martedì, Febbraio 3, 2026

Il diritto al fine vita per tutte/i

Vi siete mai chiesti come stanno, come va la vita di tutti i milioni di dispensatori di consigli per la vostra di vita? Perchè a giudicare dalle perle di saggezza che ci circondano, emesse di persona o via social da dotti, medici e sapienti, la vita dovrebbe essere una passeggiata, seguendo i consigli di cotanta saggezza.

Dovremmo ritenerci fortunati a vivere in mezzo a persone così sagge, con una soluzione per ogni passaggio complesso della vita, e della morte. Se non fosse che troppo spesso chi consiglia determinati comportamenti a te non li segue nella vita sua.

Peccato che a nessuno di loro venga mai in mente che l’unico vero punto non è avere una vita “come si deve”, ma una vita che decidi tu. Con i tuoi tempi, le tue imperfezioni, le tue cadute, le tue gioie, e — quando arriva il momento — anche con la tua fine.

Perché se la vita è davvero solo nostra, allora lo è anche la morte.
E questo, in Italia, è un discorso che fa ancora paura: la nostra politica si aggrappa alla vita degli altri come se fosse proprietà pubblica, mentre abbandona quelle stesse persone quando vivono nella povertà, nella perdita di autonomia, nella sofferenza non più curabile.

E allora la scelta delle gemelle Alice ed Ellen Kessler, morte insieme il 17 novembre a 89 anni nella loro casa in Baviera, acquista una forza ancora più nitida. Non per il colore della loro vicenda, non per il mito del varietà anni Sessanta, non per la nostalgia televisiva.

Semplicemente perché hanno fatto l’unica cosa che un essere umano dovrebbe sempre poter fare: decidere. Lo hanno fatto consapevolmente, legalmente, assistite, dopo aver scelto una data, un luogo, un modo. Una scelta uguale per entrambe, coerente con una vita passata l’una accanto all’altra.

E c’è un dettaglio che rende la loro scelta ancora più luminosa: le Kessler non erano solo due icone del passato. Erano, per milioni di italiani, una delle espressioni più alte della gioia di vivere.

from Italian Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gemellekessler65.jpg Autore Indeciso42 at the Italian Wikipedia project.

Quelle gambe che danzavano in sincrono millimetrico, quell’eleganza piena di ironia, quella complicità che riempiva lo schermo senza mai diventare caricatura: portavano nelle case una leggerezza fatta di disciplina, intelligenza e vitalità.

Le Kessler non recitavano la vita, la vivevano. E la restituivano al pubblico amplificata, luminosa, possibile. In un Paese spesso cupo, spesso moralista, spesso povero di sorrisi, loro offrivano un’allegria che non era evasione, ma energia condivisa.

E proprio perché avevano dato così tanto alla vita — e alla vita degli altri — la loro scelta finale non è una rinuncia, ma l’ultima affermazione di libertà di chi la vita l’ha presa sul serio fino all’ultimo istante.

La loro morte non è uno scandalo, non è un mistero, non è un “caso”.
Lo scandalo semmai è che in Italia una scelta così non sia possibile, se non rischiando tribunali, indagini, viaggi all’estero, clandestinità terapeutiche.

Lo scandalo è che ancora oggi si debba fingere che vivere a tutti i costi sia sempre meglio che scegliere il proprio limite. Lo scandalo è che la politica che ignora i poveri pretende invece di gestire la loro sofferenza quando diventa intollerabile.

Il gesto delle Kessler, invece, è semplice. È limpido. È umano. È la rivendicazione di un diritto che non toglie nulla a nessuno e restituisce tutto a chi lo esercita: la sovranità su se stessi.

Ecco perché la loro scelta riguarda anche noi. Perché la stessa libertà che hanno avuto loro in Germania dovrebbe essere garantita a chiunque nel mondo. Senza ipocrisie, senza ostacoli, senza dover attraversare mezzo continente per poter decidere della propria vita — e della propria morte.

Alice ed Ellen Kessler nel 1955 – “magazin – constanze – le gemelle kessler – 1955 (2)” by sonobugiardo is marked with Public Domain Mark 1.0.

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