sabato, Gennaio 31, 2026

Il paradosso del cibo: sprechi, malnutrizione e disuguaglianze

Nel mondo, un terzo del cibo prodotto finisce sprecato, mentre 2,3 miliardi di persone non possono permettersi una dieta sana. Questo squilibrio drammatico, definito “lo scandalo dell’abbondanza”, infligge gravi conseguenze soprattutto all’Africa, dove oltre il 20% della popolazione soffre di insicurezza alimentare.

Nonostante la crescita della produzione agricola nel continente africano — che è passata da 365 milioni di tonnellate nel 1990 a 1,1 miliardi oggi — le crisi globali, le disuguaglianze e le speculazioni economiche hanno impedito progressi significativi nella lotta alla fame.

I segnali di speranza non mancano: si sono migliorate le tecniche agricole e, seppur lentamente, si sta formando un mercato comune africano. Tuttavia, la sovrapposizione tra i cambiamenti climatici, le guerre e l’insicurezza alimentare sta aggravando la situazione. I conflitti in molte regioni del continente rendono difficili la distribuzione dei beni e il mantenimento delle coltivazioni, forzando la fuga di migliaia di persone dalle loro terre.

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per interventi urgenti. Massicci investimenti in sistemi alimentari più equi e sostenibili sono necessari, così come partnership tra governi e aziende per privilegiare le persone piuttosto che i profitti.

In Africa, dove il 60% della forza lavoro è composta da piccoli agricoltori, è essenziale sostenere produzioni innovative e resistenti ai cambiamenti climatici, così come ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza energetica. Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) stima che sia necessaria una nuova architettura finanziaria per mobilitare fino a 400 miliardi di dollari l’anno entro il 2030, di cui l’Africa sarebbe la principale beneficiaria.

Il fallimento della Dichiarazione di Malabo, adottata dieci anni fa dai capi di Stato dell’Unione Africana per accelerare la crescita agricola, dimostra quanto sia urgente un cambiamento. Obiettivi come la riduzione della fame, il supporto ai giovani agricoltori e l’aumento della spesa pubblica in agricoltura non sono stati raggiunti in modo significativo.

“Antarctica: food waste” by eliduke is licensed under CC BY-SA 2.0.

Un recente studio dell’International Food Policy Research Institute ha evidenziato che, nel 2023, nessuno dei 49 Paesi africani esaminati è sulla buona strada per soddisfare gli impegni della Dichiarazione.

Un altro fenomeno critico che incide sulla sicurezza alimentare globale è l’urbanizzazione. In Africa, la popolazione urbana è più che raddoppiata dagli anni ’90, e oltre il 45% degli africani vive oggi nelle città. Questo dato, che potrebbe raggiungere il 75% entro il 2050, sta cambiando profondamente i sistemi alimentari e i consumi.

Le politiche pubbliche devono quindi adattarsi a queste trasformazioni e sostenere i mercati locali affinché i produttori possano coprire i costi, migliorando anche i salari delle comunità rurali.

Anche in Italia, le disuguaglianze tra le aree urbane e rurali riflettono questo quadro globale. Se le città dispongono di migliori risorse e accesso a cibo sano, le aree rurali faticano a tenere il passo.

Gli investimenti in infrastrutture agricole e tecnologie sostenibili, ancora limitati, potrebbero ridurre il divario e garantire maggiore sicurezza alimentare alle comunità più svantaggiate.

Lo sviluppo sostenibile dipende da un miglioramento dell’organizzazione delle filiere e da investimenti mirati che sostengano Nord e Sud globale. Solo attraverso una cooperazione internazionale che promuova una “diplomazia agricola” potremo sperare in un futuro alimentare più equo per tutti.

“Antarctica: Food Waste” by eliduke is licensed under CC BY-SA 2.0.

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