Iran in crisi energetica: blackout, fabbriche ferme e tensioni

L’Iran, nonostante possieda alcune delle più grandi riserve di gas naturale e petrolio al mondo, è immerso in una crisi energetica profonda e senza precedenti. La crisi sta paralizzando il paese, colpendo ogni aspetto della vita quotidiana e dell’economia.

Gli uffici governativi sono chiusi o operano con orari ridotti, scuole e università hanno spostato l’istruzione esclusivamente online, e ampie zone del paese, comprese autostrade e centri commerciali, sono avvolte nell’oscurità. Nel frattempo, le fabbriche affrontano uno stop quasi totale a causa della mancanza di energia.

La crisi è il risultato di un intreccio di fattori che si sono aggravati nel corso degli anni: cattiva gestione, infrastrutture obsolete, sanzioni internazionali che hanno soffocato l’accesso agli investimenti esteri, consumi energetici sproporzionati e, più recentemente, attacchi mirati che hanno colpito infrastrutture strategiche.

Le rigide temperature invernali hanno ulteriormente esacerbato la situazione, spingendo il governo a misure drastiche di razionamento del gas e dell’elettricità. Le autorità hanno affrontato una scelta difficile: interrompere la fornitura di gas alle famiglie, che ne dipendono per il riscaldamento, o tagliare l’erogazione alle centrali elettriche. Hanno optato per la seconda soluzione, ma il prezzo da pagare è stato altissimo.

La compagnia elettrica statale Tavanir ha avvertito i produttori di acciaio, vetro, alimenti e farmaci di prepararsi a blackout prolungati, che potrebbero durare giorni o settimane. La produzione industriale ha subito un colpo devastante: si stima una riduzione tra il 30% e il 50%, con perdite economiche valutate in decine di miliardi di dollari.

Le piccole e medie imprese sono le più colpite, minacciando la stabilità di migliaia di posti di lavoro. La situazione è particolarmente critica nei settori chiave, come quello farmaceutico, dove le interruzioni di corrente rischiano di compromettere la produzione di medicinali essenziali.

Questa crisi energetica non arriva in un momento isolato, ma si inserisce in un contesto geopolitico ed economico già estremamente fragile. La posizione regionale dell’Iran si è indebolita, con una riduzione del suo ruolo di potenza a seguito di sviluppi come il crollo del governo di al-Assad in Siria e il colpo inferto a Hezbollah in Libano da parte di Israele.

Inoltre, la prospettiva del ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e la sua probabile politica di “massima pressione” rischiano di aggravare ulteriormente l’economia iraniana. La moneta locale, il rial, ha raggiunto minimi storici nei confronti del dollaro, alimentando una spirale inflazionistica e riducendo ulteriormente il potere d’acquisto della popolazione.

Un fattore meno noto ma significativo che ha aggravato la crisi energetica è stato un attacco israeliano a due gasdotti strategici iraniani lo scorso febbraio. Questo evento, parte della guerra segreta tra i due paesi, ha costretto il governo di Teheran a utilizzare riserve di gas di emergenza per evitare interruzioni di servizio a milioni di cittadini. Le riserve, tuttavia, si sono rivelate insufficienti, lasciando il paese vulnerabile a ulteriori crisi.

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L’Iran dipende dal gas naturale per circa il 70% del suo fabbisogno energetico, una percentuale molto più alta rispetto agli Stati Uniti o all’Europa. Negli ultimi anni, il governo ha intrapreso un ambizioso piano per estendere la rete del gas a ogni angolo del paese, compresi villaggi remoti.

Oggi circa il 90% delle abitazioni iraniane utilizza il gas per riscaldamento e cucina, ma questa dipendenza ha reso il sistema particolarmente vulnerabile a interruzioni e inefficienze. Le sanzioni internazionali hanno reso difficile attrarre investimenti per modernizzare le infrastrutture energetiche, aggravando i problemi di una filiera già segnata da cattiva gestione, corruzione e consumi eccessivi incentivati da prezzi troppo bassi.

La crisi ha avuto un impatto devastante sulla vita quotidiana. Molti iraniani si svegliano ogni giorno senza sapere se potranno andare a lavoro o mandare i figli a scuola. Blackout improvvisi lasciano le abitazioni senza riscaldamento, acqua e internet. Le scuole e le università, chiuse per risparmiare energia, sono passate completamente all’insegnamento online, una misura che non si vedeva dall’inizio della pandemia.

Tuttavia, i problemi di connettività dovuti ai blackout rendono difficile anche questa soluzione. Gli uffici governativi lavorano con orari ridotti, terminando il servizio alle 14:00 per limitare il consumo energetico.

Il settore privato è in ginocchio. Le fabbriche, incapaci di mantenere i livelli di produzione, stanno già considerando licenziamenti di massa. La situazione ha generato un senso di incertezza e precarietà che si diffonde nel paese, minacciando di scatenare ulteriori tensioni sociali.

Le autorità hanno lanciato una campagna per incoraggiare i cittadini a ridurre i consumi energetici, con video di funzionari e celebrità che invitano a abbassare la temperatura delle case di almeno due gradi. Ma queste misure appaiono insufficienti a risolvere una crisi così profonda.

L’Iran si trova ora in un momento cruciale. La crisi energetica, combinata con le difficoltà economiche e le tensioni geopolitiche, rappresenta una sfida esistenziale per il governo, che fatica a mantenere la stabilità interna.

Le scelte fatte oggi influenzeranno non solo il futuro energetico del paese, ma anche la sua capacità di resistere alle pressioni esterne e di garantire il benessere dei suoi cittadini.