Diogene – Agenzia 02/07/2024

Tassare gli ultra ricchi per ottenere 250 miliardi di dollari, la proposta di Oxfam

Diogenenews 02/07/2024: Un’imposta del 2% sui patrimoni dei circa 3.000 miliardari del mondo potrebbe generare un gettito annuo tra 200 e 250 miliardi di dollari. Estendendo questa tassa ai possessori di una ricchezza netta superiore ai 100 milioni di dollari, si potrebbero ottenere ulteriori 100-140 miliardi di dollari all’anno. Queste sono le previsioni presentate in un rapporto redatto dall’economista Gabriel Zucman, direttore dell’Osservatorio Fiscale Europeo, su richiesta della Presidenza brasiliana del G20, in vista dell’incontro G20 Finanze che si terrà a fine luglio a Rio. Il rapporto è stato citato dall’Oxfam. Il documento evidenzia che l’implementazione di questo nuovo standard globale potrebbe avvenire anche senza l’adesione di tutti i Paesi. Secondo Oxfam, la misura contribuirebbe a ridurre la disparità nei sistemi fiscali, dove i contribuenti più ricchi, in molti Paesi, inclusa l’Italia, pagano proporzionalmente meno tasse dirette e indirette rispetto ai cittadini con redditi o patrimoni inferiori. Negli ultimi quarant’anni, i miliardari hanno ottenuto, in media, un rendimento lordo annuo del 7,5% e hanno pagato all’erario solo lo 0,3% del valore dei loro patrimoni. La proposta di Zucman ridurrebbe il rendimento netto annuo per i miliardari dal 7,2% al 5,5%, con un impatto minimo sulle loro decisioni di risparmio e investimento. (Diogenenews 02/07/2024)


L’Onu e l’agenda 2030, percorso sempre più difficile a causa delle guerre

Diogenenews 02/07/2024: La guerra e la carenza di finanziamenti hanno ostacolato i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite, compresi quelli legati alla lotta contro il cambiamento climatico, secondo quanto affermato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Nel 2015, gli Stati membri avevano adottato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui l’eliminazione della povertà estrema e della fame entro il 2030. Tuttavia, Guterres ha dichiarato che il mondo non è in grado di raggiungere questi traguardi: “La nostra incapacità di garantire la pace, contrastare il cambiamento climatico e riformare il sistema finanziario globale sta ostacolando lo sviluppo”, ha detto durante un incontro a New York. Ha aggiunto che è urgente accelerare le azioni per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, dato che solo il 17% degli obiettivi è attualmente sulla buona strada. Le guerre in Ucraina, Gaza e Sudan, insieme all’aumento dei disastri climatici e del costo della vita, sono tra i fattori che impediscono il raggiungimento di questi obiettivi. Guterres ha definito “scandaloso e imperdonabile” il fatto che così tante persone non abbiano accesso ai bisogni fondamentali, sottolineando la necessità di portare la pace nelle zone di conflitto e di potenziare gli sforzi per una transizione ecologica. Nonostante tutto, ci sono segnali di speranza, come la riduzione dei nuovi contagi da HIV, l’aumento dell’accesso a Internet e la crescita dell’uso delle energie rinnovabili. Infine, Guterres ha evidenziato la necessità di aumentare la capacità di prestito delle banche di sviluppo per fornire maggiori risorse per il clima e lo sviluppo sostenibile. (Diogenenews 02/07/2024)


Anche la Fondazione Veronesi firma il Manifesto contro la Povertà Energetica

Diogenenews 02/07/2024: Il Presidente Paolo Veronesi ha firmato il Manifesto contro la povertà energetica, promosso dal Banco dell’energia, che evidenzia una forma di povertà meno visibile ma crescente in Italia e in Europa. Oltre due milioni di famiglie italiane sono coinvolte in questa situazione, che impatta negativamente sulla qualità della vita e sulla salute. La Fondazione Umberto Veronesi, in occasione della European Sustainable Energy Week, ha aderito al Manifesto “Insieme per contrastare la povertà energetica”, lanciato dal Banco dell’energia nel 2016. Questo ente filantropico mira a creare una rete di organizzazioni pubbliche, private e del terzo settore per combattere la povertà energetica. Secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), il costo dell’energia domestica è aumentato significativamente, lasciando circa 2,2 milioni di famiglie italiane in povertà energetica nel 2019, mentre in Europa un cittadino su quattro è affetto dal problema. L’Osservatorio europeo sulla povertà energetica (EPOV) è stato istituito nel 2017 e nel 2021 è stato lanciato l’Energy Poverty Advisory Hub (EPAH) per affrontare localmente la questione. La direttiva (UE) 2019/944 richiede ai paesi membri di adottare misure di protezione per i clienti vulnerabili. Le cause della povertà energetica sono molteplici: basso reddito, inefficienza energetica delle abitazioni e degli elettrodomestici, difficoltà nell’accesso agli incentivi per l’efficientamento energetico, mancanza di risorse economiche per anticipare le spese di ristrutturazione, il tutto aggravato dall’aumento dei costi energetici. La pandemia ha esacerbato queste difficoltà, evidenziando come la qualità della vita durante il lockdown sia stata legata alle condizioni abitative e al comfort domestico, con un aumento dei consumi di riscaldamento che ha aggravato le difficoltà nel pagamento delle bollette. La crisi energetica preoccupa istituzioni e legislatori, poiché potrebbe ostacolare la transizione energetica necessaria per affrontare la crisi climatica. Scelte ambiziose per la transizione ecologica, senza adeguati supporti sociali, potrebbero avere impatti negativi sulle fasce a basso reddito. Il Manifesto propone azioni concrete come sensibilizzare i policy maker e l’opinione pubblica, definire politiche e strumenti di intervento, educare all’efficienza energetica, supportare la mappatura e il monitoraggio della povertà energetica e promuovere progetti territoriali. (Diogenenews 02/07/2024)


Il divario nell’accesso ai centri estivi tra Nord e Sud d’Italia allarga la forbice della povertà educativa

Diogenenews 02/07/2024: Alla chiusura delle scuole, molti bambini e adolescenti in Italia si trovano di fronte a nuove opportunità estive, che però non sono equamente accessibili in tutto il paese, accentuando così la povertà educativa esistente. I centri estivi e le attività scolastiche extra-curriculari non solo supportano le famiglie, ma sono anche cruciali per contrastare la perdita di apprendimento estivo, conosciuta come “summer learning loss”. Secondo i dati Openpolis del 2019, solo il 9,8% dei bambini e ragazzi tra i 3 e i 14 anni in Italia ha accesso a centri estivi, con una forte disparità regionale: in Emilia Romagna la partecipazione è del 17,6%, mentre nel Sud continentale scende drasticamente al 2,2%. Durante l’anno scolastico, molte aree del Paese sono già colpite dalla povertà educativa, che peggiora ulteriormente durante l’estate a causa della chiusura delle scuole e della mancanza di alternative. Emilia Romagna e Lombardia si distinguono positivamente con una copertura del 17,6% e 15,9% rispettivamente. In contrasto, regioni come Calabria (2,3%), Puglia (1,6%) e Campania (1,1%) mostrano una quasi totale assenza di tali servizi. Milano è tra le città con la migliore offerta, con il 34,9% dei minori che possono accedere a centri estivi. Città come Taranto, Crotone, Bari, e Napoli registrano meno di 0,65 utenti ogni 100 minori, evidenziando una grave mancanza di investimenti in strutture educative essenziali. I centri estivi non sono solo spazi di svago, ma rappresentano strumenti educativi e sociali fondamentali. Attraverso attività ludiche, sportive e laboratori, questi centri aiutano a prevenire la perdita di apprendimento estivo, promuovono la socializzazione e garantiscono il diritto al gioco, sancito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia. La carenza di questi servizi nel Sud e nelle città di medie dimensioni non è solo una questione numerica, ma di diritti negati. La disparità nell’accesso alle opportunità educative è strettamente legata al luogo di residenza, perpetuando un ciclo di povertà educativa da una generazione all’altra. L’Italia deve puntare a politiche educative che garantiscano pari opportunità a tutti i bambini, indipendentemente dal luogo di nascita, come sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia. L’articolo 31 di questa Convenzione riconosce il diritto dei bambini al riposo, al tempo libero, al gioco e alle attività ricreative. Senza interventi adeguati, i giovani cresciuti nell’abbandono istituzionale potrebbero cercare altrove il senso di appartenenza che lo Stato non ha fornito, portando a situazioni di disagio che potrebbero essere evitate con una maggiore attenzione alle politiche educative inclusive. (Diogenenews 02/07/2024)


Ad Haiti ogni minuto un bambino diventa sfollato per la violenza armata

Diogenenews 02/07/2024: In Haiti, la violenza continua dei gruppi armati ha portato a un aumento del 60% del numero di bambini sfollati interni dall’inizio di marzo, che equivale a un bambino sfollato ogni minuto. Le stime attuali indicano che quasi 600.000 persone, la metà delle quali sono bambini, sono ora sfollate all’interno del paese e necessitano urgentemente di assistenza umanitaria. “I bambini di Haiti affrontano numerosi pericoli, tra cui violenze gravi e livelli critici di sfollamento,” ha dichiarato la Direttrice esecutiva dell’UNICEF, Catherine Russell. “Sono le principali vittime della crisi umanitaria in corso, e hanno disperato bisogno di un ambiente sicuro e protettivo, oltre a un maggiore supporto e finanziamenti da parte della comunità internazionale.” I bambini e gli adolescenti sfollati ad Haiti sono esposti a un rischio maggiore di violenza, sfruttamento e abusi sessuali, e sono più propensi a essere separati dalle loro famiglie. Il loro accesso a servizi essenziali come spazi sicuri, assistenza sanitaria, acqua pulita e servizi igienici è spesso interrotto. Il rischio di malattie, in particolare del colera, sta aumentando a causa delle pessime condizioni igieniche nei campi e negli insediamenti di fortuna. Le chiusure scolastiche e le difficoltà finanziarie causate dalla violenza in corso hanno costretto molti bambini a lasciare la scuola. Inoltre, l’instabilità politica di lunga data e le condizioni economiche disastrose hanno contribuito alla proliferazione dei gruppi armati. Senza altri mezzi di sopravvivenza o protezione, sempre più bambini sono costretti a unirsi a questi gruppi, in chiara violazione dei loro diritti e del diritto internazionale. Con il 90% della popolazione di Haiti che vive in povertà e tre milioni di bambini che necessitano di aiuti umanitari, questa nuova ondata di sfollati interni coincide con una stagione degli uragani definita “iperattiva” dal Centro nazionale per le operazioni di emergenza. Recentemente, un tornado ha distrutto le case di 650 bambini a Bassin Bleu, nel dipartimento del Nord-Ovest. Il sistema sanitario, che già prima dell’ultima escalation di violenza riusciva a malapena a tenere il passo con la domanda, ora si prepara ad affrontare la stagione delle piogge, che potrebbe aggravare ulteriormente i focolai di malattie trasmesse dall’acqua. Sono già stati segnalati più di 84.000 casi sospetti di colera. “I bisogni ad Haiti continuano a crescere, così come i pericoli per i bambini. Tutti hanno un ruolo da svolgere per porre fine a questa situazione, permettendo ai bambini di tornare a scuola, di essere al sicuro e di accedere ai servizi di base. I bambini non devono pagare con la loro vita e il loro futuro una crisi generata dagli adulti,” ha concluso Russell. (Diogenenews 02/07/2024)


Arrestato titolare azienda dove morì Satnam Singh

Diogenenews 02/07/2024: I carabinieri della compagnia di Latina hanno arrestato Antonello Lovato, il titolare dell’azienda di Latina dove è morto il bracciante indiano Satnam Singh lo scorso 19 giugno. L’ipotesi di reato è quella di omicidio doloso con dolo eventuale. Secondo la Procura di Latina “ove l’indiano, deceduto per la copiosa perdita di sangue, fosse stato tempestivamente soccorso, si sarebbe con ogni probabilità salvato”. Lovato, nelle ore immediatamente successive all’incidente, aveva parlato di una leggerezza del 31enne: “Avevo avvisato il lavoratore di non avvicinarsi al mezzo, ma lui ha fatto di testa sua”. Il bracciante non aveva un contratto di lavoro regolare. Quella mattina era rimasto agganciato al macchinario avvolgiplastica a rullo trainato da un trattore che gli aveva poi tranciato di netto il braccio destro, oltre che schiacciargli gli arti inferiori. “Le condizioni del lavoratore dopo l’infortunio- scrive la Procura- sono risultate talmente gravi da rendere evidente la necessità di un tempestivo soccorso”. Che non ci fu. Satnam Singh venne caricato su un van e abbandonato davanti alla sua abitazione, con il braccio trasportato in una cassetta per la raccolta degli ortaggi. (Diogenenews 02/07/2024)


In Germania un bambino su sette è a rischio povertà

Diogenenews 02/07/2024: Un bambino su sette in Germania è a rischio di povertà. L’Ufficio federale di statistica tedesco (Destatis) ha pubblicato i risultati dell’indagine sul “reddito e le condizioni di vita 2023” nel Paese. In base a ciò, nel 2023, un bambino su 7 di età inferiore ai 18 anni nel Paese (circa 2,1 milioni di bambini) è esposto al rischio di povertà. Mentre il tasso di rischio di povertà nella popolazione totale della Germania è stato del 14,4%, questo tasso è stato del 14% nei minori. Mentre il rischio di povertà per i bambini e i giovani è stato del 15% nel 2022, questo tasso è sceso al 14,8% lo scorso anno. Secondo Destatis, la misura in cui i bambini e i giovani del Paese sono a rischio di povertà dipende anche dal livello di istruzione dei loro genitori. L’anno scorso, il tasso di rischio di povertà per i bambini e i giovani sotto i 18 anni i cui genitori avevano un livello di istruzione inferiore, come un diploma di scuola secondaria o nessuna qualifica professionale, è stato del 36,8%, mentre il 14,3% dei bambini e dei giovani i cui genitori avevano un livello di istruzione intermedio e completato la formazione professionale è stato a rischio di povertà. Tra i bambini e i giovani i cui genitori avevano un livello di istruzione superiore, come un master o una laurea, il 5,8% è stato a rischio di povertà. “La povertà non è solo finanziaria, ma può riflettersi anche in fattori sociali. Nel 2023, quasi una persona su quattro sotto i 18 anni in Germania (23,9%) è stato a rischio di povertà o esclusione sociale”. Destatis considera a rischio di povertà chiunque abbia un reddito inferiore al 60% di quello mediano (in ordine decrescente) della popolazione totale. (Diogenenews 02/07/2024)


Da Bei e Banca Etica 60 milioni di euro per stimolare investimenti in parità di genere, inclusione dei rifugiati e sviluppo nel Mezzogiorno

Diogenenews 02/07/2024: L’accordo da 60 milioni di euro firmato da Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (BEI), e Anna Fasano, presidente di Banca Etica, punta a promuovere l’integrazione lavorativa dei rifugiati, migliorare i servizi per loro, facilitare l’accesso al credito per le imprese guidate da donne e sostenere i progetti nelle regioni di coesione. Si prevede che questo finanziamento stimolerà investimenti nell’economia reale per oltre 165 milioni di euro, generando un impatto positivo duraturo. Gelsomina Vigliotti ha sottolineato che questo accordo è cruciale per supportare tre pilastri fondamentali: la parità di genere, migliori condizioni di vita per i rifugiati e lo sviluppo economico del Sud Italia. Ha affermato che la BEI, attraverso il supporto finanziario e i servizi di consulenza, mira a sostenere l’economia reale e promuovere uno sviluppo inclusivo e una società più equa e sostenibile. Anna Fasano ha evidenziato l’importanza per Banca Etica di essere la prima banca italiana a collaborare con la BEI in questo ambito, sottolineando l’impegno dell’istituto nel finanziare l’economia sociale e sostenere coloro che sono a rischio di esclusione finanziaria, come rifugiati e donne imprenditrici. L’accordo è articolato in tre segmenti principali: Imprese femminili: Almeno il 30% delle risorse sarà destinato alle PMI guidate da donne, con l’obiettivo di ridurre il divario di genere e offrire maggiori opportunità di finanziamento. Servizi per i rifugiati: Un altro 30% dei fondi sarà impiegato per migliorare le infrastrutture e i servizi sociali per i rifugiati, supportandone l’integrazione professionale e migliorando le loro condizioni di vita attraverso investimenti in abitazioni, istruzione e formazione professionale. Regioni di coesione: L’ultimo 30% delle risorse sarà destinato alle PMI operanti nelle regioni di coesione, rafforzando il tessuto economico e sociale, creando opportunità lavorative e riducendo le disparità regionali. Il programma Social Inclusive Finance Technical Assistance (SIFTA), finanziato dall’InvestEU Advisory Hub, fornirà assistenza tecnica gratuita per aiutare Banca Etica nell’allocazione delle risorse. Dal suo lancio nel 2022, SIFTA ha sostenuto circa 60 operatori di microfinanza e istituti di credito in oltre 20 paesi dell’UE, supportando la preparazione di investimenti, l’analisi del portafoglio e la creazione di pipeline operative. (Diogenenews 02/07/2024)


I progressi dell’Indonesia nella riduzione della povertà

Diogenenews 02/07/2024: Nel marzo 2024, il numero totale di poveri in Indonesia era di 25,22 milioni, rispetto ai 28,28 milioni di marzo 2014. Pertanto, il numero di poveri è diminuito in media di circa 300.000 all’anno, con un tasso di declino nelle aree rurali pari a superiore a quello delle aree urbane. Il tasso di povertà nelle aree rurali è stato ridotto all’11,8% nel marzo 2024, ovvero 2,4 punti percentuali in meno rispetto al tasso del 14,2% nel marzo 2014. Nelle aree urbane, il tasso di aumento delle famiglie povere è diminuito di 1,25 punti percentuali rispetto a 10 anni fa, attestandosi a quasi il 7,1%. Le aree con tassi di povertà elevati includono le Molucche e la Papua, con un tasso del 19,39%. Intanto procede con grande difficoltà la costruzione della nuova capitale Nusantara, che dovrebbe essere inaugurata il prossimo 17 agosto. Il mese scorso si sono dimessi senza dare spiegazioni ufficiali i due principali dirigenti che stanno seguendo il progetto di costruzione della nuova capitale dell’Indonesia, Nusantara. Il trasferimento della capitale da Giacarta a una zona centrale del Borneo, fino a pochi anni fa completamente occupata da foreste, è un ambizioso piano del presidente uscente Joko “Jokowi” Widodo, presentato nel 2019 e approvato nel 2022. L’attuale capitale Giacarta è infatti una città con molti problemi: abitata da 10 milioni di persone, è congestionata dal traffico, inquinatissima, senza parchi o spazi culturali e soggetta a frequenti alluvioni. Il problema principale è l’innalzamento del livello del mare e il contemporaneo sprofondare della città: il suolo di Giacarta sprofonda in alcune zone della città fino a 15 centimetri l’anno. Secondo il governo indonesiano la nuova capitale verrà completata nel 2045, l’anno del centesimo anniversario dell’indipendenza della nazione dai Paesi Bassi. (Diogenenews 02/07/2024)


Unicef Francia e il progetto “300 città a misura di bambino”

Diogenenews 02/07/2024: Di fronte a tre milioni di bambini in povertà , le 300 “città a misura di bambino” della rete Unicef ​​Francia avranno il loro bel da fare. Questi comuni o intercomuni si sono impegnati con l’Unicef ​​a realizzare un piano d’azione, approvato dal consiglio comunale, orientato attorno a 5 impegni e 13 raccomandazioni. “Grazie alle loro competenze nell’azione sociale locale, nell’istruzione, nella ristorazione scolastica, nell’assistenza all’infanzia, nella sanità e nella mobilità, o nella lotta contro la discriminazione, gli enti locali svolgono un ruolo essenziale per soddisfare i bisogni immediati di questi bambini e promuovere la loro inclusione”, ha ricordato Adeline Hazan, presidente dell’Unicef ​​Francia, in un comunicato stampa del 20 giugno diffuso al termine dell’incontro nazionale delle “Città amiche dei bambini”. Se la povertà infantile è una “realtà multidimensionale che compromette la realizzazione dei loro diritti”, in concreto ciò si traduce in ostacoli all’accesso a beni e servizi essenziali: istruzione, sanità, buona alimentazione, alloggi dignitosi, o altri meno essenziali ma decisivi come le attività culturali e ricreative (leggi il nostro box). I convegni, le tavole rotonde e i workshop, organizzati in occasione dell’incontro nazionale delle “città a misura di bambino”, hanno avuto l’obiettivo di “ mettere in luce le leve che le città e gli intercomuni devono rafforzare per attuare politiche pubbliche adeguate, concrete ed efficaci”. La politica dei prezzi della città sembra essere una delle principali leve per consentire a tutti l’accesso alla mensa scolastica, alle attività sportive, culturali e ricreative. Ma non è l’unico. Le città devono innanzitutto individuare i propri bisogni per effettuare una diagnosi territoriale che permetta, in particolare, di identificare le risorse disponibili sul territorio. Dovranno inoltre garantire l’ accessibilità delle informazioni alle famiglie in situazioni di esclusione. Ciò comporterà la verifica che queste famiglie ricevano e comprendano i sistemi esistenti nel loro comune. Le comunità possono anche essere proattive e implementare azioni per “raggiungere” i bambini e le famiglie in situazioni di estrema povertà. Dovranno impegnarsi in un lavoro di partenariato tra diversi attori (comuni, associazioni, istituzioni) per realizzare progetti trasversali di contrasto alla povertà. Infine, un’altra leva è quella della formazione degli agenti comunali affinché possano individuare e sostenere efficacemente i bambini e le famiglie in situazioni di povertà. Ospitando l’evento, la città di Lille ha dimostrato, ad esempio, la sua strategia trasversale per combattere la povertà familiare e infantile, nonché per tenere conto dei bambini nella sua concezione della città dal punto di vista dei bambini. “Difendere i diritti dei bambini è un atto di resistenza di fronte al ritiro. Le città a misura di bambino stanno aprendo la strada per garantire l’effettività dei diritti dei bambini ovunque”, ha dichiarato Charlotte Brun, vice educatrice cittadina e città a misura di bambino presso il municipio di Lille. (Diogenenews 02/07/2024)