Dopo i 30 anni, quasi una giovane donna su tre è fuori da lavoro, scuola e formazione. È il dato più forte, e sconcertante, dell’ultimo aggiornamento trimestrale di Dedalo – Laboratorio permanente sul fenomeno Neet di Fondazione Gi Group, elaborato da ODM Consulting su dati Istat: nel terzo trimestre 2025, tra i 30 e i 34 anni, il tasso femminile raggiunge il 30,7%, contro il 13,7% degli uomini.
A spiegare la maggiore esposizione femminile contribuisce anche il peso delle responsabilità familiari e di cura, che nella classificazione proposta da Dedalo riguarda molto più le donne Neet che gli uomini. Tra le donne Neet, la voce più rilevante è quella delle responsabilità familiari: 25%, contro appena il 2% degli uomini. Anche le responsabilità di cura “per scelta” e quelle rese più pesanti dai costi dei servizi ricadono quasi esclusivamente sulle donne.
Con il termine Neet si indicano i giovani “Not in Education, Employment or Training”, cioè persone che non lavorano, non studiano e non sono inserite in percorsi di formazione. Non si tratta quindi soltanto di disoccupati in senso stretto. Dentro questa categoria rientrano situazioni diverse: chi cerca lavoro e non lo trova, chi ha smesso di cercarlo, chi è in attesa di una risposta, chi resta fuori dai percorsi formativi e professionali per motivi personali, familiari o di cura.
L’aggiornamento Dedalo osserva il fenomeno tra i giovani dai 15 ai 34 anni e lo analizza incrociando età, genere, titolo di studio, cittadinanza, area geografica, condizione occupazionale e motivi dell’inattività. Il quadro generale mostra un miglioramento: nel terzo trimestre 2025 il tasso complessivo dei Neet scende al 15,1%, rispetto al 17,8% dello stesso periodo del 2024. In termini assoluti, i giovani fuori da lavoro, scuola e formazione diminuiscono di circa 313mila unità, arrivando a 1 milione e 820mila.
Ma il miglioramento complessivo non cancella le fratture interne. La prima riguarda proprio il genere. Anche le giovani donne registrano un calo rispetto all’anno precedente, ma restano molto più esposte degli uomini: il tasso femminile è al 18,7%, quello maschile all’11,8%. La distanza, quindi, resta ampia.
La differenza cresce con l’età. Nelle fasce più giovani il divario è contenuto: tra i 15 e i 19 anni il tasso Neet è persino leggermente più alto tra i maschi, mentre tra i 20 e i 24 anni le giovani donne superano di poco gli uomini. Il problema diventa molto più evidente nella fase successiva, quando il percorso formativo dovrebbe essersi concluso e l’ingresso nel lavoro dovrebbe diventare più stabile.
Tra i 25 e i 29 anni il tasso femminile sale al 23,8%, contro il 14,4% maschile. Tra i 30 e i 34 anni il divario si allarga ulteriormente: 30,7% per le donne, 13,7% per gli uomini. È qui che il fenomeno Neet femminile mostra il suo carattere più strutturale. Non è solo una difficoltà di transizione tra studio e lavoro, ma una condizione che può consolidarsi proprio negli anni in cui l’autonomia economica e professionale dovrebbe rafforzarsi.

Il titolo di studio resta un fattore di protezione, ma non basta a eliminare la distanza tra uomini e donne. Tra i 25 e i 34 anni, chi ha un basso livello di istruzione è molto più esposto al rischio di diventare Neet. Per le donne con al massimo la scuola secondaria inferiore il tasso arriva al 59%, più del doppio rispetto agli uomini con lo stesso livello di istruzione. Anche tra i diplomati il divario resta forte: 27% per le donne, 12,2% per gli uomini. La laurea riduce il rischio, ma non lo annulla: tra le laureate il tasso è al 14,1%, contro l’8,7% dei laureati.
Un’altra frattura riguarda la cittadinanza e la condizione migratoria. Le donne straniere di prima generazione sono il gruppo più esposto: per loro il tasso Neet raggiunge il 42,7%, contro il 14% degli uomini stranieri di prima generazione. In questo caso genere, origine migratoria e accesso al mercato del lavoro si sommano, producendo una vulnerabilità particolarmente forte. Tra gli italiani il divario esiste, ma è più contenuto: 16% per le donne e 11,4% per gli uomini.
Anche il territorio continua a pesare. Il fenomeno diminuisce in tutte le aree del Paese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma resta molto più forte nel Mezzogiorno e nelle Isole. Nel Sud il tasso complessivo è al 22,6%, nelle Isole al 24,4%, contro il 9,1% del Nord-Est e il 10,4% del Nord-Ovest. Ancora una volta, le donne risultano più fragili: nelle Isole il tasso femminile arriva al 28,8%, nel Sud al 25,7%.
A livello regionale, le criticità più forti si concentrano in Sicilia, Calabria e Campania. In Sicilia il tasso femminile raggiunge il 32%, in Calabria il 29,5%, in Campania il 27,8%. Sono dati che mostrano come la condizione delle giovani donne Neet sia legata non solo al mercato del lavoro, ma anche alla qualità dei servizi, alle opportunità formative, alla disponibilità di reti di sostegno e alla possibilità concreta di conciliare autonomia, lavoro e cura.
Il confronto con gli uomini rende ancora più chiaro il punto. Tra i maschi Neet pesano soprattutto la disoccupazione di lungo periodo e l’attesa di risposte dopo la ricerca di lavoro o dopo un percorso formativo. Tra le donne, invece, emergono molto di più le responsabilità familiari. Questo significa che il fenomeno Neet femminile non può essere affrontato soltanto come un problema di incontro tra domanda e offerta di lavoro. È anche un problema di organizzazione sociale.
Il calo generale dei Neet è dunque una buona notizia, ma non basta a raccontare un cambiamento pieno. Se i numeri migliorano, le disuguaglianze restano. E il dato sulle donne dopo i 30 anni dice con chiarezza che una parte consistente della popolazione femminile giovane continua a restare fuori dai percorsi che portano all’autonomia economica e professionale.
Per questo le politiche contro il fenomeno Neet non possono limitarsi a misure generiche di accompagnamento al lavoro. Devono tenere insieme occupazione femminile, formazione continua, servizi educativi e di cura, sostegno alle giovani madri, inclusione delle donne straniere e riduzione dei divari territoriali.
La vera misura del cambiamento non è soltanto il calo complessivo dei Neet, ma la capacità di raggiungere chi resta più esposto. E, secondo l’aggiornamento Dedalo, a restare più esposte sono ancora soprattutto le giovani donne.



