Nord Corea: i giovani poveri scelgono le brigate di lavoro

In Corea del Nord sempre più giovani poveri sceglierebbero volontariamente di entrare nelle brigate di lavoro statali, da anni considerate tra gli incarichi più pesanti e temuti del Paese. A riferirlo è Daily NK, testata specializzata sulla Corea del Nord, secondo cui nelle ultime settimane sarebbe aumentato il numero di uomini sulla trentina disposti a lasciare casa e famiglia per unirsi ai cantieri pubblici.

Secondo le fonti interne citate dal sito, a spingerli non sarebbe un impulso ideologico, ma la necessità di sopravvivere: fame in casa, contributi obbligatori da versare nei luoghi di lavoro e impossibilità di sostenere economicamente la famiglia.

Il reportage parla di giovani che scelgono le brigate nonostante condizioni durissime di vita e di lavoro, perché almeno nei cantieri riescono ad avere pasti regolari e a sottrarsi alle continue richieste di denaro nei posti di impiego civili. Daily NK sostiene anche che, mentre i più poveri finirebbero nei lavori più pesanti, i giovani delle famiglie più agiate riuscirebbero spesso a evitarli pagando tangenti ai funzionari, in alcuni casi di almeno 1.000 yuan cinesi.

È il segno, secondo le fonti della testata, di una frattura sociale sempre più netta, in cui il destino personale dipende soprattutto dalle risorse economiche familiari.

Le brigate di lavoro sono da tempo uno dei pilastri della mobilitazione collettiva nordcoreana. Cantieri residenziali, fabbriche e altri progetti statali vengono alimentati anche attraverso quote di manodopera richieste a uffici e luoghi di lavoro.

Storicamente, osserva Daily NK, la maggior parte dei cittadini ha cercato di evitare questi invii; la novità sarebbe che oggi, di fronte all’aggravarsi della povertà, una parte dei giovani più vulnerabili comincia a considerarli il male minore.

Il quadro generale del Paese rende questo racconto plausibile, anche se resta difficile da verificare in modo indipendente. Il World Food Programme stima che in Corea del Nord 10,7 milioni di persone, cioè oltre il 40% della popolazione, siano sottonutrite e necessitino di assistenza umanitaria.

“Mass Parades Kim Il Sung Square – Pyongyang (North Korea)” by www.j-pics.info is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

Il WFP indica inoltre che il 18% dei bambini soffre di stunting, cioè ritardo della crescita legato a malnutrizione cronica, e descrive un’agricoltura che non riesce a coprire il fabbisogno del Paese, aggravata da scarsità di terra coltivabile, mancanza di fertilizzanti e macchinari, disastri climatici e restrizioni commerciali.

Anche il versante diritti umani conferma un peggioramento delle condizioni materiali della popolazione. Nel suo World Report 2026, Human Rights Watch scrive che nel 2025 il declino economico per la popolazione comune ha aggravato fame e disuguaglianze, mentre un rapporto del 2025 dell’OHCHR ha documentato un aumento di sorveglianza, lavoro forzato e punizioni severe nell’ultimo decennio, in un sistema di “controllo totale” sulla popolazione.

Sui numeri della povertà, però, la cautela è obbligatoria. La Banca Mondiale ricorda che per paesi come la Corea del Nord molti dati non sono disponibili o non vengono riportati regolarmente. Per questo gran parte delle valutazioni economiche si basa su stime indirette, immagini satellitari, dati commerciali speculari, monitoraggi dei prezzi e interviste a fuoriusciti o fonti interne.

Una ricerca pubblicata su Humanities and Social Sciences Communications nel 2020 stimava, con un modello indiretto, che nel 2018 la quota di popolazione in povertà estrema potesse aggirarsi attorno al 60%: un dato da trattare come stima accademica, non come statistica ufficiale.

In questo contesto, la storia raccontata da Daily NK assume un significato che va oltre il singolo episodio: in un Paese dove fame, controllo statale e lavoro coercitivo si intrecciano, il fatto che alcuni giovani arrivino a considerare i cantieri forzati come un rifugio dice molto sulla profondità della crisi sociale nordcoreana.

E racconta anche un altro aspetto: la povertà, in Corea del Nord, non sarebbe più solo privazione, ma un meccanismo che seleziona chi può evitare il peggio e chi invece ne viene risucchiato.

“Yellow Cab in Pyongyang North Korea” by Ray Cunningham is licensed under CC BY-SA 2.0.