In Nord Africa, la rivalità tra Algeria e Marocco si manifesta non solo nelle tensioni diplomatiche, ma anche in una corsa energetica per assicurarsi un ruolo chiave nella distribuzione del gas nigeriano verso l’Europa.
In risposta alla crescente domanda europea di alternative energetiche al gas russo, i due paesi competono per stabilire una rotta strategica verso l’Europa, ognuno con un proprio progetto di gasdotto che punta a trasportare le riserve nigeriane fino al continente europeo.
Il progetto algerino, noto come gasdotto transahariano, è in discussione dal 2001 e prevede un’infrastruttura di circa 4.200 km, concepita per collegare i giacimenti nigeriani alle coste algerine attraverso il Niger.
L’Algeria sfrutterebbe le sue rotte sottomarine già attive, Medgaz verso la Spagna e Transmed verso l’Italia, per consegnare il gas direttamente in Europa. Il costo complessivo è stimato tra i 10 e i 20 miliardi di dollari, con una capacità di trasporto prevista di circa 30 miliardi di metri cubi annui.
A favore di questo progetto gioca la posizione geopolitica dell’Algeria, ma la sua realizzazione è complessa, considerando le turbolenze politiche e le difficoltà finanziarie della regione.
Il Marocco, invece, propone il gasdotto Nigeria-Marocco, un’infrastruttura che seguirebbe la costa atlantica dell’Africa occidentale, attraversando 13 paesi per raggiungere il Marocco. Da qui, il gas potrebbe essere convogliato verso la Spagna.
Con oltre 5.600 km di lunghezza, questo progetto non punta solo all’Europa: mira a fornire gas alle nazioni africane lungo il percorso, supportando la crescita economica della regione. Anche qui, però, i costi stimati sono elevati, con necessità di finanziamenti internazionali ancora da confermare.
Mentre Algeria e Marocco inseguono obiettivi ambiziosi per diventare snodi chiave dell’energia africana, i due paesi devono fare i conti con realtà sociali ed economiche caratterizzate da povertà diffusa, disoccupazione e dipendenza energetica.
In Algeria, il settore degli idrocarburi rappresenta il 90% delle esportazioni nazionali e costituisce una fonte essenziale di entrate per il bilancio statale.

Tuttavia, questa forte dipendenza rende il paese vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi internazionali dell’energia, portando a frequenti crisi economiche che hanno accentuato le difficoltà sociali.
La disoccupazione giovanile in Algeria supera il 30%, e molte famiglie vivono con meno di 1,90 dollari al giorno, soprattutto nelle zone rurali. L’accesso a servizi essenziali come sanità e istruzione rimane limitato in ampie aree del paese, creando disuguaglianze significative tra aree urbane e rurali.
Il Marocco, con un’economia più diversificata che spazia dal turismo all’agricoltura, importa la maggior parte della sua energia e cerca di ridurre questa dipendenza attraverso investimenti in energie rinnovabili.
Tuttavia, la povertà resta un problema cronico, particolarmente nelle aree rurali, dove circa il 15% della popolazione vive in condizioni di estrema vulnerabilità economica. Anche qui, la disoccupazione giovanile è un ostacolo alla crescita economica, raggiungendo il 40% in alcune regioni.
Il progetto di gasdotto rappresenta quindi, per il Marocco, un’opportunità per rafforzare l’indipendenza energetica e creare nuovi posti di lavoro, sebbene il successo di questo piano rimanga incerto.
Entrambi i progetti richiedono ingenti finanziamenti e la cooperazione di paesi africani e investitori internazionali, in un contesto reso complesso da instabilità politica e conflitti regionali.
La sicurezza lungo i percorsi previsti è un fattore critico, poiché le aree del Sahel e del Sahara attraversate dal gasdotto sono spesso teatro di attività terroristiche e disordini civili. Questa situazione mette in dubbio la capacità di mantenere i gasdotti sicuri ed efficienti, aumentando i rischi per i potenziali finanziatori.
Dal lato politico, la rivalità tra Algeria e Marocco influisce negativamente sulla cooperazione regionale, poiché i due paesi preferiscono percorrere strade separate piuttosto che collaborare per un progetto comune.
La storica disputa sul Sahara Occidentale ha esasperato ulteriormente le tensioni, con l’Algeria che sostiene il movimento indipendentista del Fronte Polisario e il Marocco che rivendica la sovranità su quel territorio.
Sebbene l’Europa osservi con interesse questi progetti come potenziali fonti di energia alternativa, l’effettiva realizzazione di uno dei due gasdotti appare, per ora, incerta. La realizzazione di tali infrastrutture richiederà infatti non solo investimenti concreti, ma anche stabilità e un minimo di coesione politica nella regione.
Algeria e Marocco, alle prese con problemi di povertà e disoccupazione interni, potrebbero beneficiare di una soluzione collaborativa che tuttavia, allo stato attuale, sembra difficile da raggiungere.
Nel frattempo, milioni di persone nei due paesi continuano a vivere in condizioni di precarietà, una realtà che questi mega progetti energetici non riescono ancora a risolvere.



