La lunga estate del lavoro sfruttato e sottopagato

L’estate 2025 è cominciata al ritmo di prenotazioni record: alberghi pieni, ristoranti che lavorano senza sosta, campagne dove frutta e ortaggi maturano a vista d’occhio. A fare da motore a tutto questo c’è un popolo che si vede poco e di cui si parla ancor meno: i lavoratori stagionali.

In Italia, quest’anno, sono più di 240 mila le persone impiegate negli alberghi, nei bar, nei campeggi e negli stabilimenti balneari—oltre la metà della forza-lavoro del turismo—e quasi 900 mila quelle assunte a tempo per la raccolta nei campi. In totale un milione abbondante di vite che reggono sulle spalle l’estate nazionale.

Nonostante la mole di denaro che il settore genera, la paga reale resta indecente. Le associazioni datoriali ostentano tabelle da 85 euro lordi al giorno; ma basta scorrere le denunce della Filcams-CGIL per scoprire che, dopo dodici ore di lavoro giornaliere e sei o sette giorni consecutivi, la busta paga netta non arriva a 900 euro al mese. Straordinari non registrati, mance a compensare la paga base, contratti part-time in cui il “part-time” è solo sulla carta.

Al dramma salariale si somma quello dell’alloggio. Sulla Riviera romagnola, dove gli stagionali arrivano a migliaia, i canoni di affitto sono esplosi del 31% in cinque anni, con punte del 14% in più soltanto nei primi cinque mesi del 2025.

Risultato: camerieri e baristi che dormono a turni in stanze condivise, o che rinunciano all’ingaggio perché un letto costa metà stipendio. In Liguria la musica non cambia: l’85% dei nuovi contratti estivi è precario, e gli affitti brevi sottraggono alloggi a chi lavora.

Il quadro dei controlli è desolante. Nell’ultima campagna ispettiva l’INL ha trovato irregolarità in più di due aziende agricole su tre, mentre nel turismo le verifiche sono così rade che nessuno riesce a stimare la reale estensione del lavoro nero. Nel frattempo il Decreto Flussi continua ad autorizzare ingressi di manodopera straniera—31 mila quote solo per il comparto turistico e 41 mila per l’agricoltura—senza fornire percorsi di stabilizzazione né garanzie abitative, affidando di fatto la vita dei nuovi arrivati al datore che li assume.

Nelle città balneari della Romagna, i sindacati registrano tassi record di “lavoro grigio”: contratti formalmente legali, ma svuotati di diritti. In Liguria, dove i contratti a tempo determinato sono cresciuti di un ulteriore 3 %, la CGIL registra perfino un aumento degli infortuni mortali sul lavoro.

La narrazione ufficiale—“mancano i camerieri perché non hanno voglia di faticare”—è crollata da quando il Reddito di cittadinanza è stato cancellato; al suo posto è sceso il silenzio.

Intanto, l’unica misura concreta lanciata dal governo—44 milioni di euro di fondi per alloggi temporanei ai lavoratori stagionali—rischia di perdersi nei meandri burocratici. Senza ispettori, senza una legge che limiti i rinnovi a raffica dei contratti a termine, senza un salario minimo che valga davvero per tutti, la stagione 2025 sarà l’ennesima estate di ricavi da record e paghe da sussistenza.

Il turismo italiano vende relax, paesaggi da cartolina, tavolate al tramonto. Ma chi sparecchia quei tavoli e rifà quei letti continua a essere trattato come manodopera usa-e-getta. Finché i numeri veri—quelli dei salari, dei turni, degli affitti—resteranno nascosti dietro la facciata delle statistiche ufficiali, l’estate sarà una festa solo per chi può permettersi l’aria condizionata delle camere vista mare. Per gli altri, continuerà a essere una stagione di sudore, precarietà e invisibilità.