sabato, Gennaio 24, 2026

Libia: l’assalto alla Banca Centrale minaccia la stabilità del Mediterraneo

La Libia vive un’instabilità cronica dal 2011, quando la caduta del regime di Gheddafi ha dato inizio a un periodo di divisioni interne e conflitti. Attualmente, il paese è spaccato in due, con un governo riconosciuto dall’ONU a ovest, guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeiba, e un’autorità rivale a est, controllata dal generale Khalifa Haftar.

In questo contesto di stallo, la Banca Centrale della Libia (CBL) ha giocato un ruolo cruciale, fungendo da ponte tra le due fazioni e gestendo le immense risorse petrolifere che rappresentano la linfa vitale dell’economia nazionale.

Negli ultimi tempi, però, la CBL è diventata il centro di una nuova crisi che minaccia di far crollare l’intero fragile equilibrio. La lotta per il controllo della banca è esplosa quando il Consiglio Presidenziale libico ha cercato di destituire il governatore Sadik al-Kabir, una figura chiave che, pur operando da Tripoli, ha mantenuto relazioni sia con l’amministrazione di Dbeiba che con le autorità orientali.

Il tentativo di rimozione di al-Kabir ha scatenato tensioni violente, con gruppi armati che hanno circondato la sede della banca, alimentando il timore di un possibile colpo di mano da parte del governo di Tripoli.

La situazione è ulteriormente peggiorata quando la banca ha annunciato la chiusura delle operazioni in segno di protesta per il rapimento di un suo alto funzionario, un evento che sottolinea la crescente vulnerabilità delle istituzioni libiche.

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Questo scontro per il controllo della banca centrale ha implicazioni profonde, soprattutto perché tutte le entrate petrolifere libiche passano attraverso questa istituzione. La banca non solo gestisce i flussi finanziari derivanti dal petrolio, ma paga anche gli stipendi dei dipendenti pubblici, da cui dipendono milioni di libici.

Se il controllo della banca dovesse cadere nelle mani di una sola fazione, ciò potrebbe destabilizzare ulteriormente il paese e interrompere le già fragili operazioni economiche.

Per l’Italia, che ha sempre mantenuto un delicato equilibrio nei rapporti con entrambe le fazioni libiche, questa crisi rappresenta un rischio significativo. La stabilità della Libia è fondamentale non solo per la sicurezza energetica italiana, dato che buona parte del gas e del petrolio importati dall’Italia proviene da lì, ma anche per la gestione dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo.

Un ulteriore deterioramento della situazione potrebbe costringere l’Italia a rivedere le sue strategie diplomatiche e a intensificare gli sforzi per mediare tra le parti. Tuttavia, la crescente frammentazione del potere in Libia e l’influenza di attori esterni come la Russia e la Turchia complicano qualsiasi tentativo di soluzione.

Inoltre, se la comunità internazionale dovesse rifiutare di riconoscere un nuovo governatore della CBL insediato con la forza, ciò potrebbe isolare ulteriormente la Libia dai mercati finanziari globali, con gravi conseguenze per la sua economia.

In sintesi, la crisi intorno alla Banca Centrale Libica non è solo una questione interna, ma un problema che potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini del paese, coinvolgendo direttamente l’Italia e l’intera regione mediterranea.

Se la situazione non verrà gestita con grande attenzione e diplomazia, le conseguenze potrebbero essere disastrose, non solo per la Libia, ma per la stabilità dell’intera area.

Abdul Hamid Dbeiba, primo ministro della Libia CC BY 4.0

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