C’è un dato che racconta meglio di molti discorsi la crisi sociale dello Stato di New York: quasi una famiglia su due non guadagna abbastanza per sostenere le spese essenziali. Non parliamo solo di disoccupati, né soltanto di persone sotto la soglia ufficiale di povertà. Parliamo anche di famiglie con almeno un lavoro, spesso con due adulti occupati, che però non riescono più a tenere insieme affitto, cibo, sanità, bollette, trasporti e assistenza all’infanzia.
Secondo il rapporto di United For ALICE, acronimo di “Asset Limited, Income Constrained, Employed”, il 48 per cento delle famiglie newyorkesi vive sotto la cosiddetta soglia di sopravvivenza. In numeri assoluti significa oltre 3 milioni e 740 mila nuclei familiari. Il dato somma il 14 per cento di famiglie sotto la soglia federale di povertà e un altro 34 per cento di famiglie ALICE: persone che lavorano, ma con redditi troppo bassi per affrontare il costo reale della vita nello Stato.
La distanza tra salari e spese è il cuore del problema. Per una famiglia di quattro persone, la soglia federale di povertà è fissata a 31.200 dollari l’anno. Ma secondo United For ALICE, nello Stato di New York servono 102.540 dollari l’anno per coprire le necessità di base: casa, cibo, trasporti, sanità, tecnologia e cura dei figli.
Il punto è che una famiglia con due adulti occupati a tempo pieno in lavori comuni, per esempio come cuochi o impiegati di banca, arriva in media a circa 76.144 dollari. Mancano quindi più di 26 mila dollari l’anno solo per restare a galla.
Non è una crisi uniforme. Cambia da contea a contea, ma colpisce con particolare durezza le aree urbane più popolose. Nel Bronx il 76 per cento delle famiglie vive sotto la soglia di sopravvivenza. A Brooklyn e nel Queens la quota è del 57 per cento. La contea di Saratoga, con il 29 per cento, registra il livello più basso, ma anche lì quasi una famiglia su tre risulta comunque in difficoltà economica.
Il problema non riguarda solo chi è povero secondo le statistiche tradizionali. Anche una parte crescente della classe media sta perdendo sicurezza. La Community Service Society di New York segnala che il 36 per cento dei residenti non riesce ad arrivare a fine mese o ci riesce con grande fatica. Il 27 per cento delle famiglie a reddito medio non sarebbe in grado di affrontare una spesa imprevista da 400 dollari.
Più di un terzo deve ricorrere a carte di credito, anticipi di contante o prestiti a breve termine per finanziare le spese quotidiane.
La casa è il primo fattore di pressione. Secondo il rapporto ALICE, il 68 per cento degli inquilini sotto la soglia di sopravvivenza è gravato dall’affitto: spende cioè più del 30 per cento del reddito per alloggio e utenze. Tra i proprietari a basso reddito, il 61 per cento supera la stessa soglia tra mutuo e bollette.

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Diventare proprietari è sempre più difficile: una famiglia con reddito medio dovrebbe risparmiare per oltre undici anni per mettere insieme l’anticipo del 20 per cento su una casa da circa 510 mila dollari. Un lavoratore a tempo pieno pagato al salario minimo dovrebbe risparmiare per quasi 31 anni.
Anche le bollette sono diventate un segnale della fragilità sociale. AARP New York ha rilevato che le interruzioni delle utenze nella parte settentrionale dello Stato sono aumentate del 70 per cento a maggio. Oltre 434 mila famiglie erano in ritardo di più di 60 giorni con le bollette energetiche, per un debito complessivo di 725 milioni di dollari.
A questo si aggiungono tasse sulla proprietà elevate, premi assicurativi in crescita e costi sanitari sempre più pesanti: secondo la New York Health Plan Association, tasse e contributi statali aggiungono oltre mille dollari l’anno al costo medio di una polizza sanitaria familiare.
La crisi del costo della vita si incrocia poi con il taglio o l’irrigidimento dei programmi di welfare. A New York oltre un milione di famiglie riceve sia assistenza alimentare attraverso SNAP sia Medicaid. Le nuove regole federali rischiano di colpire proprio questa fascia.
Il Fiscal Policy Institute stima che 141.431 newyorkesi possano perdere l’assistenza alimentare e 135.301 la copertura sanitaria. È un meccanismo circolare: chi perde il sostegno per il cibo peggiora le proprie condizioni di salute; chi perde la copertura sanitaria ha ancora più bisogno di aiuti alimentari.
Nella città di New York la situazione è ancora più pesante. Secondo il rapporto annuale sulla povertà della Fondazione Robin Hood e della Columbia University, il tasso di povertà ha raggiunto il 26 per cento, il doppio della media nazionale. Sono 2 milioni e 200 mila persone, tra cui quasi 450 mila bambini. E anche qui il lavoro non basta: il 54 per cento dei beneficiari SNAP in età lavorativa è occupato o vive con un partner che lavora, ma l’85 per cento guadagna meno di 25 dollari l’ora.
Il quadro finale è quello di una frattura sempre più ampia tra occupazione e sicurezza economica. New York resta uno degli Stati più ricchi e produttivi degli Stati Uniti, ma per milioni di famiglie il lavoro non garantisce più stabilità. Il costo della vita corre più veloce dei salari, l’alloggio assorbe quote crescenti di reddito, le bollette diventano debito e il welfare arretra proprio mentre aumenta il bisogno.
La nuova povertà newyorkese non è fatta solo di esclusione dal lavoro. È fatta anche di persone occupate che ogni mese devono scegliere cosa pagare e cosa rimandare.



