Germania: il 20% di cittadini dell’est aperto alla dittatura

In Germania l’idea di democrazia resta largamente condivisa, ma una quota ampia e crescente di cittadini mostra disponibilità verso soluzioni apertamente autoritarie: partito unico, “uomo forte” senza Parlamento, persino la dittatura come opzione “migliore” in certe circostanze.

È il dato politicamente più allarmante che emerge dal Deutschland-Monitor 2025, un’indagine su circa 8.000 persone (4.000 nel campione nazionale + 4.000 in una “regional sample” per confronti territoriali e socio-economici), finanziata dall’Ufficio della Commissaria federale per la Germania orientale e realizzata da istituti di ricerca tedeschi.

Il paradosso è evidente nelle risposte “di principio”: il 98% dice di sostenere l’idea di democrazia e l’89% rifiuta la dittatura in ogni circostanza.

Ma quando si passa dalla teoria alla pratica la fiducia crolla: solo il 60% è soddisfatto del “funzionamento della democrazia” e nell’Est la quota scende al 51%; inoltre il 71% vede uno sviluppo “piuttosto negativo” della democrazia in Germania.

È in questo scarto tra adesione simbolica e sfiducia concreta che si inserisce quella che i ricercatori definiscono una “zona grigia”, misurata con domande indirette: qui l’autoritarismo diventa socialmente dicibile, quasi “razionale”, perché presentato come scorciatoia alla complessità.

Il dato più impressionante riguarda l’idea di un sistema monopartitico: il 31% degli intervistati è d’accordo con l’affermazione “ciò di cui la Germania ha bisogno ora è un partito unico e forte che incarni la volontà del popolo”, e un ulteriore 23% si dice “parzialmente d’accordo”. Nella Germania orientale la piena adesione sale al 35% (più un 26% parziale).

Foto https://www.flickr.com/photos/7c0/53401244800/ CC BY-SA 2.0

Non va meglio sul fronte del leader senza contrappesi: l’11% sostiene che le decisioni politiche dovrebbero essere prese da una “forte leadership” senza tener conto del Parlamento, e un altro 21% oscilla verso il sì. Nell’Est: 15% pienamente d’accordo e 22% parzialmente.

Infine, la soglia più estrema – la dittatura come “forma migliore di governo” in determinate circostanze – vede 4% di pieno accordo e 7% parziale (nell’Est: 6% e 12%).

Percentuali minoritarie, ma non trascurabili: perché fotografano una disponibilità non episodica, e soprattutto perché convivono con l’idea, ripetuta, che “la democrazia” sia un valore.

Il punto politico non è solo quanti la pensano così, ma dove e perché. Il report e le dichiarazioni istituzionali che lo accompagnano insistono su un mix di fattori: insicurezza sociale, percezione di abbandono in alcune aree (in particolare nell’Est), e sovraccarico di crisi che rende appetibili le “soluzioni semplici”.

È un terreno fertilissimo per chi propone ordine e identità al posto di diritti e mediazioni: l’autoritarismo, qui, si traveste da efficienza.

La fotografia del Deutschland-Monitor, insomma, non racconta un Paese che “non vuole la democrazia”: racconta un Paese in cui una fetta ampia di società non crede più che la democrazia funzioni, e quindi inizia a considerare legittimo ridurla, commissariarla, sostituirla.

È la crepa più pericolosa: perché non nasce da un colpo di Stato, ma da una stanchezza quotidiana che, a forza di essere ignorata, può diventare consenso per il peggio.

“Protest against an AfD meeting in the Zitadelle Spandau 04” by Leonhard Lenz is marked with CC0 1.0.