La Spagna si avvicina a una possibile riduzione dell’orario lavorativo settimanale senza variazioni di stipendio. Entro la fine del 2025, il governo di Pedro Sánchez punta a introdurre una riforma che limiti l’orario settimanale da 40 a 37,5 ore.
Tuttavia, il percorso per trasformare questa proposta in legge si preannuncia accidentato, con ostacoli sia in Parlamento che nel mondo imprenditoriale, dove la misura non gode di ampio consenso.
Se approvata, la riforma coinvolgerebbe circa 12,5 milioni di lavoratori e si tradurrebbe in una riduzione di mezz’ora al giorno della giornata lavorativa, mantenendo invariata la retribuzione.
Il provvedimento, considerato una delle iniziative chiave della vicepresidente e ministra del Lavoro Yolanda Díaz, è il risultato di un anno di trattative con i sindacati e di un confronto serrato con le associazioni imprenditoriali.
L’obiettivo è quello di regolamentare in maniera più stringente l’orario di lavoro, ponendo limiti più chiari agli straordinari non contabilizzati e garantendo il diritto alla disconnessione, impedendo ai datori di lavoro di contattare i dipendenti al di fuori dell’orario prestabilito.
Il mondo imprenditoriale ha accolto la proposta con scetticismo. Secondo Antonio Garamendi, il presidente del CEOE, la principale organizzazione imprenditoriale della Spagna, il processo negoziale non ha assicurato un vero dialogo tra le parti, ma si è configurato piuttosto come una decisione imposta dal governo.

La preoccupazione principale delle imprese riguarda l’impatto che una riduzione dell’orario potrebbe avere sulla produttività e sui costi aziendali.
L’iter parlamentare si prospetta complicato. L’approvazione del disegno di legge non è garantita, data l’opposizione di vari gruppi politici. Vox, formazione di estrema destra, ha definito l’iniziativa un’operazione di propaganda della ministra Díaz, accusandola di perseguire solo obiettivi di visibilità personale.
Anche Junts per Catalunya, partito indipendentista catalano, ha espresso riserve, ritenendo difficile che la riforma venga approvata nella sua forma attuale. Il partito di Carles Puigdemont, dal 2023 interlocutore chiave del governo per la maggioranza parlamentare, continua a giocare un ruolo decisivo nel sostenere o bloccare le iniziative dell’esecutivo, condizionandole spesso a concessioni su altre questioni politiche.
Parallelamente, il dibattito sulla riduzione dell’orario lavorativo si intreccia con tensioni più ampie all’interno del Parlamento spagnolo. Junts ha recentemente ottenuto che si discutesse una mozione per valutare se Pedro Sánchez dovesse sottoporsi a un voto di fiducia, nonostante la Costituzione attribuisca questa decisione esclusivamente al presidente del governo.
Anche se un’eventuale votazione non avrebbe conseguenze legali dirette, si tratterebbe di un’ulteriore prova della fragilità della maggioranza e delle pressioni a cui l’esecutivo è sottoposto.
Nei prossimi mesi, la discussione sulla riduzione dell’orario lavorativo si svilupperà in un contesto politico complesso, dove ogni schieramento cercherà di utilizzarla come strumento di pressione o di consenso.
Se e come la riforma vedrà la luce dipenderà dalle capacità negoziali del governo e dalla volontà dei partiti di trovare un compromesso accettabile per tutti.



