Chiunque si chieda perché l’India dovrebbe interessarsi alle elezioni federali canadesi del 28 aprile, forse non ha ancora fatto i conti con un nuovo tipo di conflitto: quello che si combatte non sui confini territoriali, ma sulle comunità diasporiche, le piattaforme digitali e i partiti democratici.
Secondo l’intelligence canadese, l’India è tra i principali attori stranieri potenzialmente impegnati in operazioni di interferenza sul voto, accanto a Cina, Pakistan e Iran. Il governo ha attivato una task force per la sicurezza elettorale e ha già segnalato campagne di disinformazione mirate, spesso veicolate tramite social media come WeChat, a colpire singoli candidati o influenzare specifiche comunità della diaspora. Ma ciò che più colpisce è che, in questo scenario, l’India figura non come obiettivo passivo, ma come presunto soggetto attivo di influenza.
Una diaspora strategica
Il Canada ospita una delle comunità Sikh più numerose al mondo al di fuori dell’India: circa 770.000 persone, pari a quasi il 2% della popolazione canadese. Molti di loro hanno raggiunto il Paese decenni fa, ma la loro influenza politica ed economica è in crescita. All’interno di questa comunità convivono orientamenti diversi, inclusi settori che sostengono la causa indipendentista del Khalistan — un’aspirazione alla creazione di uno Stato Sikh indipendente nel Punjab indiano.
Per Nuova Delhi, questo rappresenta una minaccia. Il governo di Narendra Modi ha più volte accusato il Canada di tollerare, se non addirittura alimentare, il separatismo anti-indiano sul proprio territorio. Le tensioni sono esplose nel 2023 dopo l’omicidio di Hardeep Singh Nijjar, attivista Sikh canadese, avvenuto a Vancouver: secondo il premier canadese Justin Trudeau, dietro quell’omicidio c’erano agenti dell’intelligence indiana. L’India ha smentito, ma il danno diplomatico è stato fatto.
Candidati sotto osservazione
In questo clima, ogni legame con Nuova Delhi può diventare sospetto. Lo sa bene Chandra Arya, ex deputato liberale di origini indiane, escluso dalle liste elettorali del partito. Il motivo, secondo fonti di sicurezza riportate dal Globe and Mail, sarebbero i suoi rapporti con l’India, compreso un incontro non segnalato con Modi nell’agosto scorso. Arya ha rivendicato la propria libertà di movimento e la sua opposizione al separatismo khalistano, ma il Partito Liberale non ha fornito spiegazioni ufficiali. Il seggio lasciato vacante da Arya sarà ora conteso dall’ex governatore della Banca del Canada Mark Carney.

Nel frattempo, anche l’opposizione conservatrice è finita nel mirino delle accuse. Secondo un’indagine del Guardian, l’India avrebbe tentato di influenzare la corsa alla leadership del Partito Conservatore nel 2022 per favorire l’ascesa dell’attuale leader Pierre Poilievre. Nessuna prova diretta lega Poilievre ai tentativi di interferenza, ma resta il fatto che è l’unico leader di partito ad aver rifiutato un’autorizzazione di sicurezza, rendendo impossibile per i servizi segreti canadesi condividere informazioni riservate con lui.
Dall’intelligence alle urne: la battaglia silenziosa
Il contesto è quello di un’elezione complicata, con l’intelligenza artificiale ormai parte integrante della disinformazione digitale, e con una crescente consapevolezza che la sicurezza nazionale passa anche dalla protezione del voto. Come ha spiegato Vanessa Lloyd, vicedirettrice delle operazioni per l’agenzia di spionaggio canadese, “le tecniche di interferenza sono diventate più difficili da rilevare”. Non si tratta solo di hackeraggi o fake news: si tratta di influenzare percezioni, orientamenti politici, liste di candidati. In altre parole, plasmare la democrazia dall’interno.
L’interesse indiano: controllo, immagine, geopolitica
Ma quindi, cosa ci guadagna l’India da tutto questo? Tre elementi chiave aiutano a rispondere:
Contenere il separatismo: ostacolare candidati vicini o tolleranti verso l’indipendentismo Sikh è un modo per limitare l’influenza del movimento khalistano a livello internazionale.
Difendere l’immagine del governo Modi: le elezioni canadesi si svolgono mentre l’India è sotto osservazione globale per la sua condotta repressiva verso le minoranze. Dimostrare forza e capacità di proiezione all’estero rafforza la narrativa nazionalista interna.
Usare la diaspora come leva geopolitica: in un mondo dove la politica estera si gioca anche nelle comunità espatriate, le elezioni in Canada diventano un terreno di scontro strategico, specchio delle tensioni globali tra democrazie e potenze emergenti.
Un voto sotto osservazione
Mentre il Canada si prepara a votare, resta sullo sfondo una domanda più ampia: le democrazie occidentali sono pronte a difendersi da interferenze sempre più ibride, sofisticate e trasversali? Le ingerenze non sono più un’eccezione. Sono il nuovo standard. E l’India, con la sua combinazione di hard power nazionale e soft power diasporico, sembra averlo capito meglio di molti altri.



