80 anni da Auschwitz: l’odio persiste, la memoria vacilla

Ieri sera, circa 700 persone si sono riunite presso il Centro Comunitario Ignatz Bubis di Francoforte per una giornata dedicata alla commemorazione e al dibattito in occasione dell’80° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, avvenuta grazie all’Armata Rossa il 27 gennaio 1945

Tra i partecipanti, personalità di spicco del panorama politico, culturale, economico e religioso tedesco, tra cui il cancelliere Olaf Scholz, il presidente della comunità ebraica locale Benjamin Graumann, il giornalista Michel Friedman e il presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster.

Il ricordo che obbliga a riflettere
Durante il dibattito intitolato “80 anni dalla liberazione di Auschwitz – E adesso?”, Michel Friedman ha espresso parole che hanno colpito profondamente i presenti. “Cinquanta persone della mia famiglia furono assassinate dai tedeschi”, ha ricordato, per poi lanciare un duro monito: “A 80 anni dalla liberazione di Auschwitz, la vita ebraica è ancora in pericolo in Germania, più minacciata e fragile che mai”.

Friedman ha sottolineato come l’antisemitismo continui a trovare spazio nel Paese, nonostante le promesse politiche e sociali. “La Germania garantisce che non c’è posto per l’odio, ma ogni giorno vediamo l’opposto”, ha detto. L’autore ha anche espresso un’amara riflessione personale: si domanda ancora se i suoi genitori abbiano sbagliato a tornare in Germania e se i suoi figli debbano continuare a viverci.

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La minaccia dell’antisemitismo oggi
Benjamin Graumann ha messo in luce un fenomeno inquietante: dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, molti ebrei in Germania hanno scelto di ritirarsi dalla vita pubblica per paura. “L’idea che i miei figli possano vivere in sicurezza in questo Paese è diventata un’illusione”, ha affermato.

L’attrice e attivista Sarah Maria Sander ha condiviso esperienze personali di minacce e odio ricevuti online. Ha chiesto maggiore protezione per gli ebrei e un’azione decisa contro slogan violenti come “Intifada”, proponendo il loro divieto.

Un impegno che non deve cessare
Nel suo discorso, il cancelliere Olaf Scholz ha ribadito l’impegno della Germania a combattere l’antisemitismo con azioni concrete. Ha ricordato l’introduzione di leggi più severe contro chi sostiene il terrorismo o incita all’odio antisemita e ha sottolineato che la Germania deve mantenere viva la memoria della Shoah, trasmettendola alle nuove generazioni.

“La responsabilità della Germania non finirà mai”, ha dichiarato Scholz, evidenziando l’importanza di non relativizzare i crimini del passato e di affrontare i fatti storici con chiarezza.

La democrazia come sfida quotidiana
Marc Grünbaum, membro del consiglio della comunità ebraica di Francoforte, ha messo in guardia contro l’ascesa dell’estrema destra in Germania, con il partito AfD che è ormai la seconda forza politica del Paese. Ha esortato Scholz ad accettare la sfida di difendere la democrazia contro la propaganda del cosiddetto “culto della colpa”.

Un anniversario per riflettere e agire
Il 27 gennaio segna l’80° anniversario della liberazione di Auschwitz, il luogo simbolo dell’Olocausto dove i nazisti sterminarono oltre un milione di persone, per lo più ebrei. Dal 1996, questa giornata è riconosciuta in Germania come il Giorno della Memoria dell’Olocausto.

Per la prima volta, la comunità ebraica di Francoforte ha commemorato questa ricorrenza con una serie di eventi che hanno unito riflessione storica e attualità, ribadendo che la memoria non può limitarsi al passato, ma deve guidare le azioni di oggi. L’invito, lanciato dai partecipanti, è chiaro: il ricordo di Auschwitz deve tradursi in un impegno concreto e continuo per garantire che odio e antisemitismo non trovino più spazio nella società.

“File:Bundesarchiv Bild 183-N0827-318, KZ Auschwitz, Ankunft ungarischer Juden.jpg” by Ernst Hofmann or Bernhard Walte is licensed under CC BY-SA 3.0.