Diogene – Agenzia 31/01/2025

Sanità: 23% della spesa privata grava sulle famiglie povere, Sud più colpito

DN-ITA-310125 – Un sistema sanitario che contribuisce all’impoverimento emerge dal 20° rapporto del Crea-Sanità. Tra i dati analizzati, uno inedito evidenzia come il 23% dei 41,4 miliardi di spesa sanitaria privata sia sostenuto da famiglie già in condizioni di povertà, che spesso rinunciano alle cure o cadono ulteriormente nell’indigenza. Il fenomeno delle spese sanitarie considerate “catastrofiche” dall’Oms, ovvero quelle che superano il 40% della capacità di spesa delle famiglie, colpisce l’8,6% dei nuclei familiari residenti in Italia (11,8% tra quelli che affrontano spese sanitarie), pari a 2,3 milioni di famiglie. Il Mezzogiorno è l’area più esposta (9,9%), seguito dal Nord-Est (9,0%), mentre Nord-Ovest e Centro si attestano al 7,0%. Tra le regioni, la Puglia registra l’incidenza più alta (13,2%), la Liguria quella più bassa (7,0%). Le famiglie più vulnerabili sono quelle con anziani over 75 soli (15,1%) o in coppia (17,7%). Non si tratta di una spesa eccessiva per prestazioni inutili, come evidenzia un’analisi dell’Università Bocconi: il 40% della spesa privata è destinato a visite, esami e farmaci prescritti su ricetta del Servizio sanitario nazionale. Un dato che indica come molti cittadini, dopo un primo accesso al servizio pubblico, si rivolgano al privato a causa delle lunghe attese. Questa dinamica spiega perché 3,4 milioni di famiglie dichiarino di dover ridurre le spese sanitarie e 1,2 milioni rinuncino completamente alle cure. Le disparità emergono anche nel finanziamento della sanità pubblica: il peso economico ricade su appena il 20% della popolazione, mentre il restante 80% contribuisce in misura inferiore rispetto ai servizi ricevuti. Il rapporto evidenzia una “esagerata sperequazione dei redditi a livello nazionale” con implicazioni sulla sostenibilità del sistema sanitario, che grava su una quota limitata di contribuenti. Sebbene non esplicitato nel rapporto, il disequilibrio appare legato all’evasione fiscale, che lascia a pochi il compito di finanziare sanità e welfare. Il divario tra l’Italia e il resto d’Europa si amplia anche sul fronte delle risorse pubbliche destinate alla sanità: se il Pil pro capite italiano è inferiore del 19,7% rispetto alla media dei Paesi fondatori dell’Ue, la differenza nella spesa sanitaria pubblica sale al 44,1%. (Diogene Notizie)


Migranti: criticità sanitarie nel trasferimento in Albania, ong denunciano rischi

DN-ITA-310125 – L’ultimo trasferimento di 49 persone nel centro di Shëngjin ha messo in evidenza nuove criticità legate al Protocollo Italia-Albania. Tra i principali problemi segnalati, l’assenza di una certificazione individuale per ogni persona trasferita, l’affidamento dello screening medico a personale militare e la mancanza di trasparenza sugli strumenti utilizzati per l’accertamento dell’età. Questi elementi, secondo diverse organizzazioni sanitarie attive nel soccorso civile e nella tutela della salute dei migranti, confermano i rischi sanitari e le possibili violazioni dei diritti umani legati all’accordo bilaterale. Le preoccupazioni si sono rafforzate dopo che sei delle 49 persone trasferite in Albania sono state successivamente rimpatriate in Italia: quattro risultate minori e due con vulnerabilità sanitarie. Le organizzazioni mediche, tra cui la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), Mediterranea Saving Humans, Emergency, Medici senza frontiere, ResQship, Sea-Watch, Sea-Eye e Open Arms, sottolineano l’inadeguatezza del sistema di screening. In particolare, la decisione di affidare le visite mediche a personale della Marina Militare viene giudicata impropria sotto il profilo clinico e deontologico, poiché il personale sanitario operante in contesti civili dovrebbe mantenere indipendenza e un approccio centrato sul paziente. Secondo il Codice dell’Ordinamento Militare, inoltre, i medici delle forze armate possono occuparsi di civili solo in casi di calamità pubbliche e infortuni, circostanze che non rientrano nel Protocollo stabilito dal Ministero dell’Interno. Altre criticità riguardano l’assenza di documentazione sanitaria individuale, già segnalata da alcuni parlamentari durante una visita al centro di Shëngjin. Questa mancanza, che nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) italiani è vietata dalla Direttiva del Ministero dell’Interno del 19 maggio 2022, rischia di compromettere le tutele sanitarie per i migranti. Restano dubbi anche sui metodi utilizzati per la verifica dell’età durante il pre-screening a bordo delle navi militari, che dovrebbero rispettare criteri multidisciplinari per garantire il principio del superiore interesse del minore. Ulteriori preoccupazioni emergono sul trattenimento delle persone trasferite, il cui periodo di privazione della libertà risulta prolungato oltre il limite delle 48 ore previste per la convalida giudiziaria. Secondo le organizzazioni sanitarie, la detenzione amministrativa ha un impatto negativo sulla salute mentale, in particolare per i soggetti vulnerabili soccorsi in mare. Alla luce di queste criticità, le associazioni rinnovano la loro opposizione al Protocollo e invitano i professionisti sanitari a prendere posizione contro le misure adottate. (Diogene Notizie)


R.D. Congo: Unicef, peggiora la crisi umanitaria nell’est del Paese, 282mila bambini sfollati

DN-EST-310125 – La situazione umanitaria nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo continua a deteriorarsi a causa dell’intensificarsi del conflitto e del crescente numero di sfollati. Negli ultimi tre mesi, nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu, si sono registrati 658mila nuovi sfollati, tra cui almeno 282mila bambini. Gli scontri, ormai giunti alle porte di Goma, capoluogo del Nord Kivu, hanno costretto migliaia di persone a fuggire dai campi di accoglienza nella periferia nord e ovest della città, cercando rifugio in altre zone urbane. Per molti si tratta dell’ennesimo spostamento forzato nel giro di poche settimane. L’Unicef segnala che la situazione a Goma ha raggiunto livelli estremamente critici, aggravando una crisi umanitaria già al limite. La popolazione civile, esposta a eventi traumatici, si trova in condizioni di estrema vulnerabilità, senza accesso a cibo, acqua, elettricità e comunicazioni. Molti evitano di spostarsi per paura di essere coinvolti nei combattimenti, mentre le infrastrutture sanitarie risultano insufficienti a rispondere alle emergenze. L’affollamento e le precarie condizioni igienico-sanitarie favoriscono la diffusione di malattie come colera, morbillo e vaiolo, mentre la mancanza di posti letto negli ospedali rende difficile l’accesso alle cure, spingendo le famiglie a evitare le strutture sanitarie per timore dei combattimenti. L’Unicef ha inoltre ricevuto segnalazioni di un numero crescente di bambini separati dalle loro famiglie, esposti al rischio di rapimenti, reclutamento da parte di gruppi armati e violenze sessuali. Per far fronte all’emergenza, l’agenzia chiede 22 milioni di dollari per garantire assistenza umanitaria, tra cui acqua potabile, farmaci, cure per i bambini malnutriti e servizi di protezione. Il peggioramento della crisi, secondo l’Unicef, rende sempre più urgente un intervento per fermare l’escalation militare, che sta aggravando le condizioni già critiche dell’infanzia nella regione. (Diogene Notizie)


Myanmar: organizzazioni per i diritti umani chiedono azione internazionale contro la giunta militare

DN-EST-310125 – Alla vigilia del quarto anniversario del colpo di Stato in Myanmar, 46 organizzazioni per i diritti umani sollecitano la comunità internazionale a rafforzare gli sforzi per garantire che i responsabili delle atrocità siano chiamati a risponderne. Amnesty International ha reso noto che il 2025 potrebbe segnare un punto di svolta, in un contesto in cui l’esercito birmano, pur mantenendo il potere, sta perdendo terreno in diverse aree del Paese. L’organizzazione sottolinea la necessità di intensificare le azioni per assicurare giustizia e rafforzare la tutela dei diritti umani. Dal colpo di Stato del 1° febbraio 2021, la giunta militare ha ucciso oltre 6.000 persone, ne ha arrestate arbitrariamente più di 20.000 e ha ripreso le esecuzioni capitali. Gli sfollati interni hanno superato i 3,5 milioni, mentre le organizzazioni per i diritti umani denunciano crimini di guerra e contro l’umanità, tra cui torture, attacchi indiscriminati e blocco degli aiuti umanitari. Il 2024 è stato il peggior anno dal 2017 per la violenza contro la comunità rohingya, con uomini, donne e bambini intrappolati nello stato di Rakhine nel conflitto tra le forze armate e l’Esercito dell’Arakan. Nella dichiarazione diffusa per l’anniversario, le organizzazioni chiedono alle parti in conflitto di rispettare il diritto internazionale e collaborare con i meccanismi di giustizia, tra cui il Meccanismo indipendente d’indagine su Myanmar. L’appello è rivolto anche agli stati dell’ASEAN e ai Paesi della regione, affinché aumentino la pressione sulla giunta militare, bloccando la fornitura di armi e il trasporto di carburante per l’aviazione e sostenendo le indagini internazionali, inclusa l’estradizione dei presunti responsabili. A livello globale, si registrano progressi nella giustizia internazionale. Nel novembre 2024, la procura della Corte penale internazionale ha richiesto un mandato d’arresto per il generale Min Aung Hlaing, accusato di crimini contro l’umanità per deportazione e persecuzione dei rohingya tra agosto e dicembre 2017 in Myanmar e Bangladesh. Ulteriori provvedimenti sono attesi nei confronti di altri alti ufficiali dell’esercito. Dal 24 febbraio al 4 aprile, la situazione del Myanmar sarà esaminata dal Consiglio Onu per i diritti umani. Le organizzazioni rinnovano l’appello alle Nazioni Unite affinché adottino un approccio più incisivo e una risoluzione che ponga fine all’impunità per i crimini commessi nel Paese. (Diogene Notizie)


Volontariato: oltre 15mila giovani impegnati nelle Caritas diocesane, ricerca analizza motivazioni e aspettative

DN-ITA-310125 – Più di 15mila giovani in Italia partecipano attivamente alle attività delle Caritas diocesane attraverso il volontariato, il servizio civile e altri progetti. Un’indagine condotta su un campione di 632 ragazzi tra i 16 e i 35 anni, equamente distribuiti nelle diverse regioni, ha permesso di tracciare un profilo di chi sceglie di dedicarsi a queste esperienze. I dati rivelano che il 68,4% degli intervistati è composto da ragazze, con un’età media di 24,4 anni, mentre il 97,2% ha cittadinanza italiana. L’analisi, presentata oggi da Caritas Italiana con il titolo “Giovani in Caritas: tra sogno e realtà”, esplora aspirazioni, ostacoli e prospettive dei giovani impegnati, fornendo elementi di riflessione per migliorare il funzionamento e l’approccio dell’organizzazione. Lo studio, illustrato da Walter Nanni del Servizio Studi e Ricerche di Caritas Italiana, è stato seguito da un intervento di Diego Mesa (Caritas Brescia), che ha approfondito il legame tra mondo giovanile e volontariato, evidenziando criticità e opportunità. I dati raccolti indicano che, nonostante le difficoltà economiche e le disuguaglianze sociali, il desiderio di solidarietà resta forte tra le nuove generazioni. Il 71,7% degli intervistati dichiara di essere mosso dal bisogno di “aiutare gli altri”, un elemento che conferma il radicamento dell’impegno per il bene comune. La ricerca evidenzia inoltre come, in situazioni di emergenza, l’adesione al volontariato aumenti, coinvolgendo anche giovani meno vicini a questi ambienti. (Diogene Notizie)


Francia: oltre 5.000 medici contro i tagli all’Assistenza Medica Statale

DN-EST-310125 – Più di 5.000 medici e professionisti della salute si oppongono alla riduzione dei fondi per l’Assistenza Medica Statale (AME), decisa il 31 gennaio dal comitato congiunto. La misura, considerata una minaccia per il diritto alla salute, viene denunciata come un attacco alla sanità pubblica e all’etica medica. Gli operatori sanitari sottolineano che limitare l’accesso alle cure non solo danneggia i pazienti più vulnerabili, ma rischia di aggravare il sistema sanitario, aumentando il ricorso alle strutture di emergenza. Secondo i firmatari, la revisione dell’AME nel 2019 e il rapporto presentato nel 2023 da Claude Evin e Patrick Stefanini dimostrano che l’assistenza fornita non è eccessiva né utilizzata impropriamente. Inoltre, non esistono evidenze che la misura incentivi i flussi migratori. Piuttosto, una riduzione delle cure accessibili comprometterebbe la salute pubblica, con costi umani e sanitari elevati. Il principio della sanità universale è ritenuto un pilastro del modello sociale francese, basato sui diritti umani e sull’accesso incondizionato alle cure. I medici ribadiscono che nessuna riforma dovrebbe minare questi principi e rifiutano qualsiasi forma di selezione dei pazienti in base alla loro nazionalità o condizione economica. (Diogene Notizie)


Brexit: cinque anni dopo, tra rimpianti, crisi economica e nuovi equilibri

DN-ECO-310125 – A cinque anni dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, la disillusione ha preso il posto delle promesse di un’epoca di prosperità e indipendenza. Il dibattito sulla Brexit, che aveva infiammato il paese con la promessa di maggiore sovranità e un sistema economico più solido, si scontra oggi con una realtà fatta di difficoltà economiche, crescita stagnante e un impatto negativo sugli scambi commerciali. Un recente sondaggio di YouGov evidenzia un crescente rimpianto tra gli elettori britannici: il 55% ritiene che la Brexit sia stata un errore, mentre solo il 30% ne difende ancora la scelta. L’economia del Regno Unito mostra segni di rallentamento: il commercio con l’UE ha subito un drastico calo tra il 2021 e il 2023, con le esportazioni britanniche diminuite del 27% e le importazioni del 32%. Secondo un rapporto dell’Università di Aston di Birmingham, il mercato unico europeo non è stato rimpiazzato da alternative vantaggiose, lasciando molte imprese britanniche in difficoltà. Sul fronte dell’immigrazione, uno dei temi chiave del referendum, la Brexit non ha prodotto i risultati attesi. Sebbene i flussi migratori dall’UE siano diminuiti, l’immigrazione netta da paesi extraeuropei ha raggiunto livelli record, con un impatto sui settori a bassa retribuzione e alta intensità di manodopera. Il governo conservatore ha introdotto nuove restrizioni, limitando la possibilità per studenti e lavoratori di portare con sé le proprie famiglie, mentre l’attuale premier laburista Keir Starmer ha annunciato un piano per affrontare il fenomeno in modo strutturale. Sul piano internazionale, il Regno Unito cerca un nuovo equilibrio nelle relazioni con l’UE. L’approccio di Starmer punta a ricucire i rapporti con Bruxelles senza rientrare nel blocco comunitario, mentre cresce il dibattito interno sulla possibilità di un ritorno nel mercato unico e nell’unione doganale. Intanto, Londra rafforza la cooperazione in materia di difesa con la Germania e cerca di mantenere un canale diplomatico aperto con gli Stati Uniti, nonostante la posizione critica di Donald Trump nei confronti dell’UE e della NATO. (Diogene Notizie)


Bosch: utili in calo del 33%, previsti tagli del personale

DN-ECO-310125 – La crisi dell’industria automobilistica e dell’ingegneria meccanica ha avuto un forte impatto sul gruppo Bosch nel 2024. Secondo i dati preliminari, l’utile operativo (EBIT) è sceso di un terzo rispetto all’anno precedente, fermandosi a 3,2 miliardi di euro contro i 4,8 miliardi del 2023. Anche il fatturato ha registrato una flessione dell’1%, attestandosi a 90,5 miliardi di euro. La crescente concorrenza, in particolare dalla Cina, l’incertezza normativa e il rallentamento della domanda hanno penalizzato il colosso tedesco, che non ha raggiunto gli obiettivi di crescita prefissati. L’azienda ha puntato su mobilità elettrica, pompe di calore, idrogeno e tecnologie sostenibili, ma la crescita in questi settori è risultata inferiore alle attese. Il continuo impegno in investimenti strategici ha inciso sulla redditività, anche se nessuna divisione ha chiuso in perdita. Per il 2025, Bosch prevede un contesto ancora difficile, con un’espansione moderata dell’economia globale, mentre le riprese di Stati Uniti e Cina potrebbero essere più rapide del previsto. La politica economica del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, viene osservata con attenzione, in particolare le misure protezionistiche come l’aumento dei dazi contro l’Europa. Bosch ha investito miliardi negli USA in acquisizioni e nella produzione di semiconduttori e continuerà a espandere la propria presenza nella regione, ritenuta ancora sottodimensionata rispetto al potenziale di mercato. Per far fronte alla difficile situazione, Bosch ha avviato un piano di riduzione dei costi che prevede tagli del personale. Entro il 2024, il numero di dipendenti a livello globale scenderà del 3%, attestandosi sotto le 418.000 unità. Sono già stati annunciati oltre 12.000 licenziamenti, con 6.000 posti a rischio in Germania, anche nei settori dell’elettromobilità e del software. I sindacati hanno contestato duramente le misure, mentre l’azienda motiva i tagli con la ridotta domanda di auto elettriche e il rinvio di progetti da parte delle case automobilistiche. Nonostante le difficoltà, Bosch punta a una ripresa nel 2025. Una previsione più dettagliata sarà fornita a maggio, quando verranno pubblicati i dati ufficiali del bilancio annuale. (Diogene Notizie)


Spagna: una famiglia su quattro con bambini vive sotto la soglia di povertà

DN-EST-310125 – In Spagna, il 27,3% delle famiglie con figli si trova in condizioni di povertà, secondo un rapporto della Fundación Alternativas. Lo studio, condotto dai professori di Economia applicata dell’Università Rey Juan Carlos I, Jesús Ruiz e Luis Ayala, evidenzia un deterioramento della situazione e sottolinea come le politiche attuali per la famiglia e l’infanzia non siano state sufficienti a contrastare il problema. Il documento propone misure ai partiti politici per invertire la tendenza. I dati mostrano un forte squilibrio nella distribuzione del reddito: un bambino su quattro appartiene al 20% più povero della popolazione, mentre solo il 15% rientra nel quintile più ricco. Le famiglie monogenitoriali, quelle di immigrati e quelle con più figli risultano le più esposte alla povertà. L’impatto della crisi economica ha aggravato la situazione, rendendo insufficiente il reddito da lavoro per molte famiglie, specialmente quelle numerose. Le politiche di sostegno alle famiglie in Spagna hanno un peso molto ridotto rispetto alla media europea. Prima della crisi, il paese destinava a queste misure meno della metà delle risorse rispetto agli altri stati dell’Eurozona. La spesa per la protezione sociale di famiglie e minori si attesta all’1,3% del PIL, un valore inferiore del 40% rispetto alla media UE. Gli autori del rapporto chiedono un cambio di rotta e propongono l’adozione di un sistema universale di protezione per le famiglie con figli, con prestazioni universali e un aumento delle attuali misure di sostegno economico. Tra le proposte figurano l’incremento delle prestazioni non contributive per i figli a carico fino a 100 euro al mese, un potenziamento del sistema di garanzia del reddito e maggiori incentivi per i lavoratori a basso reddito. Inoltre, viene sollecitata l’attivazione di un programma mirato alla riduzione della povertà infantile e di meccanismi di prevenzione delle emergenze alimentari. (Diogene Notizie)


Africa: emergenza sanitaria in crescita, epidemie e tagli ai finanziamenti aggravano la crisi

DN-EST-310125 – L’Africa sta affrontando un’escalation di emergenze sanitarie, con un aumento significativo delle epidemie in tutto il continente. Secondo i dati, le crisi sanitarie sono passate da 153 nel 2022-23 a 242 nel 2024, sollevando timori sulla possibilità che la regione diventi l’epicentro della prossima pandemia globale. Parallelamente, i tagli ai finanziamenti da parte delle nazioni più ricche, inclusa la sospensione di 90 giorni degli aiuti sanitari statunitensi, mettono a rischio decenni di progressi nella sanità pubblica. Gli esperti avvertono che, senza interventi urgenti, fino a 4 milioni di persone potrebbero morire ogni anno a causa di malattie prevenibili e curabili, riportando gli standard sanitari ai livelli dei primi anni 2000. L’impatto economico della crisi è altrettanto drammatico: il continente rischia perdite di miliardi di dollari annui e l’aumento del carico di malattie potrebbe spingere ulteriori 39 milioni di persone nella povertà estrema, aggravando la già fragile situazione socio-economica. Nel Malawi, uno dei paesi più colpiti, le epidemie di colera, malaria e morbillo continuano a mettere sotto pressione un sistema sanitario con risorse limitate. La grave epidemia di colera del 2023, con oltre 1.700 vittime, ha evidenziato la carenza di accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici. Il governo, con il supporto di partner internazionali, ha rafforzato le misure di sorveglianza e risposta alle emergenze, ma la riduzione dei finanziamenti esteri potrebbe compromettere la tenuta del sistema sanitario. Ancora più critica la situazione nella Repubblica Democratica del Congo orientale, in particolare a Goma, dove l’insicurezza e gli sfollamenti hanno creato condizioni ideali per la diffusione di malattie mortali. La città, con una densità abitativa estremamente elevata e un milione di sfollati, registra un aumento delle infezioni a causa della carenza di acqua potabile e assistenza sanitaria. L’emergere della variante altamente trasmissibile Clade 1b del virus Mpox, diffusosi in 21 paesi africani, ha già causato migliaia di vittime, colpendo soprattutto bambini e giovani. Le stesse condizioni hanno alimentato focolai di morbillo e colera, mettendo a rischio milioni di persone. L’Africa CDC ha mobilitato risorse per fornire vaccini e forniture sanitarie essenziali, ma il conflitto in corso ostacola la distribuzione degli aiuti. Le autorità sanitarie sottolineano che gli aiuti umanitari non saranno sufficienti a contenere la crisi e sollecitano i governi africani a porre fine alle guerre che aggravano l’emergenza sanitaria. Per il Malawi e molte altre nazioni africane, la crisi attuale evidenzia l’urgenza di investire nella sicurezza sanitaria, potenziare la sorveglianza epidemiologica e ridurre la dipendenza dai finanziamenti esteri, sviluppando strategie di finanziamento più sostenibili per la salute pubblica. (Diogene Notizie)