La corsa elettorale senza pilota di Elon Musk

Siamo alle solite. Anzi al solito Musk stravagante, debordante, arrogante quanto volete ma non certo un fesso. L’ultima che ha combinato merita spazio perchè tutto riguarda tranne il fatto stesso che è avvenuto.

Dopo l’acquisizione di Twitter Musk ha immesso sul mercato le sue stranezze, passioni e fobie, quelle politiche soprattutto. Il punto centrale ruota intorno, apparentemente, alla libertà d’opinione, al primo emendamento degli Usa.

Appena in carica Musk riabilita molti account di no vax e fedelissimi di Trump nonchè quello di Trump stesso. Il quale però rifiuta l’invito. E questo è importante.

Mettiamo da parte i licenziamenti voluti da Musk e quelli che si sono autoinflitti molti suoi dipendenti. Problemi tecnici ma soprattutto un segnale chiaro dall’interno di Twitter, di quelli che l’hanno costruita.

A seconda delle cose che dice e di quelle che fuma Musk fa affermazioni che in poche ore alzano o abbassano in maniera inedita il valore delle sue azioni, anche il cosiddetto “turbocapitalismo” se ne meraviglia.

Dopo le molte controversie sulla sua gestione di Twitter Musk lancia nel giro di pochi giorni due sondaggi e qui entriamo nel vivo. Il primo riguarda i giornalisti.

Musk aveva sospeso gli account dei giornalisti del New York Times, della Cnn e del Washington Post che avevano tracciato e postato i movimenti del suo jet privato.

Su questo tema Musk aveva proposto un referendum agli iscritti di twitter e il 59% ha scelto di ripristinare gli account dei giornalisti. Musk tentenna ma alla fine cede e ripristina gli account.

“Dovrei dimettermi da capo di Twitter?” sta chiedendo infine Musk ai suoi 122 milioni di follower in queste ore. Nel tweet specifica che rispetterà i risultati del sondaggio. Al momento il 57,5% è favorevole alle sue dimissioni.

Adesso non c’importa tanto di sapere che fine farà Musk, avendo qualche discreta certezza che non morirà di fame anche se abbandonerà la guida diretta di Twitter.

Il punto è: chi, avendo la forza di poter determinare chi candidare alla presidenza degli Stati Uniti, può contare su una platea così vasta e a risposta immediata per stabilire il consenso?

In questo senso dicevamo in apertura che quello di restare a capo di Twitter è davvero l’ultimo problema di Elon Musk.Con un Trump in caduta libera nei sondaggi e il partito repubblicano che per vincere deve mollarlo.

Lo scopo vero di questa “ammoina” di Musk è capire se ci sono le condizioni per essere determinante nella corsa alla presidenza Usa. A questo gli servono i sondaggi che commissiona ai suoi utenti.

La questione è interessante, perchè Musk non è di sicuro il classico repubblicano, nemmeno nel senso insurrezionale che ha tentato di dare Trump a quel partito.

Musk ha un’indipendenza che gli permettono i suoi enormi capitali, da quella per la campgna elettorale e quella di presentarsi direttamente da solo. Magari una prima volta come indipendente.

L’unico precedente con cui compararlo è il tentativo di Ross Perot nel 1992 (19% di voti popolari ma nessun grande elettore) e nel 96 (8,4%). Ma Ross Perot non aveva cambiato in alcun modo le nostre vite.

Musk invece le ha cambiate. Con paypal, con i viaggi spaziali, con la macchina senza pilota e via dicendo. Il suo patrimonio è tale che potrebbe acquistare restando ricco uno stato nemmeno tanto piccolo dell’Africa o dell’Asia.

Musk in questo momento sta prendendo il posto di persona più pericolosa del mondo per la democrazia che fu di Donald Trump. Solo che a differenza di Trump i soldi sono i suoi e non risulta aver commesso nessun illecito.

Ha già espresso sostegno elettorale a Ron De Santis, repubblicano diventato il simbolo della rivolta interna contro Trump, se correrà nel 2024.

La questione è molto politica. Se la nostra intuizione è giusta e Musk usa i sondaggi di Twitter per costruire un consenso politico, dobbiamo ricordare che mancano due anni alle elezioni Usa.

Con un partito repubblicano che tolto Trump non ha elementi di grande attrazione e un partito democratico che candiderà probabilmente un ottuagenario non sempre presente a se stesso.

In una situazione come questa diverrebbero chiare tutte le mosse di Musk con Twitter degli ultimi tre mesi. Se provate a rileggere in ordine cronologico le sue uscite non hanno un grande senso imprenditoriale.

E di tutti i difetti che si possono imputere a Musk di sicuro è uno che il fiuto per gli affari ce l’ha, quindi non avrebbe molto senso ritenere che sia semplicemente bollito.

L’ipotesi d’immettere un terzo polo politico nella politica a stelle e strisce potrebbe andare incontro alla stanchezza degli statunitensi verso la polarizzazione tra dem e conservatori.

Non esiste nessun altro negli Usa in grado di sovvertire in maniera altrettanto radicale la scena politica attuale che si trascina con maggioranze di poche migliaia di voti.

Al contrario è in grande forma è con Twitter ha trovato lo strumento perfetto per calcolare immediatamente le ripercussioni che ogni sua parola ha sul consenso che raccoglie.

Non esiste negli Usa nessun social manager, nessun sondaggista, nessun ideatore di campagne elettorali che abbia disposizione uno strumento così potente per manipolare gli elettori.

by jurvetson