Garlasco, un altro caso del passato finisce in Procura

Ne avevamo già parlato su queste colonne. A pochissimi giorni dalla conclusione della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, che vede attualmente indagato un amico del fratello della vittima, Andrea Sempio, l’attenzione torna a concentrarsi sulla strana morte del pensionato ottantottenne Giovanni Ferri.

Il 22 novembre 2010, tre anni dopo il delitto di Chiara Poggi, l’uomo è stato rivenuto senza vita in una stretta intercapedine di via Mulino, a Garlasco, con polsi e gola tagliati. Suicidio, si è concluso allora. Ipotesi peraltro fin da subito accolta da taluni con perplessità e scetticismo, per varie ragioni.

L’uomo non aveva palesato intenti suicidi, conduceva una vita metodica e ordinata. Il fatto appariva inoltre insolito nella sua dinamica, giacché risultava incomprensibile il motivo per cui Ferri, al fine togliersi la vita, si sarebbe dovuto spingere nella suddetta, angusta intercapedine.

Voci di popolo non riscontrate avevano inoltre posto in qualche modo in relazione lo strano evento con l’omicidio di Chiara Poggi e con altri singolari suicidi, compreso quello, avvenuto nel 2012, di Corrado Cavallini, medico curante dello stesso Ferri e di sua moglie oltre che della famiglia Sempio, a sua volta avvenuto circostanze sulle quali ci sembra legittimo nutrire qualche pacato dubbio. In ogni caso, gli investigatori che si sono interessati del presunto suicidio Ferri hanno avuto ruoli anche nelle indagini sul delitto di Garlasco.

Ora Gabriella Canti, vedova di Giovanni Ferri, assistita dall’avvocato Fabrizio Gallo, ha presentato formale denuncia presso la procura a Pavia, chiedendo ai magistrati di indagare per omicidio volontario contro ignoti. Ne ha dato notizia la trasmissione Mattino Cinque.

“Una denuncia corposa”, secondo il giornalista Mediaset Emanuele Canta. “La signora è stata sentita per oltre due ore raccontando una serie di episodi, ma ricostruendo anche le ultime ore di vita del marito. Non era mai accaduto in questi sedici anni che il racconto della signora venisse formalizzato.”

Canta ha infatti precisato che, nelle ore successive al fatto, la vedova non sarebbe stata sentita dagli investigatori.

Nel corso del programma, è stata inoltre trasmessa un’intervista al maresciallo Francesco Marchetto. L’atto afferente al repertamento del coltello rivenuto in prossimità del corpo senza vita di Ferri, datato 27 luglio 2011, reca la sua firma. “Io dal 28 marzo 2011 ero stato trasferito ai carabinieri di Sesto San Giovanni”, ha dichiarato Marchetto, “ragion per cui non so e non riesco a capire come mai questo reperto abbia la mia firma.

Ormai ero già stato trasferito e in quel momento ero ancora in convalescenza, ma posso attestare con assoluta sicurezza che quel reperto, se riporta la data del 27 luglio, non è sicuramente a mia firma.” “Disconosco assolutamente la sigla presente”, ha concluso.

A quanto si legge sul Giorno, sembrerebbero sussistere dubbi anche dove sia stato trasportato il corpo di Ferri dopo il ritrovamento e sui tempi della procedura. Nonché sull’effettivo posizionamento del predetto coltello: a quanto pare nella mano dell’uomo, ma il dato è controverso.

Botta e risposta

Lo scorso anno, l’ex Pm Mario Venditti era stato sottoposto a indagine dalla Procura di Brescia con l’accusa di avere ricevuto denaro dalla famiglia di Andrea Sempio per favorire, nel 2017, l’archiviazione della posizione di questi, anche allora indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Il Gip di Brescia, accogliendo la richiesta della Procura, ha recentemente archiviato la posizione dell’ex magistrato.

Dopo l’archiviazione, il legale di Venditti, l’avvocato Domenico Aiello, ha definito la vicenda “triste, indecorosa”, contestando l’operato delle due magistrate bresciane che avevano condotto l’indagine e denunciando un “linciaggio mediatico” nei confronti del suo assistito.

A tali dichiarazioni ha replicato Andrea Gaboardi, presidente dell’Anm di Brescia, considerando che “indecorosi nella vicenda Venditti sono solo gli attacchi scomposti e offensivi rivolti, ben oltre la legittima critica, a due magistrate che si sono limitate, con scrupolo e acribia, a svolgere il loro lavoro.”

È quindi giunta l’ulteriore replica dell’avvocato Aiello, di cui dà conto il Corriere della Sera: “Una reputazione costruita in quarant’anni di servizio allo Stato è stata distrutta a reti unificate, con effetti irreversibili, in assenza di indizi di colpevolezza. Derubricare tutto questo a effetto collaterale fisiologico è contrario alla Costituzione e al principio di non colpevolezza, che valgono per il magistrato indagato esattamente come per ogni altro cittadino.”

“Un cittadino di settant’anni, incensurato – non parliamo di un magistrato in pensione – avrebbe meritato modi e tempi diversi, tanto più a fronte di un’ipotesi di corruzione gravissima nella quale non era stata nemmeno individuata la figura del corruttore”, ha aggiunto.

“Se mi dai i soldi ti aiuto”

È poi spuntato un nuovo audio di Andrea Sempio. Un’intercettazione, parte di atti di indagine risalenti al settembre 2025, che fa riferimento proprio all’inchiesta “Clean” sulla possibile corruzione relativa alle indagini sul delitto di Garlasco, ed è stata proposta nel corso della trasmissione Rai Lo stato delle cose.

Captata durante una conversazione in ambito familiare, a quanto riferisce Fanpage, l’intercettazione contiene un riferimento, da parte di Sempio, a quello che definisce un presunto “sistema”, attraverso cui alcune persone sottoposte a indagine sarebbero state aiutate in cambio di denaro. La frase riportata nell’audio è: “Se mi dai i soldi ti aiuto”.

Viene menzionato un “colonnello” o “maresciallo”. “Lui mi ha chiamato un giorno ché voleva parlare con me”, asserisce Sempio a proposito di costui, che non avrebbe voluto interrogarlo ma appunto solo “parlare”. 

L’intercettazione, in ogni caso, non menziona una eventuale, effettiva richiesta di denaro rivolta a Sempio, né comprova che tale asserito “sistema” sia davvero esistito. Trattasi dunque di materiale che dovrà essere opportunamente valutato dagli inquirenti.

Chiara Poggi

Luca Marrone
Luca Marrone
Criminologo e giornalista, è laureato in Giurisprudenza e specializzato in Criminologia e Psicologia forense. Ha svolto attività di consulenza in tema di analisi della scena del crimine e criminal profiling. Dal 2007 docente universitario (Lumsa, UniTe), è membro della Società Italiana di Criminologia e dell'European Society of Criminology. Ha all'attivo numerose pubblicazioni scientifiche e collabora con alcuni giornali online scrivendo di cronaca giudiziaria e true crime.