Farmaci essenziali negati ai poveri: big pharma aumenta le disparità

L’Access to Medicine Index 2024, pubblicato dalla Access to Medicine Foundation, offre una panoramica su come le principali aziende farmaceutiche globali affrontano la sfida dell’accesso ai medicinali essenziali, evidenziando progressi limitati e disuguaglianze in crescita.

L’indice, che valuta 20 aziende leader in base a tre pilastri principali – governance dell’accesso, ricerca e sviluppo (R&S) e distribuzione dei prodotti – mostra che, nonostante alcune iniziative promettenti, la disparità tra i paesi ricchi e quelli a basso e medio reddito (LMIC) continua ad ampliarsi, lasciando miliardi di persone senza trattamenti salvavita.

Per la prima volta, Novartis ha superato GSK, che deteneva il primato dal 2008, posizionandosi al vertice della classifica. Novartis ha raggiunto questo risultato grazie al suo impegno nella ricerca di nuove terapie mirate a malattie trascurate e alla promozione di strategie di distribuzione più inclusive.

Tuttavia, il rapporto sottolinea che la performance complessiva del settore rimane stagnante rispetto all’edizione precedente e lontana dall’affrontare adeguatamente le necessità crescenti nei LMIC.

Uno degli aspetti più preoccupanti evidenziati dal rapporto è la diminuzione del numero di progetti di ricerca e sviluppo prioritari per malattie che colpiscono in modo sproporzionato i paesi più poveri, come malaria, tubercolosi e malattie tropicali trascurate. Questo declino rischia di aggravare ulteriormente le disuguaglianze esistenti, lasciando intere popolazioni senza accesso a nuovi trattamenti.

Per esempio, il numero di progetti di R&S attivi per queste malattie è calato significativamente rispetto al ciclo precedente dell’indice, un dato che solleva interrogativi sull’impegno del settore verso le sfide sanitarie globali.

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Sul fronte della distribuzione, il rapporto evidenzia l’inefficacia degli attuali modelli di trasferimento tecnologico e delle licenze volontarie, che restano insufficienti per garantire una disponibilità locale di farmaci nei LMIC.

La maggior parte dei medicinali essenziali, nonostante la loro importanza, rimane inaccessibile a miliardi di persone. Questo accade in parte perché i pazienti nei paesi più poveri sono spesso esclusi dagli studi clinici, riducendo ulteriormente le loro possibilità di accedere a trattamenti innovativi.

Il CEO della Access to Medicine Foundation, Jayasree K. Iyer, ha sottolineato che gli sforzi dell’industria farmaceutica, pur presenti, non riescono a tenere il passo con le crescenti necessità sanitarie globali. “Finché non si farà di più, molti trattamenti salvavita rimarranno inaccessibili”, ha dichiarato, sollecitando le aziende a impegnarsi maggiormente per ridurre il divario nell’accesso ai farmaci.

Tra le raccomandazioni proposte dal rapporto, emerge l’urgenza di adottare strategie più trasparenti nella segnalazione del numero di pazienti raggiunti, oltre a promuovere un maggiore coinvolgimento di popolazioni diversificate negli studi clinici.

Inoltre, l’indice insiste sull’importanza di innovare i modelli di licenza e trasferimento tecnologico per aumentare la disponibilità globale di farmaci essenziali, specialmente nei paesi con sistemi sanitari fragili.

Nonostante alcune iniziative promettenti da parte delle aziende, come i progetti di Novartis e GSK per migliorare la distribuzione di farmaci contro malattie tropicali trascurate, il panorama complessivo resta critico.

L’Access to Medicine Index si conferma uno strumento fondamentale per monitorare i progressi e identificare le aree in cui sono necessarie azioni immediate, chiedendo alle aziende farmaceutiche di essere responsabili dei loro impegni e di contribuire a un sistema sanitario globale più equo.

In un mondo in cui miliardi di persone continuano a lottare per accedere a trattamenti essenziali, l’indice ricorda che ridurre le disuguaglianze globali nella salute non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un passo cruciale per costruire un futuro più resiliente per tutti.

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