Dopo anni di incertezze e rinvii, il progetto per una base navale russa sulle coste del Sudan sembra destinato a concretizzarsi. Durante una recente visita diplomatica a Mosca, i rappresentanti dei due paesi hanno ribadito la volontà di portare avanti l’accordo, sottolineando l’assenza di ostacoli formali alla sua realizzazione.
Se attuata, l’iniziativa segnerebbe un’espansione strategica della presenza russa nelle acque del Mar Rosso, un’area cruciale per il commercio globale. Attualmente, nella regione operano basi navali statunitensi e cinesi, mentre Mosca punta a consolidare la propria influenza nell’area con un avamposto militare sulle rotte commerciali tra Suez e l’Oceano Indiano.
Il piano, discusso per la prima volta nel 2017, ha attraversato fasi alterne di negoziazione, complicate dai cambiamenti politici interni al Sudan. Dopo la firma di un’intesa nel 2020, l’accordo ha subito rallentamenti a causa delle divisioni tra le diverse componenti del potere sudanese, ulteriormente esacerbate dallo scoppio della guerra civile nell’aprile 2023.
Il conflitto tra le forze armate regolari e il gruppo paramilitare noto come Rapid Support Forces ha infatti aggiunto un ulteriore elemento di instabilità nella regione, con ripercussioni sui rapporti tra Mosca e Khartoum.
L’influenza russa in Sudan non si è limitata agli aspetti militari, ma ha incluso anche un ruolo attivo nei rapporti con le fazioni in guerra. In particolare, la presenza di gruppi mercenari legati a Mosca ha contribuito a un intreccio geopolitico complesso, con Mosca che ha mantenuto contatti con entrambi i fronti del conflitto.

Negli ultimi mesi, tuttavia, il Cremlino ha rafforzato il proprio sostegno all’esercito sudanese, intensificando le relazioni diplomatiche e bloccando, con il proprio veto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, una risoluzione per il cessate il fuoco.
Nel frattempo, la situazione umanitaria nel paese continua a peggiorare. Il Sudan è attualmente considerato uno dei contesti più critici a livello globale, con milioni di sfollati e una crisi alimentare che rischia di degenerare in carestia.
Nonostante l’instabilità interna, le autorità locali hanno mostrato determinazione nel proseguire la collaborazione con la Russia, vedendo nell’accordo un’opportunità per rafforzare il proprio posizionamento geopolitico e ottenere benefici economici e militari.
L’intesa prevede che la base russa possa ospitare fino a quattro navi da guerra, comprese unità a propulsione nucleare, con una concessione iniziale di 25 anni. Secondo i termini dell’accordo, le installazioni sarebbero destinate a scopi logistici e difensivi, senza minacciare la sicurezza degli altri paesi della regione.
L’annuncio arriva in un momento di grande incertezza per la politica estera russa, con il Cremlino che si trova a dover gestire il riassetto dei propri alleati in Medio Oriente e Africa. Il recente cambio di equilibri in Siria, con il governo di Damasco indebolito da insurrezioni interne, potrebbe influenzare il futuro delle basi militari russe nel Mediterraneo e rendere ancora più strategica la presenza nel Mar Rosso.
Con l’avanzare del piano, si rafforzano le preoccupazioni sulla crescente militarizzazione della regione. La presenza di attori globali nel Mar Rosso conferma il suo ruolo centrale negli scenari geopolitici futuri, trasformandolo in uno spazio di competizione tra potenze.
Per il Sudan, il via libera definitivo alla base russa potrebbe rappresentare un’opportunità, ma anche un ulteriore elemento di tensione in un contesto già segnato da instabilità e conflitti irrisolti.



