Il governo cinese sta intensificando gli sforzi per influenzare le scelte riproduttive delle donne in un contesto di declino demografico. Negli ultimi anni, la popolazione in Cina ha subito una contrazione significativa, e ciò ha spinto le autorità a mettere in atto una serie di misure per incoraggiare la nascita di più figli.
Il governo ha avviato campagne in tutto il Paese, utilizzando una combinazione di incentivi, monitoraggio e interventi diretti nella vita privata delle famiglie, mirati a invertire questa tendenza.
Le autorità locali sono diventate sempre più proattive, con funzionari che offrono vitamine prenatali e visitano le famiglie per monitorare la loro situazione riproduttiva. Alcune donne hanno segnalato episodi in cui i funzionari hanno chiesto loro di posare con i loro neonati per registri ufficiali, suscitando sentimenti di invadenza e disagio.
Parallelamente, il governo ha lanciato corsi educativi nelle università, volti a promuovere una visione positiva del matrimonio e della maternità, e ha persino installato cartelloni in spazi pubblici che incoraggiano le coppie a non rimandare la decisione di avere figli.
Molte di queste iniziative riflettono una crescente preoccupazione da parte delle autorità per il tasso di fertilità estremamente basso della Cina, che attualmente si stima attorno a 1,0 figli per donna, tra i più bassi al mondo.
Le donne, tuttavia, non vedono con favore queste incursioni nelle loro vite private. Alcune si lamentano sui social media del fatto che le richieste governative sono intrusive, con funzionari che chiedono informazioni personali, come le date dei cicli mestruali.
Molte sono anche preoccupate per le difficoltà finanziarie legate all’allevamento dei figli, aggravate dall’elevato costo della vita e dalla necessità di bilanciare carriera e famiglia.
Il controllo sulla fertilità non è una novità per il governo cinese, che per decenni ha imposto la politica del figlio unico, con misure severe come multe e aborti forzati. Negli ultimi anni, tuttavia, l’attenzione si è spostata, passando dal controllo delle nascite al tentativo di incentivare la crescita della popolazione.
La politica è cambiata nel 2021, consentendo alle coppie di avere fino a tre figli, ma i risultati finora non sono stati incoraggianti.
Le reazioni al monitoraggio governativo sono contrastanti. Alcune donne apprezzano l’attenzione, sentendosi sostenute durante la gravidanza, mentre altre si sentono sopraffatte da questa intromissione.

Alcuni commentatori osservano che, sebbene il governo non sia tornato agli eccessi della politica del figlio unico, la pressione per avere figli è palpabile, evidenziando una continuità nella mentalità di controllo delle scelte riproduttive delle donne.
Questo approccio ha suscitato timori tra le donne e le attiviste per i diritti, preoccupate che l’intromissione del governo possa intensificarsi in futuro. L’accesso all’aborto, ad esempio, è sotto stretta supervisione in alcune città, con requisiti che includono permessi dai funzionari per le donne che desiderano interrompere la gravidanza oltre le 14 settimane.
Anche se tali misure erano state adottate per prevenire selezioni di genere, ora molte donne temono che possano essere utilizzate per scoraggiare ulteriormente l’aborto, nel tentativo di far crescere la popolazione.
Le politiche cinesi sulla fertilità mostrano un chiaro segnale: il governo vuole riavere un ruolo di primo piano nella gestione delle nascite, anche se questo significa intromettersi in alcune delle decisioni più personali delle donne.
La demografia ha sempre giocato un ruolo cruciale nell’economia cinese, alimentando la crescita del Paese per decenni. Tuttavia, il rapido declino della popolazione, combinato con un tasso di fertilità tra i più bassi al mondo, sta ora minacciando la sua stabilità economica a lungo termine.
La Cina, che fino a poco tempo fa vantava la popolazione più numerosa del pianeta, rischia di perdere questa posizione a favore dell’India, che nel 2023 ha ufficialmente superato la Cina, raggiungendo circa 1,428 miliardi di abitanti secondo le stime delle Nazioni Unite.
Questo sorpasso demografico rappresenta una sfida significativa per Pechino. La popolazione invecchiante e la diminuzione della forza lavoro potrebbero rallentare la crescita economica, aumentando il carico sui sistemi previdenziali e sanitari.
Nel 2022, il tasso di crescita della popolazione cinese ha registrato un calo storico, con il numero di nascite sceso a 9,56 milioni, inferiore al numero di decessi, creando così un saldo negativo. Nel 2023, la popolazione cinese è ufficialmente diminuita per la prima volta in oltre 60 anni, con una perdita di circa 850.000 persone.
L’impatto di questo declino demografico è notevole anche sul mercato del lavoro. La forza lavoro cinese si è ridotta di oltre 41 milioni di persone tra il 2011 e il 2021, e la tendenza non mostra segni di inversione.
Ciò ha gravi implicazioni per un’economia in cui la manodopera a basso costo ha svolto un ruolo centrale nell’affermare la Cina come fabbrica del mondo. Di fronte a una popolazione che invecchia e a una forza lavoro ridotta, il governo cinese sta tentando di mantenere la competitività economica attraverso l’automazione e l’innovazione tecnologica, ma questi sforzi potrebbero non essere sufficienti a contrastare il calo della popolazione attiva.



