Non lasciatevi trarre in inganno.

Difficilmente il ragno, al centro della fotografia, riuscirà ad acchiappare la mosca, a sinistra dell’immagine.
Perché entrambi sono in realtà delle grandi nebulose, nella direzione della Costellazione dell’Auriga (o Cocchiere): la prima, a forma di ragno, è ufficialmente catalogata come IC 417, la seconda come NGC 1931. Il ragno è una nebulosa ad emissione, quindi in grado di emettere luce di diversi colori; dista da noi circa sette mila anni luce; la mosca è invece una nebulosa ad emissione ed anche a riflessione, cioè composta da nubi di polvere che riflettono la luce di stelle vicine. Dista da noi circa diecimila anni luce e ha una estensione di quasi dieci anni luce, una dimensione inimmaginabile per le nostre piccole mosche terrestri.
Già, le nostre mosche sono quelle citate da Trilussa in questa poesia:
La Mosca e er Ragno
Una Mosca diceva: – Io nun me lagno:
passo la vita mia senza fa’ gnente,
volo su tutto e quer che trovo magno.
Se nun ce fosse er Ragno
ringrazzierei Dio Padre Onnipotente…-
Er Ragno barbottava: – Io me lamento
perché da quanno nasco insin che moro
nun me fermo un momento
e lavoro, lavoro…
Dato lo stato mio
nun posso ringrazzià Dommineddio:
ma bisogna, però, che riconosca
ch’ha creato la Mosca…
Povere mosche, bistrattate e spesso disprezzate, senza mai tener conto delle loro molte varietà, di cui la nostra mosca domestica è solo un esemplare: le mosche sono infatti uno dei gruppi più diversificati tra gli animali. Prendiamo la mosca soldato, le cui larve si nutrono di materia organica in decomposizione e quindi possono essere alimentate usando rifiuti organici, che verranno trasformati in composti o addirittura plastiche e combustibili.

E se analizziamo ogni singola mosca, scopriamo che ha delle caratteristiche sorprendenti: ha dei sensori chimici sulle zampe e può quindi assaporare il cibo… con i piedi, permettendole di rilevare sapori e sostanze chimiche non appena si posa su una superficie. Il suo volo è incredibilmente agile, potendo sbattere le ali fino a 200 volte al secondo. I suoi occhi composti le permettono inoltre di percepire i movimenti fino a cinque volte più rapidamente di un essere umano: ecco perché non riusciamo quasi mai ad acchiapparla!!
La riabilitiamo allora ‘sta mosca?
Allora, però, spendiamo due parole a favore dei ragni, altrimenti rischiamo di risultare imparziali. Premetto che mi hanno sempre affascinato per questo loro paziente lavoro di tessitura, forse perché sono figlia e nipote di sarte e non so tenere un ago in mano.

In molte culture sono capaci di tessere i fili della vita: nelle culture nordiche, ad esempio, ragni giganti sono le rappresentazioni più comuni delle Norme, divinità che, presso la fonte di Urðarbrunnr, tessono il filo del destino di tutti gli esseri viventi. In Africa occidentale invece una delle divinità più importanti è Anansi, la cui forma è quella di un ragno, o di un uomo, o di una combinazione di entrambi. L’immagine del ragno è stata scelta proprio per rappresentare al meglio l’ingegno e la creatività dell’importante divinità.

Tra l’altro, il nome Anansi, con la deportazione degli schiavi in America, è arrivato nei Caraibi e nelle Antille, dove spesso si trasforma in Anancy.
Nelle isole micronesiane Nauru viene invece venerato Nereau, ovvero il signore dei ragni, divinità creatrice.
Quanto la nebulosa ragno sia capace di tessere e determinare il destino di altre creature celesti, quanto la nebulosa mosca sia capace di “correre” nell’Universo per sfuggire alla sua compagna di viaggio, non ci è dato a sapere, ma noi possiamo ammirarle così, sognando ciò che ci pare.



