domenica, Dicembre 7, 2025

Teocrazia algoritmica: Meta licenzia i guardiani dell’IA

«Meno persone, meno discussioni». È la frase che un dirigente di Meta — quelli che ormai parlano come algoritmi — ha usato per giustificare 600 licenziamenti nella divisione AI. Traduzione: più silenzio, meno contraddittorio, più velocità. La nuova equazione della Silicon Valley: l’intelligenza artificiale cresce, la naturale scompare.

È la logica perfetta del potere tecnologico: eliminare chi rallenta, chi dubita, chi domanda “sicuri che sia legale?”. Il pensiero critico diventa un bug di sistema. L’efficienza, invece, è l’ideologia che giustifica tutto: anche l’idiozia.

Perché di idiota, nel senso etimologico di chi pensa solo a sé, c’è molto in questa scelta. Meta, l’azienda che ha promesso il “metaverso della connessione umana”, oggi connette meno esseri umani al suo interno.
Taglia le squadre che si occupano di rischio, privacy e conformità — proprio quelle imposte dalla Federal Trade Commission dopo aver ingannato miliardi di utenti sui loro dati. In cambio, affida i controlli a sistemi automatizzati, cioè agli stessi meccanismi che deve controllare.
È come mettere un ladro a capo della polizia e chiamarlo “ottimizzazione dei processi”.

Il paradosso è quasi poetico: un colosso dell’intelligenza artificiale che licenzia la propria coscienza naturale. E allora la domanda, surreale ma non troppo, viene spontanea: che cosa farà Meta il giorno in cui la sua IA deciderà di non essere d’accordo con i capi? Licenzierà anche lei?
O la riprogrammerà per essere più docile, come fa con i dipendenti che ragionano? Perché l’idea di fondo è questa: non servono persone intelligenti, servono algoritmi obbedienti.

Il problema è che l’algoritmo non ha paura del giudice, non sa cos’è un diritto, non conosce la vergogna. E quando sbaglia, nessuno arrossisce.
Il capo della privacy di Meta dice che “l’automazione garantisce risultati più coerenti”. Certo. Coerentemente pericolosi, coerentemente irresponsabili, coerentemente disumani.

Dietro l’eufemismo “riduzione dei team di revisione” c’è lo svuotamento dei controlli. È il solito mantra: meno burocrazia, più innovazione.
Peccato che in questo caso la burocrazia serviva a evitare scandali, multe miliardarie e violazioni di massa. Ma il capitalismo digitale non impara: la privacy è un intralcio, la trasparenza è un costo, la sicurezza un orpello.
E allora via i guardiani, via i freni, avanti tutta. Solo che un treno senza freni non arriva prima: arriva a pezzi.

La verità è che Meta non è un’azienda tecnologica: è una teocrazia algoritmica. Ha i suoi dogmi (“innovare è bene”), i suoi sacerdoti (“data scientist senior”), i suoi eretici (“chi chiede garanzie”) e le sue indulgenze (“accettate i cookie”). E come tutte le teocrazie, non sopporta il dissenso.
L’intelligenza artificiale serve a costruire macchine sempre più smart per dirigenti sempre più stupidi.

C’è un’altra parola chiave nei corridoi del potere digitale: “selezione naturale”. Chi non regge il ritmo, fuori. E qui il darwinismo si fa caricatura: sopravvive il più rapido, non il più adatto. Il lavoratore lento ma scrupoloso, il tecnico che alza la mano e dice “attenzione”, l’analista che legge le clausole: tutti inutili. Nel nuovo ecosistema, la selezione non è naturale: è aziendale. E produce una nuova specie dominante, l’homo efficientis, che scambia l’accelerazione per evoluzione.

Ma non è evoluzione: è una regressione morale. Stiamo costruendo una civiltà dove il pensiero è sostituito dal calcolo, la responsabilità dal log, la verità dal prompt. E ogni volta che una multinazionale taglia persone in nome della velocità, taglia anche una parte di umanità.

“Riducendo le conversazioni”, diceva la nota interna. Già: meno conversazioni. Meno domande, meno risposte, meno etica. È così che si costruisce il futuro? Un futuro dove a decidere tutto è un codice scritto da chi non vuole mai essere contraddetto?

L’ironia è che la chiamano intelligenza artificiale. Ma quello che cresce, più che l’intelligenza, è la stupidità naturale di chi confonde il silenzio con l’efficienza e l’obbedienza con la genialità. E se un giorno l’IA diventasse davvero più intelligente di noi, la prima cosa che farebbe sarebbe consigliarci di smettere di comportarci come idioti.

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