La motosega di Milei non taglia la povertà in Argentina

Dalla sua elezione, il presidente argentino Javier Milei ha avviato un programma di drastici tagli alla spesa pubblica, noto come “piano motosega”, con l’obiettivo di riequilibrare i conti dello Stato. Questo approccio, che ha portato alla riduzione delle pensioni, alla soppressione di numerosi ministeri e al licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici, ha sollevato proteste in tutto il Paese, soprattutto da parte delle fasce più vulnerabili della popolazione.

L’impatto delle misure di austerità

Le riforme economiche attuate dal governo hanno avuto effetti significativi sul tessuto sociale ed economico del Paese. Uno dei settori più colpiti è stato quello previdenziale: la pensione minima, già bassa, è stata ulteriormente ridotta a 241.000 pesos, una cifra che difficilmente consente una vita dignitosa, considerando il tasso di inflazione.

Complessivamente, il 24,2% dei tagli di bilancio è derivato dalle riduzioni delle pensioni, mentre il 12,8% ha colpito gli aiuti sociali destinati alle fasce più deboli. I dipendenti pubblici hanno subito licenziamenti di massa, con circa 40.000 persone rimaste senza lavoro nei primi mesi del 2024, mentre il 12,3% della riduzione della spesa è legato proprio alla diminuzione dei salari statali.

Povertà in aumento: i dati più recenti

Secondo i dati aggiornati dell’INDEC, l’istituto nazionale di statistica argentino, la povertà ha superato il 50% della popolazione nei primi mesi del 2024, con un incremento vertiginoso rispetto all’anno precedente.

L’inflazione, che Milei prevede di ridurre al 18% entro il 2025, ha raggiunto un tasso annuo del 276% a febbraio 2024, rendendo sempre più difficile l’accesso ai beni essenziali. Inoltre, il salario minimo è fermo a 279.000 pesos, che in termini reali rappresenta uno dei livelli più bassi dell’America Latina, superato solo dal Venezuela.

Il deficit azzerato, ma a quale costo?

Milei e il suo ministro dell’Economia, Federico Sturzenegger, hanno celebrato l’azzeramento del deficit come un successo senza precedenti. Tuttavia, questo risultato è stato ottenuto attraverso un drastico ridimensionamento della spesa pubblica, che ha avuto conseguenze devastanti sulla qualità della vita degli argentini.

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I ministeri della Cultura, della Scienza e della Tecnologia sono stati smantellati, mentre le università hanno subito tagli del 4% ai finanziamenti. Nel frattempo, il governo deve ancora affrontare il problema del debito estero: il Paese ha un’esposizione con il Fondo Monetario Internazionale di oltre 40 miliardi di dollari.

Un esodo economico verso il Cile

La crisi economica ha portato a un fenomeno sempre più diffuso: migliaia di argentini attraversano quotidianamente il confine con il Cile per acquistare beni di prima necessità a prezzi più accessibili. La svalutazione del peso argentino ha reso i prodotti locali sempre meno competitivi, spingendo molti a cercare alternative oltrefrontiera.

Al confine del Passo del Cristo Redentor si registrano code di cittadini che approfittano dell’assenza di dazi fino a 300 dollari per fare scorte di alimentari, vestiti e medicinali.

Il metodo Milei: una soluzione o un problema?

Nonostante l’azzeramento del deficit, la situazione economica argentina rimane critica. L’austerità ha colpito duramente la popolazione senza generare benefici immediati tangibili.

Il governo continua a sostenere che il piano motosega porterà a una stabilizzazione nel lungo periodo, ma nel frattempo milioni di argentini stanno pagando il prezzo delle riforme con un drammatico peggioramento delle loro condizioni di vita.

L’aumento della povertà e la perdita del potere d’acquisto sollevano dubbi sulla sostenibilità delle misure adottate e sulla reale efficacia del modello economico imposto dalla nuova amministrazione.

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