Il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito, considerato una delle istituzioni più importanti e amate del Paese, si trova in una condizione di crisi senza precedenti.
Un recente rapporto, commissionato dal governo britannico, mette in luce una serie di problemi sistemici, tra cui lunghi tempi di attesa per l’accesso alle cure, ospedali che versano in condizioni precarie e inadeguatezze nel trattamento dei pazienti con disturbi mentali, spesso costretti in strutture fatiscenti e malsane.
Inoltre, la carenza di apparecchiature diagnostiche, come gli scanner per la risonanza magnetica, pone il Regno Unito ben al di sotto degli standard di molti Paesi comparabili.
Questo rapporto, pubblicato su richiesta del nuovo primo ministro, Keir Starmer, rappresenta una delle prime mosse del governo laburista per affrontare l’eredità disastrosa lasciata dai precedenti governi conservatori.
Le elezioni generali, vinte dal partito laburista, hanno evidenziato come il malcontento per la gestione del sistema sanitario sia stato uno dei principali motivi che hanno spinto gli elettori a votare per un cambiamento radicale.
Secondo il rapporto, i problemi attuali del NHS non sono frutto di eventi isolati, ma il risultato di anni di politiche di austerità portate avanti dai governi conservatori dal 2010 in poi.
Durante questo periodo, i tagli alla spesa pubblica hanno ridotto in modo significativo gli investimenti nel settore sanitario, compromettendo l’efficienza del servizio e portando a un deterioramento progressivo delle strutture, della tecnologia e delle risorse umane disponibili.
La riduzione degli investimenti ha reso il sistema sempre meno competitivo rispetto ad altre nazioni europee. La capacità del NHS di rispondere alle esigenze della popolazione è stata ulteriormente indebolita da una serie di riforme amministrative, che hanno creato una struttura frammentata e complessa, contribuendo al peggioramento della qualità dei servizi offerti.
Starmer ha riconosciuto l’enorme sfida che il suo governo deve affrontare per riportare il sistema sanitario britannico a uno standard accettabile. In un piano decennale che descrive come la più grande riforma del NHS dalla sua fondazione nel 1948, il primo ministro ha promesso di concentrare gli sforzi sulla digitalizzazione del servizio, trasferendo parte delle cure dagli ospedali sovraccarichi verso strutture comunitarie più agili e investendo significativamente nella prevenzione.
Tuttavia, ha anche avvertito che, a causa della gravità della situazione ereditata, i britannici dovranno prepararsi a vedere un peggioramento prima che si possa intravedere un vero miglioramento.
Uno degli aspetti più devastanti del rapporto riguarda il peggioramento delle condizioni del sistema sanitario durante il decennio 2010-2019, quando i governi conservatori hanno attuato politiche di austerità particolarmente rigide. In quegli anni, la spesa sanitaria è cresciuta a un tasso di appena l’1%, molto al di sotto della media storica del 3,4%.
Questa cronica mancanza di finanziamenti ha lasciato il NHS vulnerabile di fronte all’aumento della domanda di servizi, in gran parte dovuto all’invecchiamento della popolazione e all’incremento delle malattie croniche.
Il rapporto, curato da Ara Darzi, stimato chirurgo e membro della Camera dei Lord, non si limita a una fredda analisi delle carenze strutturali del sistema, ma sottolinea l’impatto umano di queste politiche: le lunghe attese nei pronto soccorso hanno causato migliaia di decessi evitabili ogni anno, con una stima di 14.000 vittime annue attribuibili a ritardi nelle cure.
Inoltre, i risultati per i pazienti oncologici sono decisamente inferiori rispetto a quelli di altri Paesi europei, con tassi di mortalità “significativamente più elevati” in Gran Bretagna.
Una parte cruciale del deterioramento del NHS è legata alla riforma sanitaria del 2012, promossa dall’allora segretario alla Salute conservatore Andrew Lansley, una riforma che il rapporto definisce una “calamità senza precedenti”.
Quella ristrutturazione aveva l’obiettivo di introdurre una maggiore competizione all’interno del sistema sanitario, ma ha finito per frammentare il servizio, compromettendo la capacità di gestione e riducendo il morale del personale medico.
L’implementazione di una gerarchia amministrativa troppo complessa ha limitato la flessibilità e la capacità di reazione degli operatori sanitari, che si sono trovati a dover fare i conti con una burocrazia opprimente e con un sottofinanziamento cronico.
Starmer ha descritto i risultati del rapporto come “imperdonabili” e ha espresso solidarietà nei confronti dei cittadini britannici, che hanno subito per anni le conseguenze di questa mala gestione. Ha sottolineato che l’NHS, essendo parte integrante della vita di ogni cittadino, rappresenta molto più di un semplice servizio pubblico.

I fallimenti del sistema sanitario, ha affermato Starmer, sono una questione di vita o di morte per migliaia di persone.
Il governo laburista, pur ereditando una situazione così compromessa, ha già delineato le sue priorità per il rilancio del servizio sanitario.
Oltre alla digitalizzazione e alla decentralizzazione delle cure, Starmer ha indicato l’importanza di migliorare la gestione delle risorse umane e di affrontare con urgenza la carenza di personale, un problema che è stato aggravato dal blocco delle assunzioni e dalla fuga di medici e infermieri verso altri Paesi europei, dove le condizioni di lavoro sono migliori.
Il rapporto Darzi evidenzia inoltre come la pandemia di Covid-19 abbia esacerbato i problemi già esistenti. Quando la crisi sanitaria globale ha colpito, il NHS era già in una condizione di fragilità, con un numero di letti ospedalieri e personale nettamente inferiore rispetto ad altri sistemi sanitari di Paesi a reddito elevato.
Gli ospedali, sotto pressione, hanno dovuto ritardare o cancellare cure di routine, creando un arretrato che ancora oggi fatica a essere smaltito. Questo ha portato a un drammatico aumento dei tempi di attesa per le cure, con il numero di persone in fila nei pronto soccorso che è più che raddoppiato negli ultimi quindici anni.
Nonostante la gravità della situazione, gli esperti, come Jennifer Dixon della Health Foundation, mantengono una certa fiducia nella capacità del NHS di riprendersi, a condizione che vengano fornite risorse sufficienti e che venga attuata una riforma seria e ponderata.
L’eredità dei governi conservatori è stata devastante per il servizio sanitario britannico, ma con un impegno serio da parte del governo laburista, esiste ancora la possibilità di riparare il danno fatto e restituire ai cittadini britannici un sistema sanitario degno della loro fiducia.



