Uno squilibrio preoccupante rischia di travolgere il Servizio Sanitario Nazionale: se fino al 2027 la carenza di specialisti rimarrà una criticità con circa 25.000 unità mancanti, dal 2028 la situazione potrebbe ribaltarsi, con serie conseguenze sui livelli occupazionali.
Secondo uno studio dell’Anaao Assomed, entro il 2032 ben 60.000 medici rischiano di restare senza lavoro, trovandosi a competere in un mercato saturo o a cercare opportunità all’estero.
Il problema nasce da una gestione inefficace della formazione medica e delle politiche di assunzione. L’aumento incontrollato dei posti nelle Facoltà di Medicina e Chirurgia, senza una programmazione adeguata, rischia di generare un numero di laureati di gran lunga superiore alla capacità di assorbimento del sistema sanitario pubblico.
Il risultato? Un flusso crescente verso la sanità privata o verso altri paesi europei, mentre il SSN continua a perdere attrattività per i giovani specialisti.
Secondo Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, la soluzione non può limitarsi all’aumento delle immatricolazioni, ma deve puntare a rendere il lavoro negli ospedali pubblici più competitivo, sia economicamente che in termini di condizioni di lavoro.
I medici oggi abbandonano il SSN perché mal retribuiti, sottoposti a turni estenuanti, esposti a cause legali e spesso vittime di aggressioni. La fuga verso il privato o verso sistemi sanitari stranieri è una conseguenza inevitabile di questa situazione.
A rendere il quadro ancora più critico è l’invecchiamento della popolazione italiana: l’età media è passata dai 41,9 anni del 2002 ai 46,2 del 2022, con un incremento significativo degli over 65 e degli over 80.
Il fabbisogno di cure è in continua crescita, ma il numero di medici disponibili è in calo rispetto al 2009, anno di massima espansione delle dotazioni organiche. In confronto alla media europea, il numero di medici per abitante tra gli over 75 è inferiore, aggravando ulteriormente la capacità del SSN di rispondere alla domanda di assistenza.

L’Anaao Assomed propone una serie di interventi per arginare la crisi. Innanzitutto, è necessario abbattere il tetto di spesa per il personale sanitario, destinando nuove risorse alle assunzioni.
Un passo fondamentale è l’adeguamento delle retribuzioni ai livelli europei: in Italia un medico guadagna in media 85.000 euro lordi l’anno, ben al di sotto della media UE di 145.000 euro, con punte di 200.000 euro in paesi come Lussemburgo e Olanda. Senza una revisione salariale, la concorrenza del privato e dell’estero continuerà ad attirare i professionisti migliori.
Ma il salario non è l’unico nodo critico. È necessario migliorare le condizioni di lavoro, garantendo flessibilità oraria per i giovani genitori, riducendo il numero di turni notturni e festivi e aumentando le opportunità di carriera anche fuori dall’ospedale. Fondamentale è anche una riforma della sicurezza nei luoghi di lavoro, ormai un’emergenza nazionale.
Un altro punto centrale riguarda la medicina difensiva: la riduzione dei contenziosi medico-legali potrebbe abbattere i costi e ridurre le liste d’attesa per esami superflui. Altrettanto urgente è la riforma della medicina territoriale, per decongestionare i pronto soccorso e garantire una presa in carico più rapida dei pazienti dimessi dagli ospedali.
Infine, l’Anaao Assomed propone di rivedere la governance delle aziende sanitarie, restituendo ai medici un ruolo centrale nelle decisioni organizzative, oggi spesso dettate da logiche amministrative più che da esigenze cliniche.
Solo con un piano di interventi strutturali sarà possibile evitare che il SSN, già in sofferenza, si trovi presto con una pletora di medici senza sbocchi lavorativi e una popolazione che necessita di cure sempre più complesse.



