A distanza di un decennio dall’ultima volta che è stata in funzione, la più grande centrale nucleare del Giappone potrebbe tornare operativa, anche se i tempi restano incerti. L’impianto di Kashiwazaki Kariwa, situato sulla costa occidentale del paese, ha ricevuto quasi tutte le autorizzazioni necessarie per riprendere la produzione di energia, ma manca ancora l’approvazione del governatore locale. Senza questa decisione, la struttura gestita dalla Tokyo Electric Power Co. (Tepco) rimane in uno stato di stallo.
Questa situazione riflette il difficile rapporto che il Giappone mantiene con l’energia nucleare. Dopo il disastro di Fukushima del 2011, seguito al terremoto e allo tsunami, il paese ha interrotto l’attività di tutti i suoi reattori. Negli anni successivi, sebbene il sostegno all’energia nucleare sia aumentato tra la popolazione, con più della metà dei cittadini favorevoli al riavvio delle centrali inattive (rispetto a circa un quarto nel 2015), la fiducia nella Tepco resta fragile.
Secondo gli ultimi sondaggi, il 53% dei giapponesi ora supporta il riavvio dei reattori nucleari, ma la percentuale di chi rimane contrario resta significativa, evidenziando un paese ancora diviso. L’opinione pubblica continua a essere influenzata dalle preoccupazioni per la sicurezza, specialmente nelle regioni colpite dal disastro di Fukushima.
Negli ultimi dieci anni il Giappone ha riattivato quattordici reattori per soddisfare la domanda energetica della sua economia, la quarta al mondo per dimensioni. Tuttavia, nessuno di questi impianti è gestito da Tepco, per cui la ripartenza di Kashiwazaki Kariwa rappresenterebbe un passaggio cruciale per la riabilitazione dell’azienda.
A differenza di altre prefetture che hanno rapidamente concesso le autorizzazioni una volta ricevuti i pareri favorevoli dagli enti regolatori, il governatore di Niigata, Hideyo Hanazumi, non ha ancora indicato tempi o criteri per la sua decisione. Tra le ipotesi si ipotizza anche un voto dell’assemblea prefettizia o un referendum, sulla base delle richieste avanzate da alcuni residenti.
Nonostante l’incertezza politica, Tepco procede con le operazioni previste, considerando l’approvazione finale come una possibilità concreta. Il combustibile è già stato caricato nell’Unità 7 e il reattore potrebbe essere attivato in tempi rapidi, mentre l’Unità 6 seguirà nei mesi successivi. Qualora fosse concesso il via libera, l’impianto potrebbe riprendere la produzione di energia già entro un mese.
Sul fronte della sicurezza, Kashiwazaki Kariwa ha implementato significativi aggiornamenti, tra cui rinforzi antisismici, miglioramenti nelle strutture di contenimento e procedure di emergenza più stringenti, dopo che ispezioni precedenti avevano rivelato falle nella gestione della sicurezza. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha valutato positivamente le misure adottate, ma permangono dubbi sulla loro effettiva efficacia in caso di eventi catastrofici.
Il riavvio dell’impianto risulterebbe strategico per la sicurezza energetica del paese. Il Giappone, infatti, si prepara ad affrontare una crescente domanda di elettricità, aggravata dalle ondate di calore sempre più intense e dall’espansione di infrastrutture digitali come data center e impianti di semiconduttori.

Recentemente, il governo giapponese ha aggiornato il proprio piano energetico, puntando su una maggiore integrazione dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale. Secondo le nuove proiezioni, entro il 2040 il nucleare dovrà coprire circa il 20% del fabbisogno energetico, una quota ben superiore all’8,5% attuale ma ancora distante dall’obiettivo del 50% fissato prima del disastro di Fukushima.
Parallelamente, si osserva una ripresa dell’interesse per il nucleare in molti paesi occidentali. Stati Uniti, Regno Unito e Francia stanno investendo nella costruzione di nuovi reattori, mentre l’Unione Europea include il nucleare nella tassonomia delle fonti energetiche sostenibili.
Tuttavia, esperti avvertono che i rischi connessi all’energia atomica non sono stati eliminati: lo smaltimento delle scorie radioattive rimane un problema irrisolto e la sicurezza delle nuove tecnologie, come i piccoli reattori modulari, non è ancora stata testata su larga scala.
Con i suoi sette reattori e una capacità totale di 8,2 gigawatt, Kashiwazaki Kariwa è la più grande centrale nucleare del mondo, certificata dal Guinness dei primati. Al momento, Tepco sta concentrando gli sforzi sulle unità 6 e 7, ciascuna da 1,35 gigawatt, mentre le altre cinque, di concezione più datata, potrebbero essere dismesse.
Nonostante il supporto governativo, il progetto continua a incontrare resistenze tra i residenti locali, che sollevano preoccupazioni sulla sicurezza sismica dell’impianto e sulle procedure di evacuazione in caso di incidente. L’opposizione potrebbe manifestarsi in un eventuale referendum che, secondo alcune analisi, potrebbe determinare un esito sfavorevole alla riapertura.
Per rafforzare la propria posizione, la Tepco ha intensificato gli sforzi per migliorare le misure di sicurezza e ottenere il supporto della comunità internazionale. Recentemente, una delegazione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha visitato la centrale, valutando positivamente gli aggiornamenti introdotti.
Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha espresso fiducia nella capacità dell’azienda di gestire l’impianto in modo sicuro, considerandone la riapertura un passo significativo per l’equilibrio energetico del paese.
Tuttavia, il dibattito sul nucleare in Giappone, e non solo, rimane acceso, con interrogativi sulla reale sicurezza delle centrali e sulla sostenibilità della scelta di riattivare reattori esistenti anziché puntare su fonti rinnovabili. In attesa di una decisione definitiva, l’impianto di Kashiwazaki Kariwa continua a rappresentare un simbolo delle tensioni tra esigenze energetiche e timori legati alla memoria del disastro di Fukushima.



