Il Ciad ha dichiarato lo stato d’emergenza nella regione del Lago Ciad dopo una nuova serie di attacchi attribuiti a Boko Haram. La misura, prevista per 20 giorni, arriva in uno dei momenti più difficili per la sicurezza del Paese: in pochi giorni sono stati uccisi almeno 26 militari, tra cui due alti ufficiali, e il governo ha proclamato il lutto nazionale.
La decisione è stata motivata non solo dall’aumento delle violenze, ma anche dal peggioramento della situazione umanitaria, con sfollamenti di civili e minacce crescenti contro persone e proprietà.
L’attacco più grave è avvenuto nella notte del 4 maggio contro la base militare di Barka Tolorom, sull’isola omonima nella regione del Lago Ciad. Secondo l’esercito ciadiano, i combattenti di Boko Haram hanno colpito la postazione uccidendo 23 soldati e ferendone 26.
Le forze armate hanno poi riferito di aver respinto l’assalto e di aver ucciso un numero significativo di assalitori. Il presidente Mahamat Idriss Déby Itno ha definito l’attacco un atto “codardo” e ha promesso di proseguire la lotta fino all’eliminazione della minaccia.
La violenza non si è fermata lì. Nei giorni successivi un’altra imboscata nell’area del lago ha provocato la morte di due generali impegnati in operazioni di pattugliamento. Il governo ha risposto con tre giorni di lutto nazionale, bandiere a mezz’asta e divieto di attività festive, mentre le operazioni militari sono state intensificate nella regione.
Il Lago Ciad è da anni uno dei punti più vulnerabili dell’Africa centrale e occidentale. La sua geografia spiega in parte la difficoltà del controllo militare: isole, paludi, canali, villaggi remoti e confini porosi tra Ciad, Nigeria, Niger e Camerun offrono ai gruppi jihadisti spazi di movimento, rifugi e basi temporanee.
Boko Haram e la sua fazione rivale, l’Islamic State West Africa Province — Iswap — hanno sfruttato a lungo questa conformazione per colpire eserciti, civili e infrastrutture, spostandosi da un Paese all’altro.
La nuova emergenza mostra che la minaccia non è stata neutralizzata. Dopo l’attacco dell’ottobre 2024 contro una base nel bacino del Lago Ciad, costato la vita a circa 40 soldati ciadiani, Déby aveva lanciato una controffensiva per distruggere la capacità operativa di Boko Haram.

Al termine dell’operazione, nel febbraio 2025, l’esercito aveva sostenuto che il gruppo non avesse più santuari sul territorio ciadiano. Gli attacchi degli ultimi giorni smentiscono almeno in parte quella valutazione: Boko Haram continua a colpire postazioni avanzate e pattuglie, soprattutto nelle aree più difficili da presidiare.
Lo stato d’emergenza serve quindi a dare alle autorità margini più ampi di intervento: maggiori controlli, restrizioni agli spostamenti, rafforzamento delle operazioni militari e coordinamento più stretto con gli altri Paesi della regione. Ma la misura ha anche un risvolto civile delicato.
Nel bacino del Lago Ciad l’insicurezza si intreccia da anni con povertà, sfollamenti, difficoltà di accesso ai servizi e pressione sulle comunità locali. Ogni operazione militare rischia di aggravare ulteriormente la vita di popolazioni già esposte.
Il governo ciadiano ha sottolineato anche il ruolo della cooperazione regionale, ringraziando in particolare la Nigeria per il sostegno e il coordinamento nelle operazioni antiterrorismo. È un passaggio importante: nessuno dei quattro Paesi affacciati sul lago può controllare da solo l’intera area.
Boko Haram e Iswap sfruttano proprio la frammentazione territoriale e politica del bacino, oltre alle difficoltà di coordinamento tra eserciti nazionali. In passato, lo stesso Déby aveva criticato l’efficacia della forza multinazionale regionale, minacciando il ritiro del Ciad dopo il grave attacco del 2024.
La crisi attuale conferma dunque una fragilità più ampia. Il Ciad resta uno degli attori militari più importanti nella lotta jihadista nel Sahel e nel bacino del Lago Ciad, ma è anche un Paese attraversato da forti tensioni interne e da un peso crescente della sicurezza sulle istituzioni. Gli attacchi contro l’esercito mostrano che Boko Haram conserva capacità operative, conoscenza del territorio e possibilità di colpire obiettivi sensibili.
Il rischio è che lo stato d’emergenza risponda all’urgenza senza risolvere le cause profonde della crisi. La sicurezza del Lago Ciad dipende dalle operazioni militari, ma anche dalla protezione dei civili, dalla presenza dello Stato, dalla cooperazione transfrontaliera e dalla capacità di sottrarre le comunità locali al controllo o alla pressione dei gruppi armati.
Finché le isole e le zone remote resteranno spazi contesi, Boko Haram e Iswap potranno continuare a usare il lago come retrovia, rifugio e campo di battaglia.



