Ddl Caregiver: una legge per partire che lascia dubbi

Dopo più di dieci anni di tentativi andati a vuoto e decine di proposte rimaste sulla carta, il Consiglio dei ministri del 12 gennaio ha approvato il disegno di legge “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare”.

Il messaggio politico è chiaro: mettere finalmente un perimetro giuridico attorno a una figura che regge, spesso in silenzio, una quota rilevante della non autosufficienza italiana.

La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli lo ha presentato come un “primo tassello” e un punto di non ritorno, riconoscendo però che alcune soglie — come il limite ISEE — sono basse e che durante l’iter parlamentare si potrà intervenire per allargare e migliorare.

Il provvedimento prova a tenere insieme due esigenze in tensione: riconoscere tutti i caregiver e, al tempo stesso, concentrare le risorse economiche sui casi considerati più gravosi, dove la cura diventa un impegno quotidiano paragonabile a un lavoro a tempo pieno, spesso senza tutele e senza alternative.

Per il sostegno economico, infatti, il testo prevede un contributo fino a 400 euro mensili (esentasse), ma riservato ai caregiver conviventi che garantiscono almeno 91 ore settimanali di assistenza e che rientrano in requisiti economici molto stringenti: ISEE familiare non oltre 15 mila euro e reddito non superiore a 3 mila euro annui.

L’erogazione sarebbe gestita dall’INPS con cadenza trimestrale e l’entità effettiva dipenderebbe dalla platea e dalle domande presentate.

La tempistica è uno degli aspetti che già alimentano il dibattito. Le risorse “piene” sono ancorate al 2027, mentre nel 2026 si partirebbe con passaggi preparatori, tra cui la costruzione della piattaforma INPS per raccogliere i dati e definire in modo operativo chi rientra nei criteri.

È un dettaglio tecnico solo in apparenza: significa che il riconoscimento normativo arriva prima, ma il sostegno economico strutturale — quello che molte famiglie aspettano — resta in gran parte legato all’attuazione e alle coperture dei prossimi anni.

StrisciaTF91 / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Sul fronte delle tutele non economiche, l’impianto mira a far uscire il caregiver dall’invisibilità amministrativa: più possibilità di partecipare alla definizione dei percorsi di presa in carico, maggiore agibilità nell’accesso alle informazioni sanitarie con consenso, strumenti di conciliazione tra lavoro e cura, e misure specifiche per i giovani caregiver e per i genitori, anche in casi non lineari come la non convivenza.

Parte del testo punta inoltre a riconoscere competenze maturate nella cura per facilitare un eventuale reinserimento lavorativo nell’area sociosanitaria.

Le reazioni del mondo del Terzo settore mostrano subito la doppia lettura del provvedimento: “svolta” per l’avvio, ma rischio di lasciare indietro molti per la stretta dei requisiti e per l’orizzonte temporale.

Le principali federazioni e reti che rappresentano persone con disabilità e famiglie riconoscono che, per la prima volta, il tema viene affrontato in modo organico e con un quadro di tutele delineato.

Allo stesso tempo chiedono al Parlamento di cogliere l’occasione per rendere la norma più inclusiva: le soglie economiche vengono considerate troppo basse e la scelta di legare il contributo ai casi con carichi di cura estremi rischia, secondo molti, di restringere eccessivamente la platea di chi riceverà un aiuto concreto.

Accanto a queste valutazioni “responsabili”, non mancano critiche più dure da reti civiche e organizzazioni che da tempo rappresentano caregiver e familiari: il timore è che l’asticella delle 91 ore settimanali e i paletti su ISEE e reddito trasformino un riconoscimento atteso in un sostegno percepito come simbolico.

Anche il nodo delle risorse resta centrale: nel dibattito pubblico viene ricordato che i caregiver in Italia sono milioni e che, per arrivare a una tutela realmente universale, servirebbero coperture più robuste e un impianto meno selettivo.

La partita, insomma, comincia adesso. Il disegno di legge mette un primo mattone: riconosce la figura, disegna tutele e prova ad agganciare un sostegno economico a una copertura definita. Ma proprio perché entra finalmente nel merito, rende visibile anche la scelta più politica: chi resta dentro e chi resta fuori.

Sarà su questo confine — oltre che su tempi e risorse — che il Terzo settore incalzerà il Parlamento, chiedendo di trasformare un “inizio” in una risposta che assomigli alla vita quotidiana di chi la cura la fa già, ogni giorno, senza slogan.

Ffeeddee / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)