La borghesia cinese compra i diamanti africani

In Cina il diamante naturale è soprattutto un prodotto femminile, urbano e destinato ai ceti con maggiore capacità di spesa. Secondo il Diamond Insight Report di De Beers, il 97 per cento del valore del mercato cinese dei gioielli con diamanti riguarda prodotti destinati alle donne. Il matrimonio pesa ormai soltanto per il 27 per cento della domanda femminile: il 58 per cento deriva da regali non matrimoniali e il 14 per cento da acquisti fatti direttamente dalle donne per se stesse.

Anche il profilo economico è piuttosto netto. Tra le donne con un reddito familiare superiore a 30 mila renminbi al mese, circa 3.500 euro, il 70 per cento collocava i gioielli con diamanti tra i beni di lusso sopra i 10 mila renminbi che desiderava maggiormente. Tra le famiglie con almeno 100 mila renminbi di reddito mensile, il 56 per cento delle donne prevedeva di acquistare o ricevere un gioiello con diamanti entro l’anno successivo.

Il mercato è concentrato soprattutto nelle grandi città. Una ricerca Ipsos commissionata da Chow Tai Fook su 5 mila consumatori fra 18 e 40 anni indicava una propensione all’acquisto di diamanti naturali del 56 per cento nelle città cinesi di prima fascia e del 53 per cento in quelle di seconda fascia. Nelle città di terza e quarta fascia la quota scendeva al 46 per cento.

Il gruppo generazionale più importante resta quello dei Millennial. Pur rappresentando circa la metà delle donne fra 18 e 54 anni considerate dalle indagini De Beers, generavano circa due terzi del valore del mercato dei gioielli con diamanti. La Generazione Z pesava ancora soltanto per il 9 per cento delle vendite, ma aveva quasi raddoppiato la propria quota in due anni.

È su questo mercato che Botswana, Namibia e Sudafrica hanno deciso di puntare firmando il 15 settembre a Pechino la Beijing Declaration on Natural Diamonds and Sustainable Development. Con loro ci sono lo Shanghai Diamond Exchange, De Beers, Natural Diamond Council e World Diamond Council. Alla firma erano presenti anche alcuni dei principali gruppi cinesi della gioielleria, fra cui Chow Tai Fook, Chow Sang Sang, Lao Feng Xiang e Lukfook.

La dichiarazione non stabilisce volumi di acquisto né prezzi. Prevede invece cooperazione tra produttori africani e industria cinese, promozione dei diamanti naturali, maggiore tracciabilità delle pietre, formazione professionale, sviluppo della lavorazione nei Paesi produttori e iniziative per aumentare localmente il valore generato dall’estrazione.

La necessità di rilanciare il prodotto è evidente nei dati del mercato cinese. In una precedente rilevazione De Beers, il 33 per cento delle donne fra 18 e 54 anni residenti nelle città di prima, seconda e terza fascia dichiarava di voler acquistare o ricevere un diamante entro dodici mesi. Quelle che effettivamente ne avevano acquistato o ricevuto uno erano però circa il 4 per cento.

Nel 2026 la situazione resta debole. De Beers ha segnalato nel primo semestre un’ulteriore diminuzione della domanda di gioielli con diamanti nella Cina continentale e non prevede una ripresa significativa nel breve periodo. Nello stesso semestre il prezzo medio realizzato dal gruppo sui diamanti grezzi è sceso da 155 a 105 dollari per carato rispetto al primo semestre 2025, anche per effetto del diverso assortimento delle pietre vendute e della debolezza dei prezzi.

A complicare il mercato c’è la concorrenza dei diamanti prodotti in laboratorio, particolarmente forte sulle pietre naturali più piccole e meno pregiate. In Cina, inoltre, l’oro conserva un richiamo molto forte: nelle rilevazioni sui desideri di acquisto delle consumatrici viene spesso indicato prima del diamante e quasi il 70 per cento dei giovani intervistati da Chow Tai Fook dichiarava interesse per gioielli in oro puro.

La Dichiarazione di Pechino nasce quindi da un mercato molto preciso: tre grandi produttori africani cercano di rafforzare le vendite presso consumatrici urbane cinesi con redditi medio-alti e alti, in particolare Millennial, mentre la domanda rallenta e aumentano le alternative.

Miniera di diamanti di Jwaneng, Botswana Foto Cretep / Wikimedia Commons – Public Domain.