A Bruxelles: una famiglia su quattro fatica a pagare l’acqua

A Bruxelles l’acqua sta diventando un bene sempre più difficile da pagare per un numero crescente di famiglie. Secondo il rapporto finanziario annuale di Vivaqua, la società idrica della capitale belga, oltre una famiglia su quattro vive in condizione di povertà idrica, ovvero fatica a sostenere il costo delle bollette. Una situazione significativamente più grave rispetto ad altre regioni del Paese, dove la povertà idrica riguarda una famiglia su cinque in Vallonia e una su dieci nelle Fiandre.

Il dato più allarmante riguarda l’ammontare complessivo delle bollette non saldate: 80 milioni di euro, frutto di insoluti accumulati nel corso degli anni. Un fardello pesante per Vivaqua, che deve già far fronte a un debito strutturale da 1,2 miliardi di euro, con un modello di business basato quasi esclusivamente sulla vendita di acqua.

Un circolo vizioso tra povertà e debiti
La relazione dell’azienda è chiara: l’aumento degli insoluti è direttamente legato al progressivo impoverimento di una fetta sempre più ampia della popolazione brussellese. Il costo dell’acqua, pur essendo un bene essenziale, pesa sempre più sui bilanci familiari già fragili, costringendo molti utenti a usufruire solo del servizio minimo garantito per legge, che impedisce il distacco totale della fornitura anche in caso di morosità prolungata.

Ma questo meccanismo di tutela sociale, sottolinea Vivaqua, rende più difficile il recupero dei crediti e contribuisce ad alimentare la spirale dei mancati pagamenti. Non sono soltanto le famiglie in difficoltà a ritardare le bollette: molte piccole imprese, in particolare nel settore dell’ospitalità (Horeca), risultano cronicamente inadempienti.

Nessun miglioramento all’orizzonte
Il quadro, secondo Vivaqua, non sembra destinato a migliorare. Il rischio maggiore per i prossimi anni è legato proprio alla crescita degli insoluti, favorita sia dalla crisi economica che dai fallimenti aziendali e dalle crescenti difficoltà delle famiglie.

Si tratta di un problema strutturale, già segnalato nei rapporti finanziari degli anni precedenti, che si ripresenta senza soluzioni definitive all’orizzonte.

Le contromisure: tecnologia e collaborazione con i servizi sociali
Per cercare di arginare il problema, Vivaqua ha rafforzato la collaborazione con i servizi sociali locali (CPAS/OCMW) e con l’ente fiscale Bruxelles Fiscalité, con l’obiettivo di migliorare lo scambio di dati e intervenire tempestivamente sui debitori a rischio.

Una delle strategie rivelatesi più efficaci è sorprendentemente semplice: l’invio di SMS personalizzati ai clienti in ritardo nei pagamenti. “Abbiamo notato che gli SMS mirati sono un mezzo efficace per migliorare le abitudini di pagamento”, spiega la portavoce Saar Vanderplaetsen.

Nel frattempo, l’azienda sta investendo nella raccolta capillare dei numeri di cellulare dei clienti proprio per potenziare questo tipo di comunicazione diretta.

Una sfida che intreccia diritti e sostenibilità
Il caso di Bruxelles porta alla ribalta una questione che riguarda molte città europee: come garantire l’accesso universale a un bene essenziale come l’acqua, senza mettere a rischio la sostenibilità economica delle aziende pubbliche che la gestiscono. Un equilibrio fragile, che riflette le disuguaglianze crescenti e l’urgenza di nuove politiche sociali capaci di affrontare la povertà senza compromettere i servizi collettivi.

“Il vecchio lavatoio” by luca.candini is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.