L’accesso alla cittadinanza e i diritti fondamentali degli stranieri costituiscono il punto centrale della ricerca svolta da Idos, che offre da anni un’analisi accurata e critica della situazione legata all’immigrazione in Italia.
Nonostante siano trascorsi più di 25 anni di discussioni e proposte legislative, il quadro giuridico legato alla cittadinanza è rimasto invariato.
La legge 91/1992, che regola l’acquisizione della cittadinanza, viene considerata obsoleta da molti, eppure nessuna delle riforme proposte, come lo ius soli o lo ius culturae, ha trovato la forza politica per essere approvata.
Questo immobilismo legislativo ha delle conseguenze concrete per la vita di milioni di immigrati che vivono stabilmente nel Paese.
Sebbene negli ultimi anni il numero di acquisizioni di cittadinanza abbia superato la soglia delle 200mila unità all’anno, questa cifra è legata principalmente a processi di naturalizzazione che richiedono più di dieci anni di residenza continuativa.
Il fenomeno è amplificato dalle sanatorie degli anni precedenti, ma ciò non nasconde il fatto che per molte persone il percorso verso la cittadinanza resta lungo e tortuoso.
Le naturalizzazioni ordinarie rappresentano la maggior parte dei casi, con una minima percentuale di acquisizioni per matrimonio o per diritto di nascita.
La situazione è particolarmente critica per i minori di origine straniera nati o cresciuti in Italia. L’analisi di Idos segnala come, nonostante la presenza di 1,3 milioni di giovani con background migratorio, solo una piccola frazione riesca a ottenere la cittadinanza italiana.
Questi ragazzi, spesso pienamente integrati nel tessuto sociale italiano, restano esclusi dai diritti politici e dalle opportunità legate alla cittadinanza, una condizione che si riflette anche nell’ambito educativo: su quasi un milione di studenti stranieri iscritti nelle scuole italiane, due su tre sono nati in Italia, eppure continuano a essere considerati cittadini stranieri.
Ma la mancanza di cittadinanza non è l’unico problema. Il Dossier mette in evidenza le difficoltà che molti immigrati affrontano nell’accesso ai diritti fondamentali.

Misure come il Reddito di cittadinanza o l’assegnazione delle case popolari sono spesso negate agli stranieri a causa di requisiti di residenza stringenti, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale che hanno dichiarato illegittime queste discriminazioni.
Diverse regioni continuano a imporre vincoli di residenza pluriennale per accedere a questi benefici, escludendo di fatto una grande parte della popolazione straniera.
Il problema è aggravato dai ritardi burocratici che caratterizzano l’intero sistema. Le pubbliche amministrazioni italiane, spesso sovraccariche e inefficaci, faticano a gestire le pratiche relative ai permessi di soggiorno, alle domande di asilo e ai visti.
I tempi di attesa per ottenere documenti essenziali possono protrarsi per anni, congelando l’accesso degli immigrati a servizi fondamentali come l’assistenza sanitaria o i sussidi per le famiglie in difficoltà.
Secondo il presidente di Idos, Luca Di Sciullo, questa situazione ha creato una vera e propria subordinazione strutturale degli immigrati rispetto ai cittadini italiani. Questa subordinazione si manifesta non solo nell’accesso ai diritti, ma anche nella partecipazione alla vita sociale e politica del Paese.
Gli immigrati, anche dopo anni di residenza legale e lavoro in Italia, continuano a essere trattati come cittadini di seconda classe, esclusi da molte opportunità e spesso vittime di disfunzioni burocratiche che ostacolano la loro integrazione.
Lo studio lancia un appello urgente per una riforma del sistema che renda più semplice e giusto l’accesso alla cittadinanza e ai diritti per tutti coloro che vivono stabilmente in Italia. Solo attraverso interventi mirati sarà possibile superare le disuguaglianze che oggi colpiscono milioni di persone e garantire un futuro più inclusivo per tutti.



