Il mondo si sfascia. A migliaia di chilometri l’uno dall’altro, nello stesso giorno, acqua, fuoco e calore ricordano che la catastrofe non è un incidente ma un progetto. È il prodotto perfetto di decenni di scelte urbanistiche, economiche, politiche, culturali.
I negazionisti climatici come Trump, i gruppi di potere romano che da decenni autorizzano impianti pericolosi in mezzo ai quartieri popolari, i governi che sacrificano i lavoratori al caldo mentre proteggono i margini di profitto delle imprese: tutto questo lo conosciamo a memoria. Non è nuovo, non è sorprendente.
La vera domanda è un’altra: dov’è chi dovrebbe opporsi?
Dove sono i leader politici che dovrebbero indicare un’alternativa, non solo segnalare il danno a cose fatte? Forse ci è sfuggito qualcosa. Certo, l’informazione è in mano al governo di estrema destra Meloni-Salvini, ma noi siamo gente che le notizie le cerca, non le aspetta.
Non parliamo di chi resiste ogni giorno nelle periferie, nei comitati, nei sindacati, negli sportelli legali per chi lavora sotto il sole. Quelli ci sono sempre stati, anche quando nessuno li ascoltava. Parliamo di chi ha il potere politico di guidare un’opposizione a livello nazionale. Del Partito Democratico.
Eppure non abbiamo sentito nulla. Nessuna parola di Elly Schlein sul fatto che il modello urbanistico romano, quello che in decenni di governo e opposizione il Pd ha contribuito a costruire, forse è il problema. Nessuna parola su quei rider che consegnano cibo bollente sotto 40 gradi, sugli operai costretti a fermarsi perché i cantieri diventano forni.
Forse è il silenzio dell’estate romana, dove già a metà giugno negli uffici ti dicono “ne riparliamo a settembre”, anche se parli della pensione di tuo padre malato.
Forse è il silenzio di chi non sa cosa dire, perché nel profondo condivide più di quanto ammetterebbe il modello che genera questi disastri.
E allora ci chiediamo: cosa ci dobbiamo fare con questa opposizione? Come si può immaginare di sconfiggere le destre, non dico quelle mondiali, ma almeno quelle di casa nostra, con un’alternativa che resta muta quando il mondo brucia?
Non servono eroi, servirebbe solo chi ha il coraggio di ammettere che il proprio passato politico è parte del disastro. Che il problema non è solo Gualtieri che si fa fotografare all’inaugurazione delle ciclabili, ma un’intera visione della città, della crescita, dello sviluppo, della politica ridotta a gestione dell’esistente.
Invece il Pd resta lì, inchiodato tra il senso di colpa e la paura di rompere davvero qualcosa.
Ma chi ha paura di rompere non costruisce niente.


