di Alfredo Facchini
Si fa un gran discutere sul “decreto anti-rave” sfornato dal governo della “capetta”.
La norma è, ovviamente, sotto accusa per la sua formulazione troppo vaga, che la rende applicabile ad ogni forma organizzata di dissenso, e per l’alta pena prevista (sei anni) che porta con sé la possibilità di usare le intercettazioni durante le indagini.
Sembra fatta su misura per interessare università, scuole, fabbriche, centri sociali. Basta una protesta, un’occupazione ed essere più di 50.
Ma come meravigliarsi, l’Italia è il paese per antonomasia delle “Leggi Speciali”, delle leggi che stritolano le libertà. Vale la pena riassumerle, perché la memoria è labile.
Senza tornare al “codice Rocco”, il nostro excursus parte dalla metà degli Anni ‘70. Sono stagioni turbolente, la scusa è buona per partorire leggi liberticide.
Il 22 maggio 1975 viene approvata la legge Reale, dal nome del ministro della “Giustizia” di allora, Oronzo Reale, segretario del Pri, che impone poteri speciali alle forze di polizia per la tutela dell’ordine pubblico.
Art.3
Permette un fermo preventivo di 96 ore, anche in assenza di flagranza di reato. È a discrezione della polizia. Se le gira male, te ne stai 4 giorni nelle loro mani.
Art.5
La “legge casco”, che proibisce l’utilizzo del casco e di altre coperture del volto in pubblico senza giustificato motivo. Il provvedimento prevede l’arresto in stato di flagranza.
Art.11
La possibilità per la polizia di compiere perquisizioni – senza autorizzazione del giudice – in caso di presunto possesso di armi. Se suona il campanello nel cuore della notte, non è l’nquilino della porta accanto, sono quelli in divisa.
Art.14
Estende la possibilità dell’uso delle armi per le forze di polizia per impedire stragi, attentati, disastri ferroviari, disastri aerei, rapine. Tradotto: licenza di sparare.
Art.17
Possibilità di processi in via direttissima per reati di ordine pubblico. Cotti e mangiati, con conseguente negazione del diritto alla difesa.
Cossiga
Nel 1979 la magistratura invoca leggi ancora più speciali. Ci pensa, Francesco Cossiga, nel 1980.
La legge “Numero 16” del 6 febbraio 1980, converte un decreto legge del 1979.
Art.3
Viene introdotto il nuovo reato per associazione ai fini di terrorismo con condanne, che si aggiungono a quelle per il reato di associazione sovversiva. Moltiplicazione, a discrezione del giudice, degli anni di galera.
Art.9
Si estendono i poteri di perquisizione. Viene consentita per causa d’urgenza, anche senza il mandato del magistrato competente. Prima era per un presunto possesso di armi, ora è come gli pare a loro.
Art.10
In casi riguardanti il terrorismo, si estende di un terzo il periodo massimo di carcerazione preventiva a ogni fase di giudizio. Più carcere, anche senza condanne.
Infine, incentivi per il “pentitismo”, con sconti di pena per chi collabora con la giustizia. E giu’ delazioni.
Pisanu
Facciamo un salto negli “Anni Duemila”. La legge è la “155” del 31 luglio 2005, che converte in legge un decreto dello stesso, Giuseppe Pisanu, ministro degli Interni, di “Forza Italia“.
Inasprimento nei confronti degli stranieri, il “Nemico nuovo”, cui viene affidato il permesso di soggiorno se collaborano con le forze dell’ordine (Art.2) e che possono essere espulsi se ritenuti pericolosi, anche se non hanno commesso il fatto (Art.3). Tutto è rinviato alla discrezionalità di un pubblico ufficiale.
Art. 4-8
Massima allerta per i voli e negli aeroporti. Qui il nemico è: l’islamico. Ampliamento dei servizi di vigilanza esperibili con guardie giurate (porti, stazioni ferroviarie e metro, mezzi di trasporto pubblici).
Nuove misure per arresto e fermo.
In caso di emergenza e necessità la polizia può procedere agli arresti secondo le norme della legge del 1975.
Si fa più severa la “legge Reale” , che proibisce di circolare in luoghi pubblici con il viso coperto: la pena passa da sei mesi o un anno di reclusione a uno o due anni di reclusione, più multa salata.
Insomma, da questa carrellata si intuisce che le cosiddette “leggi speciali” – che regolano situazioni o materie particolari, o che sono rivolte a categorie di soggetti ben precise – hanno da sempre contaminato e alterato la vita pubblica italiana.
Il Potere di turno, di volta in volta, ha individuato un “Nemico”, da sorvegliare e punire attraverso veri e propri obbrobri giurisprudenziali.
Alla faccia dello “Stato di Diritto “. Con “questi” al governo aspettiamoci un ritorno al passato. È la loro e unica materia.
Alfredo Facchini



