Stellantis, la riconversione militare avanza

di Emiliano Gentili, Federico Giusti e Stefano Macera – Centro Studi Politico-Sindacale

Nel maxi-emendamento alla Finanziaria per il 2026 è stato inserito un comma che consente la riconversione industriale a fini militari, parlando esplicitamente di «progetti infrastrutturali, finalizzati alla realizzazione, all’ampliamento, alla conversione, alla gestione e allo sviluppo delle capacità industriali della difesa».1 Questo aspetto della Legge è incredibilmente passato in sordina nei mass-media tradizionali, tanto che lo scorso mese, in quanto Centro Studi, abbiamo pensato di dedicargli un intervento2, spinti a farlo anche dalle notizie provenienti dalla Germania e dalla Francia su progetti di riconversione già avviati.

Al riguardo, non sarà secondario l’atteggiamento dei sindacati. Di quelli metalmeccanici in particolare, dato che a essere investiti dalla suddetta trasformazione saranno anzitutto fabbriche dell’indotto automobilistico. Non tutti si sono ancora espressi, ma il Segretario Generale dell’UGL, Leonardo Capone, ha già speso parole favorevoli, sostenendo che taluni «processi industriali» in difficoltà «risultano (…) più compatibili con percorsi di riconversione verso il settore della difesa».3

È vero, si tratta di una presa di posizione di carattere generale, ma non va dimenticato che il sindacato di destra per eccellenza risulta presente in alcuni dei principali poli produttivi del settore. La sua posizione contagerà pure le altre organizzazioni dei lavoratori? Al momento non è dato saperlo, ma non è escluso un largo assenso a questi a processi di militarizzazione – naturalmente argomentato con la salvaguardia, almeno parziale, dell’occupazione.

Nell’articolo sopra menzionato avevamo citato alcuni casi emblematici di riconversione bellica di stabilimenti dell’automotive – segnatamente quello relativo all’azienda Berco, parte della Thyssenkrupp e produttrice di componentistica per veicoli, che nello stabilimento di Capparo (FE) sta iniziando la produzione di componenti per veicoli militari a fronte di un investimento di partenza di 12 milioni di €.4 In un altro intervento avevamo parlato dell’esistenza di analoghe «trattative con il gruppo Stellantis»,5 sempre finalizzate alla riconversione militare.

Ebbene, negli ultimi mesi sono emerse delle evidenze piuttosto allarmanti proprio in relazione al gruppo Stellantis, probabilmente facilitate dalla promulgazione del comma della Finanziaria di cui sopra. Due stabilimenti – Cassino e Melfi – starebbero infatti sperimentando delle trattative per la riconversione. Per quanto riguarda Cassino, il Sindaco Ferdinandi aveva dichiarato a fine 2025 che «la nascita della joint venture Leonardo-Rheinmetall, la definizione dei programmi Mbt e Aics per l’Esercito italiano ed il progressivo ridimensionamento delle aree produttive Stellantis Cassino Plant rendono sempre più chiaro che il nostro territorio è coinvolto in una fase di trasformazione industriale profonda.

Foto Rheinmetall Defence Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

La prospettiva di destinare parte dello stabilimento di Piedimonte San Germano alla produzione di veicoli militari rappresenta un cambio di paradigma per l’area del cassinate».6 Nonostante sia Stellantis che Leonardo (coinvolta nella possibile riconversione) avessero smentito il Sindaco, la recentissima apertura di trattative col gruppo automobilistico cinese Dongfeng Motor Corporation per la cessione dello stabilimento7 fa supporre che i capitalisti nostrani possano optare per la riconversione al fine di evitare la vendita al gruppo cinese – in ciò sicuramente supportati dal citato comma della Finanziaria, che non per caso è comparso in questa fase politica. Lo stabilimento in questione, difatti, ha avuto un crollo produttivo del 37,4%. Le opzioni, quindi, potrebbero essere le seguenti:

  • l’ingresso nella filiera bellica o in quella dell’automotive cinese;
  • il progressivo disimpegno della proprietà con il contestuale ricorso strutturale, per anni, agli ammortizzatori sociali al fine di scongiurare i licenziamenti, accompagnata dalla lenta e silenziosa decadenza – e ridimensionamento – del distretto industriale.

Per quanto concerne l’indotto dello stabilimento di Melfi (aziende PMC e Brose), invece, il Consiglio Regionale della Basilicata ha recentemente approvato una risoluzione, a firma di Fratelli d’Italia, secondo cui bisogna rafforzare «la politica di attrazione investimenti verso tecnologie industriali strategiche ad applicazione civile prevalente e, ove pertinente, anche dual use»8 (ricordiamo che le tecnologie dual-use sono quelle utilizzabili allo stesso tempo sia in ambito civile che militare).

La riconversione militare, dunque, procede inesorabilmente. A farne le spese saranno i lavoratori (che potranno subire licenziamenti in virtù della riorganizzazione produttiva, nonché modifiche contrattuali e aumenti della produttività) e la popolazione civile. A quest’ultimo proposito giova menzionare, infatti, «l’ultima uscita del Ministro della Difesa russo, che individua come possibili obiettivi le fabbriche di droni (o di componenti degli stessi) dislocate in vari paesi occidentali (…). Nell’elenco è compresa anche l’Italia, che secondo il Ministero russo produce droni per l’Ucraina negli stabilimenti di Cmd Avio (Veneto), MVFY, EPA Power e Gilardoni (Lombardia)».9

Chiaramente quando si parla di riconversione industriale si può intendere anche altro, come ad esempio le riconversioni a favore dell’industria green; in questa fase, però, è proprio quella bellica a costituire il percorso privilegiato dell’industria manifatturiera italiana. Alla luce di queste considerazioni si comprende la finalità di quell’emendamento recepito nella Legge di Bilancio, emendamento passato fin troppo inosservato anche nei settori pacifisti. Prima di soffermarci sulle conseguenze dei processi di militarizzazione, allora, si renderebbe necessaria una maggiore attenzione alle dinamiche strutturali della riconversione industriale.

1 L. 199/2025, art. 1, c. 280.

2E. Gentili, F. Giusti, Dalle auto alle armi: l’industria si prepara alla guerra, 27 Aprile 2026, https://diogenenotizie.com/dalle-auto-alle-armi-lindustria-si-prepara-alla-guerra/.

3L. Capone, Comunicato Stampa: «Industria e difesa, riconversione strategica per sicurezza», 3 Aprile 2026, https://www.ugl.it/lavoro-capone-industria-e-difesa-riconversione-strategica-per-sicurezza/.

4 MIMIT, Comunicato stampa: Berco: azienda conferma al Mimit il piano di risanamento e nuovi investimenti per lo stabilimento di Copparo, 25 Marzo 2026.

5E. Gentili, F. Giusti, Dove ci porta la riconversione bellica dell’automotive, 30 Marzo 2026, https://diogenenotizie.com/dove-ci-porta-la-riconversione-bellica-dellautomotive/.

6P. M. Alfieri, «Produzione militare nel sito Stellantis». La “riconversione” di Cassino è un caso, 25 Novembre 2025, «Avvenire», https://www.avvenire.it/attualita/produzione-militare-nel-sito-stellantis-la-riconversione-di-cassino-e-un-caso_101312.

7F. Forni, Stellantis vende 4 stabilimenti ai cinesi? Che fine farà Cassino?, 28 Aprile 2026, https://www.auto.it/news/attualita/2026/04/28-8761524/stellantis_vende_4_stabilimenti_ai_cinesi_che_fine_far_cassino_.

8 Redazione ANSA, Stellantis e indotto Melfi, il Consiglio regionale approva una risoluzione unitaria, 13 gennaio 2026, https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2026/01/13/stellantis-e-indotto-melfi-consiglio-basilicata-approva-risoluzione-unitaria_d52ee5b6-12c7-4781-85e5-c5923023653e.html.

9 F. Giusti, E. Gentili, Droni nel mirino: la Russia minaccia le fabbriche italiane tra Veneto e Lombardia, 18 Aprile 2026, https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-droni_nel_mirino_la_russia_minaccia_le_fabbriche_italiane_tra_veneto_e_lombardia/45289_66410/.

di Emiliano Gentili, Federico Giusti e Stefano Macera – Centro Studi Politico-Sindacale

Foto Jollyroger / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.5