L’isola di Ibo, al largo della costa di Cabo Delgado, nel Mozambico nord-orientale, un’ex meta turistica e residuo del periodo coloniale portoghese si è trasformata in rifugio per circa 20.000 sfollati interni a causa dell’insurrezione jihadista che dal 2017 devasta la regione.
Cabo Delgado, nonostante le sue risorse di gas e petrolio, è la provincia più povera di uno dei paesi più poveri al mondo, con oltre la metà dei suoi 33 milioni di abitanti al di sotto della soglia di povertà e il 60% dei bambini della provincia in condizioni di miseria, rispetto al 46,3% del resto del paese.
Per sostenere la comunità locale, l’Oikos Institute e l’Associação do Sistema de Monitoria Orientada para Gestão (ASMOG) hanno lanciato sull’isola una banca della plastica, dove decine di donne raccolgono rifiuti riciclabili in cambio di buoni convertibili in meticais, creando un’opportunità di reddito per sfollati e residenti.
La banca di plastica è diventata una delle principali fonti di reddito per le donne di Ibo. Ogni mattina, dall’alba, decine di donne attraversano l’isola in cerca dei pezzi di plastica che disseminano il paesaggio. È un’attività che ha creato un legame tra gli sfollati interni e le donne di Ibo, che si riuniscono non appena la banca apre per raccogliere meticais (la valuta locale) in cambio del loro bottino riciclabile.

Dal 2021, sono state raccolte 38,8 tonnellate di plastica, successivamente inviate a Maputo per il riciclo. L’iniziativa, oltre a ridurre l’inquinamento, fornisce sostegno economico a 1.356 persone, molte delle quali dipendono esclusivamente da questa attività per il loro sostentamento. Il Mozambico, però, non affronta solo la crisi umanitaria.
L’insurrezione jihadista, condotta da un gruppo locale noto come Al-Shabaab, non legato al gruppo somalo omonimo, ha causato oltre 4.500 vittime e oltre un milione di sfollati dal 2017, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Dal 2017, secondo la ONG Human Rights Watch (HRW), più di 600 donne e ragazze (dati del 2021) sarebbero state rapite. Il numero di coloro che sono sopravvissuti ai rapimenti rimane invece indefinito.
Crisi climatiche ricorrenti come cicloni, siccità e inondazioni aggravano ulteriormente la situazione, rendendo il Mozambico il decimo paese più vulnerabile al mondo alle catastrofi naturali.
L’isola è deserta in seguito agli attacchi jihadisti condotti dal 2017 da Al-Shabaab (‘la gioventù’, in arabo, non correlato all’omonimo gruppo terroristico somalo). Gli abitanti di questa regione ricca di gas sono sotto attacco da parte di gruppi armati, mentre la maggior parte delle forze di sicurezza protegge multinazionali come TotalEnergies, un’azienda francese presente nella regione dal 2020.
L’Agenzia francese per lo sviluppo (AFD) sta lavorando dal 2021 a un progetto di riduzione dei rischi climatici, sottolineando l’urgenza di migliorare la preparazione ai disastri e di preservare la biodiversità per mitigarne gli effetti devastanti.
La comunità di Ibo, con il suo unico centro sanitario nell’arcipelago, rimane un simbolo di resilienza in un contesto di estrema vulnerabilità.



