Sul nostro volto, ci spiega l’ultimo numero del periodico Focus, zampettano decine di acari microscopici anche se l’idea non ci piace, come noi umani zompettiamo sulla faccia della terra. Si chiamano IS Demodex folliculorum i nostri ospiti indesiderati, misurano 0,3 millimetri, abitano nei follicoli piliferi del volto e si nutrono del sebo, la sostanza oleosa della pelle. Bisogna leggere un po’ di tutto per documentarsi e così, improvvisamente cogliendo un nesso con la vita di noi poveri disgraziati, scopriamo che anche gli acari si stanno adattando a una vita al riparo dai problemi all’interno dei pori della nostra pelle. Ecco: c’è chi per sfuggire alle durezze esterne ha ridotto i consumi al minimo, si chiude in casa anzichè nei pori, e non ha più la forza di lottare. E allo stesso modo in cui un’esistenza così isolata ha causato loro un processo di semplificazione genetica che gli permette di vivere con minimo di proteine, così noi mangiamo meno, almeno tentiamo, ci spostiamo meno anche per non spendere troppi soldi, e in inverno cerchiamo un posto non troppo freddo perchè i costi del riscaldamento sono enormi.
Sostanzialmente gli acari sono diventati come gli umani hikikomori, rifiutano relazioni, si ritirano e si autoescludono dal mondo esterno. Scienza, mica bubbole, gli acari sono nostri fratelli e sorelle. Addirittura la mancanza di contatto con potenziali partner geneticamente diversi, che potrebbero arricchire il corredo genetico della prole, sembra aver destinato gli acari a un binario morto dal punto di vista evolutivo: rischiano l’estinzione come noi con la crisi demografica nei paesi ricchi. Gli acari sempre. Però noi non è che stiamo messi molto meglio. Ci preferiamo in gruppi ideologicamente e in maniera identitaria sempre più simili a noi, non ci mischiamo, ci allontaniamo appena un virgola di qualche discorso non ci piace. Certo, gli acari non hanno i social. Anche dal punto di vista sessuale noi e gli acari stiamo mutando. I nostri peli del volto per esempio sono teatro di lunghe sessioni di accoppiamento notturno degli acari: il pene dei Demodex maschi si è curiosamente spostato verso l’alto, sul dorso diciamo, il che li costringe a posizionarsi sotto alle femmine per unirsi a loro. Fa quasi impressione studiare gli acari, sembrano un trattatop di antropologia più che il fantastico mondo della natura dei documentari così lontano da noi.
Un’altra analogia interessante , e dico analogia non a caso, tra noi e gli acari è che fino a poco tempo fa gli scienziati credevano che questi animali non avessero l’ano e che per questo espellessero le feci tutte in una volta sul finire della loro esistenza, causando irritazione alla pelle dell’essere umano che li ospita. Invece ne sono provvisti e delle nostre infiammazioni non hanno colpa. Avevamo affidato loro quello che è un nostro desiderio, tenerci tutto dentro fino a esplodere, ma come non ne siamo del tutto capaci noi, che, a meno di non essere un serial killer statunitense a un corteo, esplodiamo più e più volte, anche più volte al giorno, perchè l’ansia c’impedisce di tenere dentro anche soltanto un briciolo di emozioni e sentimenti che riuscivano a controllare e distribuire con misura i nostri predecessori sul pianeta.
Insomma gli esseri umani stanno facendo la vita degli acari e faranno anche la loro stessa morte. Rintanati in case sempre più piccole, cercando di entrare in contatto con gli altri il meno possibile, evitando persone diverse da loro per non contaminare le proprie idee, camminando sempre meno sulla faccia della terra per paura di andare incontro a disastri come gli acari stanno rinunciando a camminare sulla nostra faccia, adattandoci a consumare sempre meno cibo per fare fronte al prezzo della crisi economica. Quindi, quando sentite un po’ di prurito sul volto e l’impulso improvviso di grattarvi lasciate stare: potrebbe essere un acaro che vi sta dicendo “senti, sarai pure migliaia di volte più grosso di me, ma sempre la vita dell’acaro fai”.



