Sta provocando un aspro dibattito una delibera di iniziativa popolare, recentemente approdata in Commissione del Comune di Torino, dopo aver raccolto migliaia di firme in breve tempo. Il titolo, “Nuove tutele per il diritto alla casa – censimento e restituzione alla città di alloggi in stato di non uso”, evidenzia il cuore della proposta.
La delibera, nelle sue premesse, richiama lo Statuto del Comune di Torino, che impegna l’amministrazione a tutelare i diritti fondamentali, promuovendo dignità, libertà, e uguaglianza sociale. Tra gli obiettivi statutari richiamati vi sono la tutela del diritto alla casa, alla salute e all’istruzione, nonché il perseguimento di uno sviluppo economico equilibrato. Inoltre, si sottolinea il ruolo del Consiglio Comunale nel definire strategie per il diritto all’abitare, garantendo che le linee programmatiche della Giunta siano allineate alle necessità sociali ed economiche del territorio.
Rilevanti sono anche i riferimenti giuridici. La delibera richiama la sentenza n. 217 del 1988 della Corte Costituzionale, che riconosce il diritto all’abitazione come requisito essenziale di uno Stato sociale democratico. A rafforzare questo principio, la sentenza n. 404 del 1988 e la più recente sentenza n. 128 del 2021 ribadiscono il dovere collettivo di prevenire situazioni di privazione abitativa, qualificando il diritto alla casa tra quelli inviolabili dell’uomo, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione.
A livello internazionale, il testo fa riferimento a norme fondamentali come l’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ratificato dall’Italia nel 1977), l’articolo 34 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, e l’articolo 31 della Carta Sociale Europea (ratificata nel 1999). Questi strumenti giuridici sottolineano l’impegno a garantire l’accesso all’abitazione come diritto umano universale.
La delibera si sofferma inoltre sulle gravi carenze nelle politiche abitative, evidenziando dati sugli sfratti e sulle famiglie in povertà assoluta. Tra le criticità segnalate, figurano il sottodimensionamento dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), risultato di decenni di disinvestimenti, e la crescente frammentazione del mercato delle locazioni, che aggrava disuguaglianze e discriminazioni, specialmente verso stranieri, studenti e altre fasce vulnerabili. Si segnala, infine, l’espansione incontrollata del mercato delle locazioni turistiche, che peggiora ulteriormente la situazione.

Per affrontare tali problemi, la delibera propone una serie di azioni concrete, tra cui:
Censimento degli alloggi inutilizzati: mappare gli immobili abbandonati da oltre due anni per ottenere dati affidabili su numero, localizzazione e caratteristiche.
Diffida ai grandi proprietari: obbligarli a giustificare il mancato utilizzo degli immobili e a proporre soluzioni di riutilizzo entro tre mesi.
Promozione dell’uso sociale degli immobili: rilanciare l’agenzia comunale Lo.C.A.Re per facilitare la gestione delle case vuote, offrendo incentivi ai proprietari disposti a collaborare.
Sanzioni: introdurre misure fiscali e requisizioni temporanee per i proprietari che non ottemperano, affrontando così le emergenze abitative.
La campagna “Vuoti a Rendere”, sostenuta da numerosi enti e associazioni locali, si propone di spingere l’amministrazione a intervenire in un ambito che, finora, ha visto disinteresse a livello statale, regionale e comunale.
Qui il testo integrale della delibera di iniziativa popolare presentata a Torino https://www.vuotiarendere.org/delibera/



