“Abiti puliti”, un salario dignitoso per le lavoratrici tessili

Dall’inizio della pandemia, i grandi brand della moda da un lato hanno diluito i pagamenti ai loro fornitori, dall’altro hanno rinegoziato ancora più al ribasso i prezzi di acquisto: il risultato è che milioni di persone sono finite in miseria e indebitamento.

A livello globale, la Clean Clothes Campaign stima che i lavoratori tessili abbiano perso più di 11 miliardi di dollari in salari non pagati, licenziamenti improvvisi e assenza di ammortizzatori sociali, solo nel primo anno della pandemia.

Per questo motivo è nata la campagna Pay Your Workers, lanciata da Abiti Puliti insieme ad altre decine di organizzazioni che nel mondo difendono i diritti dei lavoratori. Chiedono che i brand saldino i loro debiti, ma vogliono anche che situazioni del genere non si verifichino più: deve essere istituito un fondo globale che aiuti finanziariamente i lavoratori in caso di crisi aziendali nei paesi di produzione tessile istituito attraverso un accordo vincolante.

Abiti puliti è un’iniziativa che invita la Commissione Europea a presentare una proposta legislativa che imponga alle imprese del settore dell’abbigliamento e delle calzature di esercitare la dovuta diligenza per quanto riguarda i salari di sussistenza nelle catene di approvvigionamento, e definisce sei obiettivi: individuare, prevenire e attenuare le ingerenze nei diritti umani; ridurre la povertà nell’Ue e nel mondo, con particolare attenzione per la situazione delle donne, dei migranti e dei lavoratori con contratti precari e per la necessità di contrastare il lavoro minorile; vietare le pratiche commerciali sleali; riconoscere il diritto all’informazione dei consumatori; migliorare la trasparenza e la rendicontabilità delle imprese del settore dell’abbigliamento e delle calzature.

La Commissione ha ritenuto l’iniziativa giuridicamente ammissibile ma in questa fase non ne ha ancora analizzato il merito.

Dal primo giugno scorso gli organizzatori hanno sei mesi di tempo per avviare una raccolta delle firme. Se riusciranno a raccogliere un milione di firme in almeno sette Stati membri dell’Unione, la Commissione sarà tenuta a reagire e potrà decidere se dare o meno seguito alla richiesta, giustificando la decisione.

Puoi firmare qui: https://www.abitipuliti.org/goodclothesfairpay/

All’interno del sito http://www.abitipuliti.org/ un motore di ricerca permetta di cercare marchio per marchio come lavora ogni singolo brand e se rispetta il pagamento di salari dignitosi.

Il 16 settembre 2022 gli attivisti della campagna Abiti puliti hanno organizzato un grande evento alla Società Ricreativa L’Affratellamento di Ricorboli a Firenze per discutere di questo enorme problema e trovare momenti di attivazione collettiva per aiutare le lavoratrici e i lavoratori tessili nel mondo ad ottenere ciò che spetta loro di diritto.

by IFPRI