Sospettosi e superstiziosi. Gli italiani nel rapporto Eurispes

Tra fiducia selettiva, preghiere personalizzate e ansie da complotto, gli italiani del 2025 sembrano un popolo che vive in bilico tra modernità digitale e riflessi antichi, tra Netflix e malocchio, tra TikTok e timore del vicino.

Il 37° Rapporto Eurispes ci regala una radiografia sociale che è insieme tragicomica e rivelatrice. Un Paese dove si crede sempre meno nelle istituzioni, ma ci si fida ancora del parroco e del farmacista. Dove si teme l’inflazione più del cambiamento climatico. E dove il 20% è convinto che l’uomo non sia mai andato sulla Luna.

Istituzioni? Ni. Parroco e farmacista? Sì.
Gli italiani hanno una fiducia “a corrente alternata”. Male la politica: fiducia nel Parlamento al 29%, nei partiti appena al 20%. Meglio la Chiesa cattolica (47%), e ancora meglio le Forze dell’Ordine. Ma i veri punti fermi sembrano essere il medico di base, il farmacista e il parroco.
Quando il Paese traballa, ci si affida a chi si conosce per nome.

Il boom della fede su misura
Più della metà degli italiani prega, ma il 16% lo fa “a modo proprio”, senza appartenere a una religione. È la spiritualità “on demand”: un po’ cristiana, un po’ zen, un po’ astrologica. Le chiese si svuotano, ma i rituali restano. Anzi, si moltiplicano: tra amuleti, meditazione, e il ritorno della superstizione (20% crede nel malocchio), Dio è personale e il destino si può negoziare.

Paure? Più il supermercato del meteo
Tra le principali preoccupazioni ci sono l’aumento dei prezzi (58%), la disoccupazione e la criminalità. Il cambiamento climatico è al 34%: non irrilevante, ma dopo la bolletta. È il trionfo del quotidiano sull’epocale: meno Greta, più discount.

Complotto, dunque sono
Il 30% degli italiani crede che “ci siano poteri forti che controllano il mondo”. Il 20% dubita dello sbarco sulla Luna. Il 17% pensa che il vaccino Covid sia stato una truffa delle case farmaceutiche.
Una parte del Paese vive in una realtà parallela fatta di sospetti e verità alternative. Il post-vero, ma col caffè ristretto.

I giovani? Stanchi. E con un piede fuori
I giovani sono la fascia più sfiduciata, ma anche quella più propensa a cambiare Paese. Il 41% sotto i 35 anni prenderebbe in considerazione l’espatrio. Non per sogni esotici, ma per noia, stallo, e mancanza di opportunità reali. Siamo un Paese che forma i suoi giovani – e poi li guarda partire.

Un Paese che si rifugia nei riti per evitare la realtà
L’Italia fotografata da Eurispes nel 2025 è un Paese più emotivo che razionale, più protettivo che progettuale. Un Paese che cerca conforto, non cambiamento. Che si affida più ai legami deboli che alle istituzioni. Che sogna, dubita, sospetta – ma difficilmente si mobilita.

Insomma, l’italiano medio del 2025 non è disilluso: è disorientato. Ma non per questo smette di pregare, scrollare, e guardare Sanremo.

Di Jeremykemp, Moogle516, Night Gyr – Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=775249