La strage in Svezia e la negligenza verso l’estrema destra

La città di Örebro, in Svezia, è stata teatro della peggiore sparatoria scolastica nella storia del paese. Un uomo armato ha aperto il fuoco all’interno del Campus Risbergska, una scuola per adulti, uccidendo circa dieci persone prima di togliersi la vita. La polizia ha escluso il coinvolgimento di gang criminali o moventi terroristici, ma il contesto di crescente violenza in Svezia impone una riflessione più ampia.

Sebbene la Svezia sia generalmente considerata un paese sicuro, il numero di sparatorie è aumentato negli ultimi anni. Attacchi su larga scala, come quello di Örebro sono sempre meno rari e pongono interrogativi sulla matrice ideologica dell’assalitore. Anche nei media: quando l’assalitore o gli assalitori sono stranieri è terrorismo, quando invece gli assassini sono bianchi sono o dei “folli” o elementi isolati e comunque si esclude la matrice del terrorismo.

La Scandinavia ha conosciuto altre tragedie simili. Il caso più eclatante resta l’attacco del 22 luglio 2011 in Norvegia, quando Anders Behring Breivik, un suprematista bianco, uccise 77 persone in un attentato a Oslo e in un massacro sull’isola di Utøya. In Danimarca, nel 2015, un uomo armato attaccò un centro culturale a Copenaghen, uccidendo due persone. Il ripetersi di simili episodi evidenzia la minaccia persistente dell’estremismo di destra.

Molti degli attentati più gravi in Scandinavia e in Europa sono stati commessi da individui legati a ideologie di estrema destra. Oltre a Breivik, si ricorda la strage di Hanau in Germania nel 2020, quando un estremista uccise dieci persone di origine straniera. Tuttavia, questi atti vengono spesso derubricati a “casi isolati”, mentre la radicalizzazione di estrema destra è in costante crescita.

Gli attentati terroristici perpetrati da estremisti islamici ricevono un’attenzione mediatica sproporzionata rispetto a quelli compiuti da suprematisti bianchi. Questa disparità riflette un pregiudizio implicito nei media e nella società occidentale, che tende a minimizzare il pericolo rappresentato dall’estrema destra. Il trattamento differenziato di questi eventi contribuisce a una percezione distorta della realtà.

La Svezia è stata a lungo considerata un modello di accoglienza e tolleranza. Tuttavia, questa apertura non si è tradotta in una reale integrazione. In molte città svedesi, immigrati e nativi vivono in enclave separate, senza interazioni significative. Questo isolamento ha contribuito sia alla radicalizzazione di giovani immigrati in gang criminali, sia alla crescita dell’estremismo di destra tra i cittadini svedesi.

“Anders Behring Breivik (cropped)” by Wolfmann is licensed under CC BY-SA 4.0.

La crescente immigrazione e la percezione di uno squilibrio nel welfare hanno favorito il consenso per i partiti di estrema destra. I Democratici Svedesi, con radici nel neonazismo, hanno guadagnato sempre più voti nelle elezioni recenti. Il malcontento diffuso tra la popolazione ha alimentato una narrativa populista che vede negli immigrati la causa principale dei problemi sociali.

Anche in paesi governati da partiti socialdemocratici, come la Danimarca, si sono adottate misure restrittive nei confronti dell’immigrazione. Il governo danese ha implementato politiche di respingimento, in linea con le posizioni della destra. Questo dimostra come la questione migratoria sia ormai trasversale e abbia cambiato il panorama politico europeo.

I governi europei tendono a minimizzare la minaccia dell’estremismo di destra per una serie di ragioni. Innanzitutto, vi è una preoccupazione politica: affrontare direttamente il problema rischia di alienare l’elettorato più conservatore, che spesso minimizza o giustifica le azioni dei gruppi suprematisti.

Inoltre, vi è una percezione errata della minaccia: il terrorismo islamico viene visto come un pericolo esterno, mentre il suprematismo bianco è considerato un fenomeno interno e meno grave. Anche la lentezza legislativa gioca un ruolo: molte leggi antiterrorismo in Europa sono state pensate per combattere la jihad globale e non si sono adattate alla crescente radicalizzazione dell’estrema destra.

Infine, la minore pressione internazionale fa sì che le istituzioni si concentrino su altre forme di estremismo, lasciando i movimenti neonazisti in secondo piano.

Le forze di polizia europee non hanno sviluppato strategie efficaci per contrastare la radicalizzazione e l’operato dei gruppi di estrema destra. A differenza del jihadismo, monitorato con grande attenzione, i gruppi neonazisti ricevono un trattamento più indulgente, spesso considerati semplici movimenti politici e non minacce terroristiche.

Vi sono poi stati numerosi casi di connivenza tra agenti e militanti dell’estrema destra, rendendo difficile un’azione efficace contro questi gruppi. La mancanza di un coordinamento internazionale aggrava ulteriormente la situazione: mentre le nazioni europee collaborano strettamente nella lotta al terrorismo islamico, il contrasto ai suprematisti bianchi rimane frammentato e privo di una strategia comune.

Finché questa inerzia non sarà superata, l’estremismo di destra continuerà a proliferare senza una risposta adeguata da parte delle autorità.

Di User:Thivierr – Self-made (Digital camera photo taken by uploader). Same image is on FlickR as “Aryan Guard in Kensington 1”. Note that the original image was uploaded by the photographer (User:Thivierr), but that version has been deleted and fully replaced a version which is partially pixelated to protect a minor’s identity.An unpixelated, cropped, and shrunk version of this image was used by CTV News in the July 22, 2008 article “Neo-Nazi group offers rent help for new recruits”., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2629344