, tecnici, volontari e imprese italiane.

E allora: quanto ha donato il governo Meloni al Mozambico?

La quota Meloni: meno dello 0,5% del totale
Analizzando le fonti ufficiali, sotto il governo Meloni (in carica dal novembre 2022), il totale degli aiuti italiani al Mozambico è inferiore ai 4 milioni di euro.
Tra questi:

1,98 milioni di euro nel 2023 per il rifinanziamento del Fondo Unico di assistenza tecnica

2 milioni di euro nel 2024 per progetti agricoli e sicurezza alimentare

In tutto, 3,98 milioni, ovvero lo 0,39% del totale storico. Una cifra utile, certo, ma infinitesimale rispetto al passato. Altro che “sforzo eccezionale” o “relazione strategica”.

Il ringraziamento del Mozambico guarda (giustamente) al passato e spera nel futuro
Il ministro della Pianificazione e dello Sviluppo del Mozambico, Salimo Valà, ha ringraziato l’Italia per il sostegno ricevuto, definendo la cooperazione “un fattore chiave per lo sviluppo inclusivo e per la lotta alla fame e alla povertà”. Ha fatto bene. Ma la realtà è che il Mozambico ringrazia decenni di cooperazione italiana, non certo l’attuale esecutivo, che finora ha offerto più propaganda che risorse.

Lo stesso ministro, infatti, ha espresso la speranza che le relazioni “si rafforzino in futuro” e attende la visita di una delegazione italiana “per la firma di strumenti di cooperazione giuridica”. In altre parole: i progetti concreti ancora devono arrivare.

Un Paese tra i più poveri al mondo
Il Mozambico è uno dei Paesi più fragili del continente africano. Secondo la Banca Mondiale:

Oltre il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà

Il tasso di sottoccupazione giovanile è tra i più alti dell’Africa

Il PIL pro capite è di meno di 500 dollari l’anno

L’indice di sviluppo umano lo colloca al 183° posto su 191 Paesi

Oltre il 24% della popolazione è sottoalimentata

Il 6,6% dei bambini muore prima dei cinque anni

In questo contesto, ogni aiuto conta. Ma serve verità, non messaggi gonfiati.

Propaganda da esportazione
Dire che “l’Italia ha donato un miliardo di euro al Mozambico” senza specificare che si tratta di una somma distribuita su quattro decenni è un’operazione di maquillage retorico. Un trucco per intestarsi meriti non propri e usare la cooperazione come specchio per l’estero, mentre in Italia si tagliano i fondi per le ONG e si smantellano strumenti di solidarietà concreta.

La propaganda meloniana arriva anche a Maputo, ma i dati la smentiscono.

E il rischio è doppio: da un lato si svilisce il valore della vera cooperazione costruita in anni di lavoro serio; dall’altro si illude un Paese poverissimo con promesse che, almeno finora, sono rimaste sulla carta.

Il rispetto comincia dalla verità
La cooperazione internazionale è una cosa seria. È un atto di responsabilità, non un esercizio di comunicazione. Il rispetto per un Paese come il Mozambico non si dimostra con frasi ad effetto nelle ambasciate, ma con fondi, progetti, continuità e impegno.

Chi davvero vuole rafforzare i legami con l’Africa deve partire da un presupposto semplice: la verità.